
“E il tesoretto dove lo metto, dove lo metto non si sa”.
Il vecchio adagio, riadattato, continua ad agitare i sonni dei governo e maggioranza. Tanto è vero che, di fronte allo scontro interno al centro-sinistra, il premier Romano Prodi ha richiamato tutti a maggiore compattezza.
Con l’appuntamento del Dpef alle porte, occasione ghiotta per vittorie e rivincite simboliche, ma soprattutto per condizionare fin d’ora la prossima Finanziaria, i partiti dell’Unione affilano le armi sulla “spartizione” del “tesoretto”, ora che - come ha detto il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa - il risanamento della finanza pubblica non è più la priorità, visti i risultati finora conseguiti nel primo anno. Perché almeno una cosa è certa: il governo non intende destinare tutto il surplus dei entrate all’abbattimento del debito pubblico, come viene invece chiesto dall’Ue (Commissione, Bce) e dagli organismi internazionali (Ocse, Fmi).
L’entità dell’extragettito (ancora aleatoria: ci sono timori sulle entrate del Tfr, non si conosce a quanto ammonti la parte strutturale che nel frattempo viene “mangiata” dalla crescita degli oneri sul debito dovuta all’aumento dei tassi d’interesse (4 milioni di euro in più ogni quarto di punto) da spendere in misure di “risarcimento sociale” sarà decisa dal governo dopo che saranno noti i dati dell’autotassazione, e cioè il 21 giugno, ha detto Padoa-Schioppa. I capigruppo di maggioranza che hanno partecipato alla riunione riferiscono che ad oggi la cifra che “orientativamente” dovrebbe essere destinate a misure sciali si aggira attorno ai 2,5 miliardi.
Se nel 2006 la battaglia intorno al Dpef fu durissima, in quanto verteva sulla quantità dei “sacrifici” da far fare agli italiani, nel 2007 il nodo riguarda la redistribuzione della somma incamerata grazie ai quei sacrifici. Ma a Padoa-Schioppa sarà sufficiente lo “scudo europeo” per resistere alle pressioni, che in questo caso si sommano, tra chi vuole fare equità sociale (la sinistra antagonista, in debito di consenso dopo il flop della manifestazione anti-Bush) e chi vuole recuperare il rapporto con i ceti medi e gli operatori economici abbassando le tasse (il resto del centro-sinistra)?
Il VIDEO servizio:
- Giovedì 14 Giugno 2007
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Commenti
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Il 16 Giugno 2007 alle 10:30 Corrado Buccieri ha scritto:
Questo tesoretto è diventato un
tormentone.Sarà la canzone dell’estate.
Il 17 Giugno 2007 alle 7:36 kkkk ha scritto:
La sinistra e’ storicamente maestra in cattiva gestione. Per filosofia, per vocazione.
Se per qualche evento non prevedibile in una famiglia si trovano dei soldi non previsti in un processo di raccolta fondi per pagare vecchi debiti, cosa si puo’ fare di meglio che andare subito a diminuire il debito e fruire dei minori interessi dello stesso e della credibilita’ che se ne guadagna?
Ma questo avviene nelle famiglie del nord europa, tedesche, olandesi eccetera (cioe’ nelle famiglie che oggi sostengono il nostro debito, che rientra nella meccanica dell’euro). Da noi no. Nelle nostre famiglie (in quella governativa, perche’ grazie a Dio in quelle vere c’e’ piu’ saggezza)si compra la pelliccia alla moglie. Coi soldi del vicino. Cosa dira’ il vicino non interessa alla sinistra, che raramente pensa al domani.
E Prodi, il Grande, il mai abbastanza lodato gestore nazionale, di formazione economista, e di professione premier, volentieri partecipa al gioco, con la sua seria e consapevole faccia di circostanza.
Presidente Napolitano, lei che e’ comunista ma anche un signore ed un saggio, e poi insomma adesso ci rappresenta tutti, glielo dica lei che la piantino con questa caciara insopportabile tra tesoretti, gay, dico, luxuria (ma davvero sono questi i problemi prioritari dell’Italia? Non dovremmo fare un qualche piano serio per il nostro futuro nazionale: chi siamo, dove andiamo, che ruolo nel mondo?) e che si pensi ogni tanto al lavoro, ai giovani, al futuro, che pare passato di moda. Glielo dica, grazie.
