[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_tfr2.jpg)
Gli italiani non hanno perdonato alle banche i crac Cirio, Parmalat e i tango bond. I lavoratori dipendenti hanno tempo fino al 30 giugno per decidere la destinazione del Tfr, ma dai dati a disposizione della Covip emerge che finora i grandi perdenti sono proprio i fondi aperti gestiti da banche e assicurazioni.
E anche quando la scelta riguarda un prodotto della previdenza integrativa, siccome quello che si guarda è il rendimento del fondo negli ultimi anni, per le banche italiane sono ancora note dolenti. Nei posti alti della classifica dei fondi che hanno reso di più negli ultimi tre anni troviamo soprattutto banche e assicurazioni estere. La fuga dal Made in Italy è già venuta a galla con i fondi di investimento su base volontaria e lo stesso governatore della banca d’Italia, Mario Draghi, ha auspicato il cambio di rotta per evitare che continui il trend degli ultimi anni.
I fondi comuni aperti di diritto italiano gestivano il 17% dei risparmi delle famiglie nel 1999, oggi appena il 7%. Una cosa è certa. L’obiettivo del governo di convogliare alla previdenza complementare un terzo dei 19 miliardi che ogni anno si libera con il trattamento di fine rapporto è destinato a fallire. Questi fondi dovrebbero raccogliere da qui alla fine del mese molto meno degli oltre sei miliardi messi in preventivo e la Covip è già in allarme.
Tra i possibili correttivi si chiede di aumentare gli incentivi fiscali, azzerando magari la tassazione sui rendimenti dei fondi, oggi pari all’11%. I dipendenti non sembrano credere più alle promesse ed ecco che appena possono lasciano il Tfr in azienda.
Quasi tre quarti dei lavoratori continueranno quindi a farsi gestire la liquidazione dal datore di lavoro. Se l’azienda ha più di 50 dipendenti i soldi saranno trasferiti all’Inps, ma anche in questo caso il lavoratore si sente più al sicuro con la gestione pubblica piuttosto che con le banche. Le cose non vanno meglio per i fondi di categoria che dovrebbero raccogliere alla fine della fiera circa 5-8%.
Se è vero che in questo caso c’è anche il contributo obbligatorio del datore di lavoro, le gestioni di questi fondi lasciano il più delle volte molto a desiderare.
- Lunedì 11 Giugno 2007
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Commenti
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Il 11 Giugno 2007 alle 17:25 Corrado Buccieri ha scritto:
Certo dopo aver gestito i bond,>Cirio,
Parmalat ed altre operazioni non sempre
lusinghiere,perchè ci si dovrebbe fidare
di una buona gestione dei TFR?
Tutto per tutto,meglio la strada vecchia
che la nuova, l’Azienda e l’INPS.
Il 12 Giugno 2007 alle 11:37 mauro ha scritto:
Di tutto questo minestrone
perché nessuno dice che per avere una buona cifra da aggiungere alla misera pensione che ci verrà data bisogna almeno investire altri 2/ 3000 Euro all’anno ?
Quindi solo il TFR non basta ,ma bisogna togliere dal portafoglio mensile ,già ridotto all’osso, altri soldini.
Tutte quelle persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese,e non sono poche, cosa devono fare ?? La vita da barboni per poi potersi godere una meritata pensione.
Cosa pensate di guadagnare investendo solo il TFR , la famosa terza colonna. Io la chiamerei il piede corto dello sgabello , con il rischio che si spezzi .
In questa presa per i fondelli, di sicuro si sa chi andrà a guadagnare
e certamente non si tratta del lavoratore.
Mauro
Il 25 Giugno 2007 alle 11:06 Tfr, ultimo appello: chi lo vuol lasciare in azienda calcoli le tasse » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Dopo tante indiscrezioni è arrivata la conferma: il posto più sicuro per il Tfr resta l’azienda. Nonostante il forte impegno del governo per lo sviluppo dei fondi pensione, poco cambia nel panorama della previdenza complementare. A pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno, il 9% dei lavoratori dichiara che non farà nulla (circa 900.000 persone), ben il 63% lascerà il Tfr in azienda (6 milioni di lavoratori, 4 milioni di lavoratori di piccole e 2 milioni di lavoratori di grandi imprese), mentre solo il 28% (2,6 milioni) aderirà a forme di previdenza integrativa. Su questo fronte, l’interesse è rivolto soprattutto verso i fondi negoziali (circa 1.500.000), a seguire i fondi aperti (circa 900.000) e in modo assolutamente marginale verso i piani individuali di previdenza (circa 250.000). La fotografia è stata scattata da GfK Eurisko per conto di Assogestioni. Ma se l’orientamento era in qualche modo prevedibile, quello che emerge dalla ricerca è che tra i lavoratori serpeggia una sfiducia totale verso le banche e società di gestione. Ma la scelta di lasciare la liquidazione in azienda è realmente conveniente? Il lavoratore che punta a un rendimento certo e alla restituzione di tutto il Tfr al momento della pensione, deve fare innanzitutto i conti con l’incidenza delle tasse. Sulla buonuscita è previsto un prelievo fiscale pari all’aliquota Irpef media dei cinque anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro. [...]
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