
Alitalia è a un passo dal fallimento. Non sono i bastati i 4,5 miliardi sborsati negli ultimi anni dal Tesoro né la raffica di supermanager pagati a peso d’oro per evitare il tracollo. Un destino annunciato che arriva dopo venti anni di bilanci quasi tutti in rosso, il fallimento di ben undici piani industriali e passaggi di consegne tra sette amministratori delegati. Ma la compagnia di bandiera sarà ricordata anche per altri primati. Sempre in negativo.
Negli ultimi anni Alitalia ha perso, in media, un milione di euro al giorno e accumulato ore di sciopero come nessun altro vettore. I guai seri sono iniziati con la gestione di Giovanni Bisignani, attuale numero uno della Iata, che è approdato in Alitalia dopo Maurizio Maspes, amministratore delegato nel decennio ’79-’89, un periodo relativamente tranquillo dal punto di finanziario. Anche perché Alitalia operava in assoluto monopolio. Bisignani archivia il bilancio ’89 in perdita per 78 milioni. Rimane alla guida di Alitalia fino al ’94 per lasciare il posto a Roberto Schisano (’94-‘95).
Il periodo più negativo si registra sotto la gestione di Domenico Cempella (’96-2001). Se al manager si riconosce il merito di avere cercato la grande alleanza con l’olandese Klm, è anche vero che non ha saputo intervenire in tempo per arginare l’emorragia di liquidità. Si è seduto alla cloche quando la compagnia di bandiera aveva ripreso a macinare utili e con lui è tornata a perdere. Nel suo primo anno di gestione, il ’96, Alitalia ha chiuso il bilancio con un rosso di 628 milioni. Cempella è riuscito a riportarsi in quota nel periodo ’97-’98. Le cose sono cambiate di nuovo nel 2000. Il manager è costretto a portare in consiglio una perdita di 247 milioni, da cui avranno origine i nuovi problemi patrimoniali di Alitalia.
Situazione ancora in peggioramento nel 2001 (rosso a 905 milioni) e Cempella presenta le dimissioni. Al suo posto, il governo chiama Francesco Mengozzi, il risanatore proveniente dalle Fs che avrebbe dovuto rimettere in sesto i conti. Obiettivo fallito. Mengozzi è rimasto alla guida Alitalia fino al febbraio 2004 e un solo bilancio in utile. Quello del 2002, per 94 milioni, ma solo perché è stato contabilizzato il risarcimento pagato da Klm per avere interrotto le trattative di fusione con Alitalia. Nel 2004 il rosso torna a livelli di allarme, 810 milioni, e Mengozzi è costretto a fare le valigie. Le deleghe vengono affidate al direttore generale Marco Zanichelli. Quest’ultimo resta al comando per soli quattro mesi (febbraio-maggio 2004). Il governo decide di giocare la carta Giancarlo Cimoli con annunci in pompa magna. L’ex manager Fs incassa nei tre anni in Alitalia (2004-2007) stipendi record, ma di utili non se ne vedono. Anzi lascia la compagnia di nuovo in zona allarme con un patrimonio sotto il minimo legale.
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- Giovedì 19 Luglio 2007
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Commenti
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Il 20 Luglio 2007 alle 10:00 Y994379 ha scritto:
perche’ non dite quanto hanno intascato questi manager??? tutti soldi pubblici!!!!
Il 23 Luglio 2007 alle 7:20 Corrado Buccieri ha scritto:
Alitalia delenda est.
Il 23 Luglio 2007 alle 16:09 zelda__ ha scritto:
L’ex numero 1 di alitalia Cimoli (noto dilapidatore di patrimoni, cacciato a calci da Alitalia per manifesta incapacità decisionale) si portava a casa uno stipendione di 2,5 milioni di euro all’anno. Non esiste in Europa un manager omologo paragonibile per questo colossale spreco, sfido chiunque a smentirmi. Però non so se il Cimoli se ne sia andato con una corposa buonuscita o meno. Piacerebbe saperlo. Nessun mezzo di informazione ha mai approfondito seriamente la questione, che io sappia.
Il 24 Luglio 2007 alle 15:46 Corrado Buccieri ha scritto:
Forse quando della lauta buonuscita non se ne parla,significa che in tasca gli è entrato poco,perchè divisa a pezzi…
Ma per distruggere un’azienda ci può
mangiare solo una persona? si schiatta.
Il 24 Luglio 2007 alle 16:02 beretta ha scritto:
Evidentemente no, per distruggere un’azienda non basta un incapace strapagato come Cimoli. Ci vogliono tanti altri diriegenti incapaci e strapagati (un po’ meno di Cimoli) che gli diano una mano a mandare tutto in malora.
Il 1 Agosto 2007 alle 8:09 Alitalia senza pace: via Libonati arriva Prato, l’uomo Iri » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Se il comandante dev’essere l’ultimo a lasciare la nave che affonda, per Alitalia le cose non si mettono bene, visto il vorticoso giro di numeri uno che ha fatto cambiare quattro presidenti in tre anni. [...]
Il 28 Marzo 2008 alle 10:44 kartoline dall’inferno » L’Alitalia è fallita 20 anni fa e nessuno se ne è accorto ! ha scritto:
[...] Nonostante venti anni di bilanci quasi tutti in rosso, il fallimento di undici piani industriali, il passaggio di consegne tra ben sette amministratori delegati e quasi 5 miliardi di euro sborsati negli ultimi anni dai contribuenti per tenerla artificialmente in piedi, nessuno si è accorto che Alitalia è fallita. [...]
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