- Tags: Endesa, Enel, Eon, Fulvio-Conti, Novatek, Rao-Ues, RusAl, Sergey-Dubinin, Stepan-Zvegintsev
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Enel diventa un player internazionale temuto. Dopo aver strappato dalla bocca del colosso tedesco E.On la spagnola Endesa, oggi ha segnato un secco 2:0 sulla Germania. Il gruppo elettrico italiano ha vinto l’asta per una quota del 25,03% della russa Ogk-5. E intanto ha presentato un’offerta per acquisire fino al 49% della centrale nucleare di Belene, in Bulgaria, che sarà costruita nei prossimi anni dai russi e avrà una potenza di 2.000 Megawatt.
Ma Enel non si ferma qui: Stepan Zvegintsev, capo della sede di Mosca del gruppo italiano, ha dichiarato che la società intende aumentare ulteriormente la propria partecipazione nella azienda elettrica russa.
L’Enel ha superato, oltre a E.On, due “pezzi grossi” russi come il gigante dell’alluminio RusAl e il primo produttore indipendente russo di gas Novatek. L’azienda italiana è partita con un’offerta da 24.658 milioni di rubli (circa 707 milioni di euro), ed è andata avanti con rilanci da 200 milioni di rubli, fino a che non ha battuto l’ultimo prezzo: 39,2 miliardi di rubli, l’equivalente di 1,121 miliardi di euro.
Novatek si è arresa subito, dopo il primo rialzo, E.On si è ritirata quando l’offerta ha raggiunto i 34 miliardi di rubli, ma RusAl, data per favorita dalla stampa russa, si è arresa solo dopo l’ultimo rilancio. Il prezzo dell’Enel è del 59% più alto di quello fissato in partenza e del 15 % più alto rispetto alle quotazioni del mercato.
La Ogk-5 è una della sei “Generation Company” (anche detto genko, ovvero le aziende che producono energia) nate dal frazionamento del gruppo Rao-Ues nelle quali sono state raggruppate più di 400 centrali termiche e idroelettriche russe per essere privatizzate. Ogk-5 comprende 4 centrali (3 alimentate a gas e una a carbone), per una produzione complessiva di 8.672 megawatt.
Per i russi la vendita del 25% dell’Ogk-5 è un “successo”, da reinvestire nella riorganizzazione della holding Rao-Ues, come dichiarato dal direttore finanziario Sergey Dubinin (nella foto con Fulvio Conti), che ha ricordato anche come l’alleanza con il gruppo italiano non sia che il primo passo, anzi: “In Ogk-5, Enel sarà un azionista strategico, a fianco dello stato”. Secondo i suoi calcoli, il prezzo pagato corrisponde a quasi 700 dollari per un Kilowatt, un valore più alto del prezzo di mercato di altre compagnie (Ogk-2 è stata valutata a 439 dollari per KW, Ogk-6 a 422 dollari). “Abbiamo battuto ogni record”, ammette con soddisfazione Dubinin.
Ma per il mercato europeo, il prezzo non è affatto alto, quindi è soddisfatto anche l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti: «Con l’acquisizione di Ogk-5 abbiamo coronato la nostra strategia che mira a sviluppare una presenza forte, integrata e ben bilanciata nel settore dell’energia in Russia - un successo che viene dopo l’acquisizione ad aprile di importanti riserve di gas nella penisola di Yamal”. Oggi, prosegue Conti, “è un gran giorno per le buone relazioni tra Italia e Russia: per la prima volta una società italiana fa il suo ingresso come partner strategico in una delle principali società di produzione di energia elettrica della Russia».
- Mercoledì 6 Giugno 2007
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Commenti
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Il 20 Giugno 2007 alle 14:29 Mosca, lo strano caso del palazzo d’oro di Gazprom » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] Dove pensate si trovi il palazzo più caro del mondo? A New York, a Tokio, Dubaj o Londra? Macché, sta a pochi Km dal centro di Mosca, neanche tanto vicino al Cremlino: in via Dubininskaja. È un palazzo moderno di 22 piani, niente di particolare, ex sede della Yukos, venduto all’asta fallimentare (molto simile a quella in cui Eni ed Enel si sono impossessate dei giacimenti russi) all’incredibile prezzo di 100 miliardi di rubli (circa 4 miliardi di dollari). Ad aggiudicarsi la gara una piccola e sconosciuta srl, la Prana, che l’ha spuntata niente meno che sul colosso pubblico del petrolio russo Rosneft. Chi ha preso parte all’asta dice che sembrava di essere al tavolo da gioco di un Casinò: dopo una serie di rialzi, il prezzo è lievitato a 5 volte il valore iniziale (che era di 22 miliardi rubli). Essendo il palazzo di 28 600 metri quadri, facendo i calcoli si arriva a 140 mila dollari circa (o circa 100 mila euro) al metro quadro. Cifre che seppelliscono i record italiani di via Condotti a Roma (19 mila euro) o del quadrilatero della moda a Milano (con i suoi 16 mila euro). L’asta è stata battuta l’11 maggio, ma solo pochi giorni fa la vincita è stata ufficializzata dall’Antitrust russa, incuriosita dal fatto che una società così piccola sia riuscita a battere un colosso statale. Si dice comunque che i bagni del palazzo non siano ornati da rubinetti d’oro: certo, i 22 piani di via Dubininskaja sono ben attrezzati e completamente cablati con la fibra ottica. Ma ciò non basterebbe a giustificare il valore dell’edificio che “sarebbe di qualche centinaia di milioni di dollari”. Sui perché e su chi ci sia dietro l’acquisto, il quotidiano economico russo Kommersant scrive che gli acquirenti potrebbero essere legati a Gazprom, piu precisamente a Gazprombank. Ma che cosa possa servire a Gazprom un edificio che non sta neanche nel centro di Mosca, (dove i padroni del gas russo dispongono tra l’altro di un enorme grattacielo - oltre a quello messo già in cantiere a San Pietroburgo), non si capisce se non - come sostiene appunto Kommersant - per dimostrare la sua potenza e la sua enorme disponibilità economica, nei confronti di Rosneft. Insomma: quella andata in scena nell’asta del mese scorso è stata una gara fatta più per l’immagine che per strategie di mercato. Una partita che Gazprom ha voluto stravincere. [...]
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