- Tags: Angel, Borsa, Consob, Ipnose, Ipo, Londra, Mac, Milano, Opa, passaggio-generazionale, Quotazione, Star, Vetro, Zignago-Santa-Margherita
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Dodici quotazioni in sei mesi: una buona media per la Borsa di Milano, il mercato azionario che gli operatori d’oltremanica usano chiamare scherzosamente la “borsetta” dell’Europa. Da Aicon a Prysmian, da IW Bank a Landi Renzo , da Rdb a Ponte Lambro che ha scelto di piazzarsi al Mac. Queste sono solo alcune delle società che negli ultimi mesi hanno deciso di rafforzarsi emettendo delle azioni. Tra le matricole, c’è Zignago Vetro del gruppo Zignago Santa Margherita di Fossalta di Portogruaro in provincia di Venezia: una multinazionale che produce barattoli di vetro per uso alimentare e cosmetico, che ha debuttato in Borsa il 6 giugno scorso registrando una domanda di azioni da parte degli investitori privati sei volte superiore all’offerta e la totale sottoscrizione della quota riservata ai dipendenti. Panorama.it ha intervistato il suo amministratore delegato, Franco Grisan, che ha spiegato le ragioni della ventata d’ottimismo che sta attraversando Piazza Affari. La società di Grisan oggi fattura 209 milioni di euro, un valore significativo se si considera che incide per il 64 per cento sul bilancio del gruppo. È leader del mercato dei barattoli degli omogeneizzati e, dopo l’acquisizione di un’omologa francese, la Verreries Brosse, sono sue anche le bottiglie dei profumi Ipnose e Angel. La capogruppo in Borsa ci arrivò già negli anni ‘80 ma in vista del passaggio generazionale che fu risolto tramite una offerta pubblica d’acquisto (Opa) e una contro offerta, è uscita dai mercati regolamentati secondo quanto previsto per legge. Ora il gruppo torna a Piazza Affari in grande stile e lo fa mandando avanti la sua società più forte, la Zignago Vetro.
Come era quotarsi negli anni ‘80 rispetto ad oggi?
Allora era molto più semplice, i vincoli erano meno restrittivi e c’erano meno controlli. Poi, anche a seguito dei crack di alcune importanti aziende, il mercato si è evoluto e la Consob ha cominciato a pretendere, giustamente, più trasparenza sui dati e compiti di controllo fiscale.
Ma la trasparenza è un bene…
Se il mercato è trasparente, gli investitori hanno più strumenti per scegliere ed essere tutelati. E questo potrebbe spiegare la rinnovata attenzione nei confronti del mercato azionario. Il boom di quotazioni a cui stiamo assistendo in questi mesi è infatti motivato sia dall’interesse degli investitori che hanno non solo le disponibilità ma anche la fiducia per investire in Borsa sia dall’attivismo delle Pmi che in questa fase storica si trovano ad affrontare un passaggio generazionale (moltissime sono nate negli anni ‘60-’70 e per loro è arrivato il momento del cambio la vertice) o che semplicemente vogliono rafforzarsi.
Zignago però il passaggio generazionale lo ha già affrontato due volte.
Il gruppo nasce negli anni ‘40 per volontà di Gaetano Marzotto che per sfruttare i suoi appezzamenti di terreno distribuiti tra Trieste e Venezia ha messo in piedi un’industria agroalimentare, una latteria, la produzione di vini e di succhi di frutta e una vetreria per confezionare tutti i prodotti semilavorati. Da allora si sono avvicendate due generazioni. Il secondo cambio della guardia è avvenuto nel 2005, tramite un’offerta pubblica d’acquisto (Opa) che per legge ci ha fatto uscire dal mercato azionario.
Come vede gli accordi tra la Borsa Italiana e la City?
Un’opportunità enorme perché la borsa anglosassone è una delle più importanti al mondo e quindi se chi è quotato a Milano riuscirà ad avere una certa visibilità anche oltremanica, otterrà indubbi vantaggi. Poi al piccolo investitore inglese sono sempre piaciute le Pmi italiane, come amano tutte le cose piccole e ben gestite. Molte Pmi rispondono a questi requisiti. Anche la Zignago Vetro ha avuto un’ottima risposta dall’estero che ci fa ben sperare. Noi infatti abbiamo puntato a quotarci nel segmento Star proprio perché riteniamo che sia un mercato premiante e dia accesso anche ai mercati esteri.
- Lunedì 2 Luglio 2007

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Il 28 Agosto 2007 alle 10:46 La quotazione del Sole 24 ore vista dai “cugini” del Financial Times » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Il Financial Times dedica la Lex Column alla quotazione del gruppo Il Sole 24 Ore. “Il Sole splenderà?” si chiedono i colleghi del quotidiano finanziario britannico nell’editoriale e spiegano: “La scorsa settimana il cda de Il Sole 24 Ore, l’editore del più influente quotidiano economico, ha confermato i piani di quotazione per ottobre o i primi di novembre. Al di là dei dubbi sul declino della carta stampata tradizionale, l’offerta presenta attrattive. Il giornale è tra quelli che resistono meglio in Italia: gli abbonamenti contano per poco meno della metà della sua diffusione giornaliera da 347mila copie, ben oltre il 6% della media del settore. E la domanda potrebbe non aspettare altro: è il primo editore che si quota da quando Caltagirone Editore aveva fatto il suo debutto sette anni fa. La difficoltà starà nella fissazione del prezzo”. L’analisi riguarda anche le peculiarità del nostro mercato: “Gli investitori italiani sono diventati difficili da capire ultimamente. Aeffe, la casa di moda, è scesa del 10% nei primi due giorni da quotata il mese scorso dopo avere prezzato nella parte più bassa della gamma indicativa. Enia, la utility ammessa tra le blue chip milanesi quindici giorni prima, è balzata del 9% in 48 ore. Recenti operazioni nel settore non hanno fornito indicazioni né in un senso né in un altro. L’acquisizione della Dow Jones da parte di Rupert Murdoch, ad un livello da capogiro di 40 volte gli utili 2007, o la vendita di Les Echos a Lvmh, a circa 24 volte, sono state entrambe prezzate ben oltre Rcs, Mondadori e Cir concorrenti virtuali de Il Sole, che quotano tra 14 e 20 volte. Un’altra incognita è la proprietà de Il Sole, la Confindustria, un vasto raggruppamento di associazioni di imprenditori che va dalle costruzioni, ai trasporti e al turismo, che manterrà una quota del 67,5% dopo avere quotato il resto. Il Sole sarà l’unica attività quotata della federazione: il fatto che non si debba preoccupare di raggiungere gli obbiettivi di Roe, lo renderà un consocio o molto buono o molto cattivo”. [...]
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