Parla l’esperto: Il Tfr meglio tenerlo in azienda, troppi i lati oscuri dei fondi

Manifestazione contro il Tfr
Che i lavoratori abbiano intenzione di tenersi il Tfr ben stretto è cosa nota. Negli ultimi giorni ci si è messa anche la frenata delle borse asiatiche, e a mo’ di effetto domino gli altri listini, a facilitare la scelta.
Di fronte alla minaccia di un possibile crollo dei mercati, quale decisione migliore se non quella di lasciare la liquidazione in azienda? Insomma alla freddezza iniziale verso i fondi pensione, si è aggiunto il timore che i gestori, nonostante le promesse più allettanti, possano mandare in fumo i soldi per la vecchiaia.
Panorama.it ha chiesto l’opinione a Beppe Scienza, docente di Metodi e modelli per la pianificazione economica all’Università di Torino, che in tempi non sospetti ha sollevato il problema (qui il video) nel suo libro Il risparmio tradito e, conti alla mano, ha spiegato - nel nuovo volume La pensione tradita, in questi giorni in libreria - perché conviene tenere il Tfr in azienda.

Professor Scienza, che rischi ci sono in caso di frenata delle Borse?
Partendo dal fatto che nessuno può sapere se questo accadrà o meno, c’è la possibilità di pesanti perdite, come capitò con gli investimenti azionari e obbligazionari negli anni Settanta. E come sarebbe capitato ai fondi pensione, per fortuna allora in Italia non ancora esistenti. Il gestore ci guadagna comunque vadano le cose. Il rischio è scaricato tutto sul lavoratore, che può guadagnarci o rimetterci anche molto.
Quindi meglio tenersi alla larga dalla previdenza complementare?
I fondi pensione stanno adeguando i loro regolamenti, non si sa ancora come saranno i comparti garantiti e non se ne conoscono i gestori. Quindi non esito a consigliare di comunicare subito la propria decisione di conservare il Tfr in azienda – che poi venga trasferito all’Inps non cambia nulla per il lavoratore – e di rinviare di almeno un anno l’eventuale adesione a qualche fondo pensione o, al limite, a una forma previdenziale individuale (Fip), anche in funzione di quello che faranno i mercati.
Il legislatore ha previsto garanzie affinchè la gestione dei fondi sia trasparente?
La legge sulla previdenza complementare non impone nessuna particolare trasparenza, per cui è scontato che essa sarà ancora minore rispetto a quella dei fondi comuni d’investimento che è già carente.
Cosa assolutamente non va nella riforma della previdenza complementare?
Oltre alla subdola clausola del silenzio-assenso, una grave disparità di trattamento. Chi tiene il Tfr nella forma attuale potrà sempre cambiare idea. Chi invece passa alla previdenza complementare, non potrà mai tornare sui suoi passi.

SPECIALE TFR

Commenti

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Il 18 Giugno 2007 alle 11:19 Corrado Buccieri ha scritto:

Il tempo sta per scadere e i dubbi aumentano.
Meglio lasciare le cose come stanno.
Questa riforma,è stata richiesta dai
lavoratori?
Se no,gli interessi sono esclusivamente
di chi la propone.

Il 18 Giugno 2007 alle 15:28 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Considerata la manifesta incertezza presumo che il Professor Scienza abbia molti ragioni.
Per quanto mi riguarda rimarrano in Azienda.

Il 25 Giugno 2007 alle 11:05 Tfr, ultimo appello: chi lo vuol lasciare in azienda calcoli le tasse » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Dopo tante indiscrezioni è arrivata la conferma: il posto più sicuro per il Tfr resta l’azienda. Nonostante il forte impegno del governo per lo sviluppo dei fondi pensione, poco cambia nel panorama della previdenza complementare. A pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno, il 9% dei lavoratori dichiara che non farà nulla (circa 900.000 persone), ben il 63% lascerà il Tfr in azienda (6 milioni di lavoratori, 4 milioni di lavoratori di piccole e 2 milioni di lavoratori di grandi imprese), mentre solo il 28% (2,6 milioni) aderirà a forme di previdenza integrativa. Su questo fronte, l’interesse è rivolto soprattutto verso i fondi negoziali (circa 1.500.000), a seguire i fondi aperti (circa 900.000) e in modo assolutamente marginale verso i piani individuali di previdenza (circa 250.000). La fotografia è stata scattata da GfK Eurisko per conto di Assogestioni. Ma se l’orientamento era in qualche modo prevedibile, quello che emerge dalla ricerca è che tra i lavoratori serpeggia una sfiducia totale verso le banche e società di gestione. Ma la scelta di lasciare la liquidazione in azienda è realmente conveniente? Il lavoratore che punta a un rendimento certo e alla restituzione di tutto il Tfr al momento della pensione, deve fare innanzitutto i conti con l’incidenza delle tasse. Sulla buonuscita è previsto un prelievo fiscale pari all’aliquota Irpef media dei cinque anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro. [...]

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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