Il 17 Giugno 2007 alle 19:15 kkkk ha scritto:
Presidente Napolitano,
scrivo a lei perche’ credo che sia una persona molto come si deve. Vivo in Russia da dieci ani circa. Ho molti amici russi, che vivono con intensita’ la non facile trasformazione di questa societa’, che avviene a ritmi supersonici rispetto ai nostri standard, grazie alla grande concretezza e fede di questo popolo che lei certamente conosce.
L’Italia e’ il paese in cui sono nato e vissuto di piu’, ne parlo sempre bene e la raccomando, per le vacanze, per gli acquisti. Loro ci vanno una volta, poi non piu’: vanno in Spagna, in Francia, perfino in Germania. Da noi, dicono, tutto troppo caro e troppa confusione.
Ecco dove siamo arrivati, grazie a chi non so dire, ma penso sia urgente cominciare a curare questa malattia, che non guarira’ in quattro e quattrotto.
Anche gli imprenditori italiani non se la cavano meglio. Gli operatori russi sono in grandissima parte convinti che fare affari con gli italiani e’ impossibile: non si capisce cosa vogliono e poi non mantengono la parola.
Altro che gay! Pensiamo a noi….
Il 18 Giugno 2007 alle 15:25 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
A mio parere il ministro dell’Economia Schioppa non ha concetti troppo esatti delle vicende che accadono. Oppure con tutto il rispetto vediamo il sistema economico dell’Italia o altro Paese in maniera totalmente diversa.
Il 22 Giugno 2007 alle 11:35 Sorpresa: è lievitato il tesoretto. Padoa-Schioppa ha in tasca 3 miliardi in più » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] Il Dpef sarà messo nero su bianco giovedì 26 giugno. Ma le cifre che costituiscono la base per la costruzione del documento stanno già cominciando ad arrivare sul tavolo del ministro dell’economia. Tra queste, un numero in particolare ha suscitato l’attenzione di Padoa-Schioppa: quello sulle entrate fiscali. Che vanno a gonfie vele da almeno un anno ma che negli ultimi mesi hanno fatto registrare una nuova, robusta, accelerazione. Nel documento previsionale redatto a marzo, il governo aveva stimato - per la fine del 2007 - un gettito tributario di 449 miliardi di euro. Una cifra di 16 miliardi più consistente rispetto al consuntivo dell’anno prima: un bel gruzzolo presto ribattezzato extragettito (o più prosaicamente “tesoretto“) su cui sono stati spesi fiumi di parole e sul cui utilizzo i partiti dell’Unione hanno cominciato a ragionare in chiave redistributiva, giusto per riguadagnare il consenso popolare perso dopo le elezioni del 2006. Bene, in queste ultime ore quel gruzzolo si è fatto ancora più consistente. In questi giorni, infatti, l’Agenzia delle entrate ha comunicato al Ministero dell’Economia i dati sull’autotassazione e - dopo aver fatto alcune elaborazioni - i tecnici del dicastero di Via XX settembre hanno scoperto che, per fine anno, le entrate fiscali arriveranno a quota 452 miliardi di euro. Vale a dire 3 miliardi in più di quanto si prevedeva 3 mesi fa. Si tratta di una sorta di “nuovo tesoretto”, un inaspettato capitale piovuto dal cielo destinato a far nascere nuovi appetiti politici. Tanto che i collaboratori di Padoa-Schioppa ed il ministro stesso considerano, paradossalmente, quest’ulteriore somma come fonte di possibili nuovi scontri nella maggioranza. Convinti come sono che ogni euro trovato per strada debba essere impiegato per ridurre lo spaventoso debito italiano - come peraltro consigliato a suo tempo da Bankitalia e da tutti i grandi organismi internazionali dall’unione europea nonché dal fondo monetario internazionale - piuttosto che speso per far contenti i tanti partiti del centrosinistra, già alzano le barricate. Anche perché il quadro macro in mano al ministro dell’economia offre altri elementi di finanza pubblica. E non tutti esaltanti. La spesa pubblica corrente continua infatti a correre, come lo stesso Padoa-Schioppa ha dichiarato al tavolo sul welfare con le parti sociali (facendo infuriare i sindacati). Rispetto alle previsioni formulate a marzo, la spesa è peggiorata di ben 6 miliardi di euro. È soprattutto la spesa sanitaria a galoppare. E senza freni. Inoltre, i tecnici del ministero dell’Economia - che fissano intorno al 2 per cento la crescita del Pil per il 2007 - sono convinti, e lo scriveranno anche nel Dpef, che negli anni a venire l’economia italiana non avrà il turbo innestato. Anzi, rallenterà un po’. Un elemento in più per predicare prudenza. [...]
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