Italiani tartassati più di tutti gli altri, in Europa

Vincenzo Visco, viceministro dell'Economia
Ogni italiano, neonati e centenari compresi, nel 2006 ha dato al fisco 7.422 euro. 1.500 euro in più di ogni tedesco.
E addirittura 3.316 euro, l’80 per cento in più, di ogni francese. Ma anche 2.706 euro in più rispetto ai cittadini della Spagna socialista e zapaterista. È quanto emerge dagli ultimi dati sul gettito tributario forniti dal ministero delle Finanze e dalla Banca d’Italia. Si tratta della somma di imposte dirette e indirette divisa per gli abitanti.
Le entrate tributarie sono cresciute l’anno scorso del 9,5 per cento, raggiungendo i 432,1 miliardi. Il governo tedesco ha ottenuto dai suoi 82,4 milioni di abitanti tasse e tributi per 488,4 miliardi; la Francia (64 milioni di abitanti) 262,8 miliardi; la Spagna (40,5 milioni) 191 miliardi. Insomma, tra i grandi paesi dell’euro siamo i contribuenti più spremuti. Peggio di noi solo gli olandesi: versano al fisco 12 mila euro l’anno, forse in cambio di servizi migliori.
Sono cifre che descrivono la realtà, il tartassamento, meglio del tradizionale indice della pressione fiscale, la somma di tasse e contributi in rapporto al pil. Che comunque, balzando in un anno dal 40,6 per cento al 42,3, ha raggiunto anch’essa livelli record. Come ha ammonito il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi: “Il livello è più alto della media europea; è prossimo ai massimi degli ultimi decenni. A causa dell’evasione la differenza tra Italia e resto d’Europa è maggiore per i contribuenti onesti”.
E a proposito: è vero che Vincenzo Visco sta finalmente riprendendo il dovuto dagli evasori fiscali? Bankitalia non sembra convinta. “Poco più della metà dell’incremento delle entrate” scrive Draghi “è riconducibile alla dinamica dei salari, al proseguire del rialzo azionario e dei tassi d’interesse, all’incremento del prezzo del petrolio. Un ulteriore 30 per cento è attribuibile agli interventi della Finanziaria 2006. Circa il 5 per cento ad alcuni fattori favorevoli verificatisi nell’anno. Sulla parte residua ha influito il contrasto all’evasione”.
Insomma, per Bankitalia la guerra ai disonesti, un cavallo di battaglia del governo, vale meno del 15 per cento dell’aumento degli introiti. Con il rialzo delle sole addizionali Irpef (un rincaro del 112 per cento su 24,7 milioni di abitanti) l’Italia si avvia a diventare il paese più spremuto d’Europa. Mentre Germania, Spagna, Gran Bretagna, Austria e Svezia, con governi di colore diverso, le tasse le stanno tutti riducendo.

Commenti

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Il 8 Giugno 2007 alle 10:27 Corrado Buccieri ha scritto:

E visco se la prende con la G.di Finanza
che fa ancora il proprio dovere.
Mandatelo a casa per favore.Si vergogni
almeno da questi dati.

Il 8 Giugno 2007 alle 10:53 mariopio ha scritto:

Morale: la guerra ai disonesti è stata fatta male. Ergo: bisogna aumentare la potenza di fuoco. Si stima che l’evasione italiana corrisponda al 30 % del PIL. Un terzo del PIL, non so se rendo l’idea. Basterebbe fare qualche controllo in più. Faccio un esempio semplice: per cominciare, si potrebbe provare a vedere quanti proprietari di yacht e/o villa con piscina dichiarino di essere nullatenenti o quasi (con un esercito di migliaia di finanzieri, questa verifica non dovrebbe esser troppo difficile). Poi andare da questi signori e chiedergli, molto gentilmente, di spiegare per bene cosa succede.

Il 8 Giugno 2007 alle 11:04 mario_portanova ha scritto:

O controllare un po’ meglio il 740 dei disoccupati che hanno una Lamborghini nuova parcheggiata in giardino.

Il 8 Giugno 2007 alle 11:09 missvonclausewitz ha scritto:

Suggerisco ai finanzieri di perder meno tempo a litigare con Visco e un po’ di più a indagare. In effetti qui da noi quando nei negozi chiedi scontrino o fattura tra un po’ ti ridono in faccia. Forse la colpa non è solo di politici e finanzieri incapaci ma anche di parecchi italiani “per bene”.

Il 8 Giugno 2007 alle 14:04 mario_scatolo ha scritto:

Il problema è che c’è poco attivismo e totale disinteressamento per tutte le cose. C’è chi, pur di non avere seccature, si accontenta di quella miseria che ha.

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