
Paolo Scaroni mette un’altra ipoteca alla sua riconferma all’Eni. Il manager, arrivato alla guida del colosso italiano degli idrocarburi con il governo Berlusconi, si è saputo conquistare anche la fiducia del nuovo esecutivo, rimanendo ben saldo alla poltrona che fu di Enrico Mattei.
Il premier, Romano Prodi, con il suo insediamento a Palazzo Chigi più di un anno fa non ha fatto largo ricorso alle logiche dello spoil system, ma quando si parla di rinnovi le cose potrebbero cambiare. Il mandato di Scaroni all’Eni scade nella prossima primavera e, prima di entrare nel semestre bianco che porterà al rinnovo di tutte le cariche sociali del cane a sei zampe, sta giocando tutte le carte per assicurarsi la riconferma per altre tre anni a capo della più grande azienda a controllo pubblico italiano. Nel suo passato resta un patteggiamento per tangenti nel bel mezzo di mani pulite, ma prima l’incarico all’Enel e poi la poltrona all’Eni dovrebbero sciogliere gli ultimi dubbi sul fatto che Scaroni sia l’uomo giusto per consolidare i successi del gruppo raggiunti finora nel mondo. Per non lasciare nulla di intentato, Scaroni ha comunque chiuso nello scorso fine settimana un altro importante accordo con la russa Gazprom per la realizzazione del South Stream, un sistema di nuovi gasdotti che collegheranno la Russia all’Unione Europea attraverso il Mar Nero (nella foto è con il ministro Bersani nel corso della conferenza stampa). L’accordo prevede lo studio della fattibilità tecnica ed economica del progetto e definisce la modalità di collaborazione tra le due società per la progettazione, finanziamento, costruzione e gestione tecnica dei gasdotti. Il South Stream, nel tratto offshore, prevede l’attraversamento del Mar Nero dalla costa russa di Beregovaya a quella bulgara con un percorso complessivo di circa 900 chilometri e profondità massime di oltre 2.000 metri. Per il tratto onshore, dalla Bulgaria sono allo studio due diversi percorsi, uno verso Nord Ovest e l’altro verso Sud Ovest. Il fatto di avere chiuso un nuovo accordo che assicura più gas all’Italia, chissà se basterà a mettere un freno agli appetiti di chi mira a rispedire Scaroni a Londra dove si è fatto le ossa prima di approdare all’Enel e poi all’Eni?
- Lunedì 25 Giugno 2007
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