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Il Wall Street Journal ha pubblicato ieri i risultati di una ricerca condotto dal National Petroleum Council per conto del governo americano. Il risultato che emerge dal rapporto intitolato Facing the Hard Truths About Energy (La crudele verità sull’energia) non dà grosse speranze di avere gas e petrolio a prezzi più bassi.
La prima conclusione contenuta nel documento è che l’industria del petrolio e del gas non potrà soddisfare la domanda crescente di energia, che nei prossimi 25 anni aumenterà del 50-60 %. La maggior parte della domanda partirà dai paesi come la Cina e India. E proprio questo provocherà un aumento ancora più sostenuto dei prezzi del petrolio.
Agli autori del rapporto, che sono persone del tutto autorevoli in materia (dai grandi manager come l’ex Presidente di Exxon Mobil Corp. Lee R. Raymond, l’amminstratore delegato di Chevron David J. O’Reilly e quello di Schlumberger Andrew Gould agli studiosi come Daniel H. Yergin, presidente di Cambridge Energy Research Associates) non si può non dare ascolto. Le loro proiezioni dicono che se adesso la domanda mondiale di petrolio è di 84 millioni di barili al giorno, nel 2030 potrebbe salire fino a 120 milioni. Ma paesi come Russia, Iraq, Iran, Venezuela e Nigeria non potranno aumentare l’estrazione così tanto (o addirittura, la diminuiranno), cosi già tra 5 anni la domanda supererà l’offerta.
- Mercoledì 18 Luglio 2007
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Commenti
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Il 18 Luglio 2007 alle 22:05 sandra.masoncelli ha scritto:
Pazienza, andremo in bicicletta.
Il 19 Luglio 2007 alle 9:21 Y994379 ha scritto:
ammettiamo che sia vero… è possibile che nessuno faccia niente??
5 anni sono pochissimi, e il petrolio viene utilizzato per mandare avanti quasi tutte le attività umane.
cosa facciamo se davvero finisce??
Non si puo’ sentire il parere di qualche esperto?
Il 19 Luglio 2007 alle 9:57 Corrado Buccieri ha scritto:
Non sarebbe un grande male.
Un passo indietro per le Lobby e per le
guerre e tornare alla riscoperta di ciò
che si è perso nel tempo.
La fine del petrolio non significa
fine del mondo,l’uomo si adatta a tutte
le temperature,indipendentemente da
ciò che faranno i ricercatori.
Il 19 Luglio 2007 alle 16:05 virginia_laudana ha scritto:
@sandra.masoncelli: fosse solo quello il problema, quanto pensi che riuscirebbe a produrre l’agricoltura senza petrolio/gas? e le industrie?
@Y994379: il problema della futura, ormai imminente, dimininuzione di disponibilità di petrolio non è certo nuovo. Già negli anni novanta i geologi hanno lanciato i primi allarmi. Solo gli economisti hanno continuato a sostenere che se dovesse verificarsi una carenza dell’offerta di petrolio i prezzi sarebbero saliti, di conseguenza sarebbero diventate convenienti nuove esplorazioni e dopo poco tempo la criticità sarebbe rientrata. Peccato che se i geologi ti dicono che hanno già cercato ovunque c’è poco da sperare che tutto si aggiusti con la magia del mercato. Comunque sulle date è impossibile esprimersi con certezza, se non altro perché i paesi produttori mentono riguardo alle riserve (di solito sovrastimando).
@Corrado Buccieri: stai fresco! in una situazione in cui la principale risorsa che alimenta le economie inizia a scarseggiare è molto probabile che le tensioni tra gli stati aumentino e che ognuno tenti di accaparrarsi ciò che rimane. Con il senno di poi sarà facile dire che le guerre per il petrolio sono iniziate nel 2001. Con la diminuzione di disponibilità di petrolio non si entrerà magicamente in un mondo bucolico, in un regime di ristrettezza le tensioni aumenteranno a tutti i livelli. Soprattutto se si proviene da un lungo periodo di abbondanza.
Il 20 Luglio 2007 alle 16:18 Corrado Buccieri ha scritto:
Cara Virginia,
E’ impossibile esprimere in due parole,
il grande problema che attanaglia oggi
l’umanità.
Comunque se avviene un grande terremoto
o una eruzione vulcanica di larghe proporzioni che si fà? Chi sopravvive
si ammazza o cerca silenziosamente e
con più altruismo di andare avanti?
