
“Basta con i processi alle imprese”. E ancora: “Le imprese hanno fatto la loro parte e continueranno a farla; la ripresa è merito loro”. Così, nel suo intervento all’assemblea annuale, il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo.
Ma che peso hanno le aziende italiane tra le multinazionali di tutto il mondo? La risposta è nell’indagine di R&S-Mediobanca. E non è una risposta positiva: delle 335 multinazionali di tutto il mondo, solo una ventina è made in Italy, perché da noi il mondo produttivo continua a basarsi soprattutto sulla piccola e media impresa e le grandi aziende, quelle con un fatturato superiore ai 2 miliardi di euro, rappresentano una quota esigua del tessuto produttivo nazionale. Il rapporto contrappone la sparuta pattuglia tricolore (soltanto Eni, Fiat, Telecom ed Enel con l’acquisto di Endesa hanno dimensioni paragonabili alla concorrenza estera) alla tendenza globale verso la crescita, anche e soprattutto in termini di valore aggiunto dei prodotti. È proprio questa, sostiene lo studio, la chiave per mantenere alti i margini di guadagno e competere sui mercati mondiali: al contrario, le imprese italiane hanno preferito puntare sul taglio dei costi e sulla delocalizzazione.
Inoltre, nel nostro Paese c’è ancora “troppo Stato” nell’economia: le multinazionali a controllo pubblico contano per il 46,3% del fatturato totale. Così, la classifica mondiale è guidata da Toyota, con 207,6 miliardi, seguita da DaimlerChrysler: ma incalzano i grandi gruppi petroliferi, come Royal Dutch (175) e ExxonMobil(166).
- Venerdì 25 Maggio 2007
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