
Dopo l’Eni anche l’Enel si fa il suo rigassificatore. Sarà un impianto gigantesco, più che doppio rispetto a quello ormai vecchiotto del gruppo petrolifero a Panigaglia, nel golfo di La Spezia. Il terminale della società elettrica sarà costruito a Porto Empedocle, nella Sicilia meridionale, e avrà una capacità di 8 miliardi di metri cubi all’anno, equivalente a circa un decimo di tutto il consumo nazionale di gas.
Per costruirlo saranno necessari 42 mesi, quindi entro il 2011 l’Enel dovrebbe essere in grado di entrare dalla porta principale nel business del gas, a meno che qualche ostacolo burocratico o qualche protesta ambientalista non fermi il progetto.
A differenza di quel che è successo a Brindisi, dove la costruzione del terminale della British gas è bloccata a causa delle inchieste giudiziarie e delle polemiche, e a differenza di altri impianti come quelli veneti o toscani, fortemente osteggiati da una parte rilevante della popolazione locale, finora a Porto Empedocle l’idea del rigassificatore non ha provocato reazioni negative tra i cittadini. Il progetto ha già avuto il parere positivo di valutazione di impatto ambientale dal ministero dell’Ambiente per quanto riguarda le opere a terra, mentre la Regione Siciliana si è sempre dichiarata favorevole all’impianto.
L’idea del terminale è stata sostenuta in prima battuta dalla società Nuove energie, creata dalla Siderurgica investimenti, gruppo costituito da alcuni imprenditori bresciani del tondino che hanno fabbriche anche in Sicilia. L’Enel ha rilevato il progetto acquistando il 90 per cento della Nuove energie, mentre gli imprenditori siderurgici si sono riservati il diritto di utilizzare una parte del gas per i loro stabilimenti.
In base a un contratto valido fino al 2021 e firmato quando il governo italiano pensava di poter costruire un rigassificatore a Montalto di Castro nell’Alto Lazio, da dieci anni l’Enel importa dalla Nigeria 5,5 miliardi di metri cubi di gas liquido che poi, però, deve rigassificare addirittura in Bretagna, a Montoir, con costi decisamente superiori a quelli normali di mercato.
L’impianto di Porto Empedocle sarà rifornito proprio con il gas nigeriano e dovrebbe consentire all’Italia di allentare un po’ la dipendenza dalle poche fonti di approvvigionamento, oggi concentrate nelle mani di Russia, Algeria e in misura minore di Paesi Bassi e Norvegia. Il gruppo elettrico guidato da Fulvio Conti sta già trattando con alcuni paesi dell’Africa del Nord forniture aggiuntive a quelle nigeriane.
- Lunedì 9 Luglio 2007
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Commenti
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Il 9 Luglio 2007 alle 9:20 economia » Blog Archive » Gas: la guerra tutta italiana, tra Eni ed Enel ha scritto:
[...] leggi su Panorama.it - Economia [...]
Il 10 Luglio 2007 alle 16:27 Corrado Buccieri ha scritto:
Comunque anche questa sfida è prevista
per il 2011,insomma bisogna aspettare che finisca di governare Prodi.
Il 20 Maggio 2008 alle 13:51 Nuove Energie srl … Chi l’ha vista? « alle sette ha scritto:
[...] Gas: la guerra tutta italiana, tra Eni ed Enel [...]
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