
A poche ore dal nuovo incontro tra Governo e parti sociali arrivano le prime stime su quanto costa abolire lo scalone, numeri dai quali partirà al trattativa di oggi. La cancellazione della Maroni, secondo i calcoli della Ragioneria dello Stato, costerebbe in 10 anni 65 miliardi di euro. Che diventano 10 se passano i cosiddetti ’scalini’.
E il confronto dovrebbe verificare le ipotesi che l’esecutivo intende mettere in campo con l’introduzione di incentivi (fino al 3% in più di pensione per ogni anno di posticipo) per chi rinvia l’uscita e un aumento dei requisiti con scatti biennali a partire da 59 anni nel 2008-2009.
In sostanza per il governo si dovrebbe rinunciare al gradino di partenza, cioè all’uscita a 58 anni più 35 di contributi, partendo direttamente da 59 anni d’età e 35 di contributi. Una scelta che comporterebbe un onere più contenuto rispetto ai “tre scalini” diluiti nel tempo e che registrerebbe una spessa di 2,7 miliardi nei prossimi sei anni, con una discesa a 2,5 milardi nel decennio. L’abolizione dello scalone senza misure alternative, invece, come chiede la sinistra radicale, comporterebbe una spesa eccessiva con una perdita di 65,6 miliardi fino al 2016.
Immediata la reazione dei sindacati. “Abbiamo visto dei costi per superare lo scalone che sono davvero inverosimili. E’ come se il Tesoro, prima della trattativa, volesse dire che ci sono poche risorse e pochi spazi. Se è così la trattativa comincia malissimo, perché noi lo scalone lo vogliamo davvero superare”, attacca il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani.
Anche il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, è polemico nei confronti del tesoro e cerca di placare gli animi: “E’ noto che abolire lo scalone costa. Troveremo misure compensative. È inutile fare allarmismo alla vigilia di un incontro”.
Il ministro ha anche ribadito tutti i punti con cui il governo si presenterà oggi al tavolo della concertazione con le parti sociali: attenuazione dello scalone, aumento delle pensioni minime, misure a sostegno dei giovani. Sulle risorse necessarie per lo scalone, Damiano ha preferito non esprimersi, ma ha ribadito la possibilità di reperire fondi necessari dalla razionalizzazione degli enti previdenziali.
Il ministro si è detto fiducioso di riuscire a concludere la trattativa entro il 28 giugno: data fatidica per il governo, impegnato nella presentazione del Dpef.
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- Martedì 19 Giugno 2007
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Commenti
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Il 27 Giugno 2007 alle 16:21 Pensioni: ultimo appello, altrimenti è rischio crisi » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Ora è tutto un susseguirsi di appelli, promesse, rassicurazioni di buona volontà. Ministri, dirigenti dell’Unione, capi del sindacato chiedono a Romano Prodi di riprendere la trattativa sulle pensioni, saltata stanotte quando (almeno secondo il premier e il ministro Tommaso Padoa-Schioppa) si era ad un passo dall’accordo. [...]
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