La fine del petrolio si potrebbe paragonare ad un terremoto,ma comunque
migliore e più soddisfacente,non ci sarebbe un altro Iraq o i preparativi
per l’Iran…. e le banche (ma ci sono
tante altre cose che commentiamo giornalmente senza trovarne più una
soluzione) .. amministrerebbero meno
capitali senza più dare 20 milioni di euro ad un certo Geronzi.
Ci vorrebbe una tegola in testa ogni
tanto.
E l’Alitalia,potrebbe ridare un valore
al biglietto che fa pagare per un volo.
Non voglio prolungarmi, ma ci metto pure
questa a proposito dell’ultimo paragrafo.
Dopo un lungo periodo di abbondanza cosa
si aspetta? Conosce la storia delle sette vacche grasse e delle sette magre?
Il 20 Luglio 2007 alle 16:38 Corrado Buccieri ha scritto:
Per completare il concetto,è forse proprio il lungo periodo di abbondaza
che stiamo vivendo che non ci fa trovare o avere le risposte giuste alle
domande che ci poniamo giornalmente.
Considerando che questa abbondanza si
riversa sempre più in una cerchia più
ristretta a scapito di una maggioranza
che vive già il dopo abbondanza. Chiaro?
Il 26 Luglio 2007 alle 17:48 Crisi Mosca Londra? Il business va oltre la politica, in cerca di greggio » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] La crisi diplomatica tra la Russia e Inghilterra è costata, la settimana scorsa, l’espulsione di 4 diplomatici (due per parte), in seguito al rifiuto di Mosca di concedere l’estradizione di Andrei Lugovoi, sospettato da Londra dell’avvelenamento di Alexander Litvinenko. Nemmeno le rassicurazioni del presidente Vladimir Putin, fiducioso che la Russia e la Gran Bretagna “supereranno la mini-crisi diplomatica”, ha calmato i timori che tali eventi possano avere ripercussioni sulla sfera economica, cominciando dal capitolo energetico. Il Daily Express ha parlato nei giorni scorsi di un possibile contratto tra la Gazprom e la britannica National Health Service (il servizio sanitario nazionale inglese) per la fornitura di gas negli ospedali del Regno Unito. Un affare che monterebbe a circa 200 milioni di dollari l’anno e che, come sottolinea il giornale, “pur garantendo un risparmio di milioni alle strutture pubbliche inglesi, sarebbe tuttavia un’operazione a effetto per l’immagine di Gazprom, nel momento in cui sta tentando di accaparrarsi una grossa fetta del mercato dell’energia britannica”. Ovviamente, tutto ciò ha scatenato le polemiche: molto forte quella sollevata dal deputato conservatore Mike Penning che ha chiesto di fermare ogni negoziazione con Gazprom. Un bel rebus, insomma. Basti pensare che da giorni stanno montando i rumors a riguardo di un possibile acquisto di Centrica (che con i suoi 16 milioni di clienti è la maggiore utility britannica nel settore dell’energia domestica) da parte del monopolista russo. Voci alimentate anche da una dichiarazione di Alexander Medvedev: “Stiamo per concludere un deal che aumenterà l’attività di Gazprom in Gran Bretagna”, ha detto, pur senza fare nomi, il vice presidente di Gazprom. E come se non bastasse, ci sono poi le mosse della British Petroleum che è pronta a offrire i suoi asset in tutto il mondo alla compagnia russa, in cambio delle riserve che detiene. In realtà la strategia di BP è dettata più dalla preoccupazione che da un disegno a lungo termine. E la preoccupazione, che attanaglia in realtà tutte le compagnie occidentali, riguarda la scarsità delle riserve petrolifere. Tanto che la chiacchierata possibile fusione tra BP e Shell, definita “the mother of all mergers” solo tre anni fa, adesso si potrebbe fare “per necessità”, cioè per mancanza di giacimenti da esplorare, come sottolinea l’Independent. E chi, se non Gazprom, è in grado di offrire le possibilità di nuove aeree da esplorare? “Certo, si possono trovare riserve anche in Nigeria. Ma chiunque abbia lavorato sul Delta del Niger sa che le condizioni di vita e di lavoro, in Russia, sono migliori. Se non altro perché a Mosca non si rapiscono le persone”, ha detto provocatoriamente Konstantin Simonov, presidente del Centro di Congiuntura politica di Mosca. [...]
Il 26 Ottobre 2008 alle 11:51 ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo! ha scritto:
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Il Wall Street Journal ha pubblicato ieri i risultati di una ricerca condotto dal National Petroleum Council per conto del governo americano….
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