Alitalia commissariata per il piano segreto franco-spagnolo?

Le code degli aerei delle due compagnie all'aeroporto di Fiumicino
Passa per la Francia e la Spagna il salvataggio di Alitalia dopo il fallimento della gara voluta dal Tesoro. Secondo quanto risulta a Panorama.it, Air France (per quanto nelle dichiarazioni di oggi neghi il suo interesse) avrebbe allo studio un piano per acquisire non solo la compagnia italiana, ma anche Iberia.
Le due compagnie dovrebbero essere fuse in modo da divenire l’operatore leader nei voli per il Sudamerica, un mercato in forte crescita su cui il vettore francese punta molto. Un accordo di massima sarebbe stato raggiunto venerdì scorso nel vertice italo-francese di Palazzo Chigi. Il via libera del governo Zapatero ci sarebbe già e lo studio di fattibilità sarebbe già partito, in gran segreto, nei giorni.
Peraltro Air France è uscita allo scoperto sul fatto di avere allo studio il dossier Iberia. Ora che la gara Alitalia è finita con il ritiro di AirOne, e dopo che Tpg e British Airways hanno mollato la presa su Iberia, c’è da scommettere che i tecnici dei tre governi e le banche d’affari cercheranno di stringere i tempi per capire se ci sono realmente le condizioni per la grande alleanza nei cieli del Mediterraneo e del Sudamerica. In parallelo, il premier Romano Prodi starebbe cercando, proprio in queste ore, la soluzione migliore per traghettare Alitalia nelle mani del compratore. Così come si starebbero battendo percorsi alternativi se il matrimonio con Iberia, sotto il cappello di Air France, dovesse fallire.
Il vettore francese è tornato a ribadire che alle condizioni attuali non c’è alcun interesse per Alitalia. Le cose cambierebbero se la compagnia venisse alleggerita di alcuni fardelli e fosse dotata di margini di manovra più ampi nel gestire il personale in esubero e i rapporti con i creditori. Una situazione possibile se Prodi decidesse di mettere Alitalia nelle mani di commissario. L’ipotesi è una delle soluzioni possibili. La compagnia si trova già in zona allarme per quanto riguarda la capitalizzazione. La situazione sarebbe peggiorata nel primo semestre dell’anno, anch’esso in forte perdita.

Se a questo aggiungiamo che la flotta potrebbe essere svalutata ancora, si verrebbero a creare tutte le condizioni per l’applicazione della Legge Marzano alle grandi aziende in crisi. Prodi starebbe valutando una simile possibilità, anche se per un periodo molto breve: tre mesi, al massimo sei. Il nome del candidato c’è già. Si tratta del sottosegretario all’economia, Massimo Tononi.
Nel contempo, il Tesoro avrebbe già preso a trattate direttamente con i concorrenti che si erano fatti avanti nella gara per la privatizzazione di Alitalia. In particolare con Aeroflot, Tgp e la stessa AirOne. Ma anche loro avrebbero chiesto prima un periodo di amministrazione straordinaria, senza il quale sarebbe impossibile gestire i rapporti con i sindacati.
Anche il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, ritiene “più probabile la trattativa diretta piuttosto che un nuovo bando di gara”.

LEGGI ANCHE: Alitalia, la gara fallisce. E la compagnia aerea?- Se ora cambiano le regole, torna in pista Colaninno - In corso l’ennesimo sciopero nei trasporti: ritardi e disagi negli aeroporti

Il servizio VIDEO sul ritiro di Air One:

Commenti

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Il 18 Luglio 2007 alle 16:34 Corrado Buccieri ha scritto:

Se non la spuntano con la vendita,finirà
a pezzi, andrà in rottamazione.

Il 19 Luglio 2007 alle 8:11 Corrado Buccieri ha scritto:

Altro che italianeità dell’azienda sta
venendo fuori l’Italia vera,quella del
dopo di me l’oceano.
Io consiglierei a questo punto di cederla al miglior offerente, sarà una
fortuna per l’Italia e per l’azienda.

Il 19 Luglio 2007 alle 17:49 Prodi, una settimana di passione mentre la maggioranza dà i numeri » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Moderati che da parte loro hanno alzato il tiro: martedì 17 Emma Bonino ha “sventolato” le sue dimissioni. Per ricucire lo strappo del suo ministro, Prodi le ha ribadito la fiducia e ha buttato giù l’ormai famosa ipotesi a “quota 96″. Cioè quella che dovrebbe permettere, a partire dal 1 gennaio del 2008, di andare in pensione a 58 anni invece che a 60 come previsto dalla legge Maroni. Dal 2010 invece potranno andare in pensione quelle persone che raggiungeranno “quota 96″ con la somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi pagati (ad esempio: 58 anni di età e 38 anni di contributi o 59 anni di età e 37 anni di contributi). Ipotesi percorribile? Sembrava. Invece, mercoledì 18 (il giorno nero del fallimento della gara del Tesoro per Alitalia) è arrivato l’affondo di Rifondazione, a cui la quota 96 proprio non va giù (in realtà anche i sindacati spingono per una soluzione più soft: quota 95 nel 2010 da far crescere a 96 nel 2011 o 2012). E pensare che il meccanismo delle quote è invece giudicato dal ministro Padoa-Schioppa ancora poco. Per il titolare di via XX settembre, dopo Alitalia, perdere terreno anche sul fronte della previdenza sarebbe davvero un brutto colpo. A regime, cioè nel 2016, la nuova riforma dovrà garantire all’Inps gli stessi risultati finanziari che garantirebbe la Maroni qualora rimanesse in vigore (circa 9,8 miliardi di euro all’anno), tuona da tempo Tps. Che vorrebbe inoltre accorciare la lista dei cosiddetti “lavori usuranti” esonerati dall’aumento dell’età pensionabile (ad oggi interesserebbe circa un milione e mezzo di persone) lanciata martedì 17 dal leader della Uil Luigi Angeletti. In tutto questo caos, l’unica certezza è che giovedì 19, a poche ore dalla presentazione del piano (e mentre il governo è alle prese col voto di fiducia sulla destinazione del tesoretto proveniente dall’extragettito) le cose sono ancora in alto mare. E non è ancora finita [...]

Il 23 Luglio 2007 alle 19:56 Pelush ha scritto:

Io in questi giornoi non faccio altro che ridere in merito al dilettantismo con cui si sta trattando la fine di questa società.
Nessuno, ripeto nessuno, ha in mente come trasformare questo pozzo senza fondo in qualcosa di produttivo, eppure i numeri Alitalia li ha, tuttura è la quarta compagnia aerea europea e trasporta passeggeri e, sembra strano, riempie gli aerei.
Purtroppo la soluzione ai problemi è veramente poco piacevole e scontenterebbe tanta gente, si tratta di chiudere Linate e sbaraccare da Roma concentrando l’operatività internazionale, la manutenzione e le operazioni corporate a Malpensa, ma andatelo a spiegare ai sindacati ad ai difensori ad oltranza del linatino che uccide il fratellone Malpensa.
Pensiamo, forse, che sia il caso di tagliarsi la gamba in cancrena per salvare la pelle?

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richard-branson
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