
Carlo Salvatori, amministratore delegato della Unipol, ha fatto tante cose, dunque ha un curriculum troppo lungo che a malincuore bisogna sintetizzare. Nato a Sora (Frosinone) il 7 luglio 1941, coniugato, con tre figli, laurea in economia e commercio presso l’Università di Bologna e in scienze bancarie presso l’Università di Siena, ha lavorato alla Banca nazionale del lavoro, dove è stato direttore centrale. Poi è passato in Ambroveneto diventandone presto ad, quindi in Cariplo come direttore generale. Dal gennaio 1998 al novembre 2000 è ad della neonata Banca Intesa. Dal maggio 2002 fino al settembre 2006 è vicepresidente della Mediobanca. Dal maggio 2002 al gennaio 2006 ha assunto la carica di presidente del gruppo Unicredito Italiano prima di approdare in Unipol.
Visto che ha lavorato con tutti e tre i dioscuri del credito, ci dice chi è il migliore?
Conosco bene Giovanni Bazoli e Alessandro Profumo. Invece il rapporto con Cesare Geronzi e la Banca di Roma è stato molto limitato, meno di sei mesi (infatti nel curriculum ufficiale non ve ne è traccia, ndr). Bazoli è un grande presidente perché sa dare molto spazio agli operativi. Profumo invece era lui l’operativo e possiede una straordinaria capacità di gestire la struttura.
Si aspettava un matrimonio così veloce tra Unicredito e Capitalia?
Dal punto di vista industriale ci sta tutto. Hanno realizzato un grande gruppo, così come avevano fatto prima Intesa e Sanpaolo Imi. Unicredito ha in più la dimensione internazionale. Prevedo grandi sinergie nei costi e nei ricavi.
È vero che quando era in Unicredito già avevate pensato di mangiarvi la Capitalia?
Mi consenta di non esprimermi. È una cosa che lascio dire a lei.
Va bene, la dico io. Ma una banca grande è sempre sinonimo di grande banca?
Se gestite bene, le banche grandi sono sinonimo di grande banca. Sia in Intesa sia in Unicredito ci sono persone che lo sanno fare bene.
Dicono che Bazoli sia molto arrabbiato. Ha rilasciato al Sole 24 Ore un’intervista parlando a nuora perché suocera intenda.
Non mi pare. C’era invece una condivisione dell’operazione. Del resto avendone realizzata una lui di analoga non poteva certo eccepire. Mi sembrava sincero quando ha detto che ora ci sono due gruppi a supportare l’economia di questo Paese.
Dicono invece che sia molto arrabbiato con lei, perché ha fatto saltare le nozze Mittel-Hopa.
La nostra resistenza non era certo nei confronti di Mittel e del progetto di Bazoli. Era sulla valutazione di quell’operazione così come ci era stata prospettata, perché non tutti gli azionisti venivano trattati allo stesso modo.
L’Unipol si sposerà o resterà zitella con la sua bella e ambita dote di 2 miliardi e passa?
Abbiamo definito un piano industriale di solida crescita interna. Se poi ci si presenterà qualche opportunità sul mercato, la valuteremo.
Il collateralismo dell’Unipol con i Ds è finito perché alla sua guida non c’è più Giovanni Consorte o perché non ci sono più i Ds?
Ma quale collateralismo! L’azienda fa il suo lavoro, la politica ne fa un altro. Cosa vuole che c’entri la politica nella gestione di un grande gruppo bancario e assicurativo? Sempre a fare queste inutili dietrologie…
Scusi, mi sembrava che qualche telefonata con i Ds fosse intercorsa ai tempi in cui l’Unipol stava per prendersi la Bnl…
Sono cose che ho letto sui giornali, ma di cui non voglio discutere. Si tratta di questioni che appartengono alla sfera privata delle persone.
Con Mario Draghi alla guida della Banca d’Italia si sono fatti due grandi matrimoni in meno di un anno. Allora vuol dire che il tappo del sistema era veramente Antonio Fazio.
Forse certe operazioni di oggi non andavano bene allora. C’è un tempo e un tempo. Con Fazio era la fase dell’uscita dalla foresta pietrificata del credito. Con Bankitalia gestione Draghi il momento di dare spazio alle attese di crescita e aggregazione del sistema bancario.
- Venerdì 25 Maggio 2007
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