
Italiani, popolo di santi, navigatori e… sindacalisti. Il governo Prodi in tema di privatizzazioni è ancora ai nastri di partenza ma anche le due operazioni cui ha cercato di mettere l’acceleratore per fare cassa sono praticamente finite su un binario morto. La causa? Anche l’opposizione dei sindacati.
Che la resistenza dei rappresentanti dei lavoratori a lasciar passare piani industriali non concordati avrebbe contribuito a far fallire la gara per Alitalia indetta dal Tesoro era abbastanza prevedibile. Non c’è decisione sugli equipaggi o vendita di singoli asset che non passi attraverso un estenuante confronto con tutte le sigle sindacali.
Assolutamente imprevedibile, invece, la dura opposizione alla privatizzazione di Fincantieri, la grande impresa di costruzioni navali, per il 98,8 per cento proprietà di Fintecna, holding che raccoglie le ceneri dell’ex Iri (di cui Prodi è stato il numero 1).
Innanzitutto perché non si tratta di una vendita vera e propria ma di una quotazione in Borsa con lo Stato che mantiene la quota di maggioranza (51%) . Un’operazione così come ne sono state fatte tante finora da Enel, Eni, Finmeccanica e altre. In queste ultime la quota pubblica anzi si è ridotta progressivamente intorno al 30 per cento. Il governo aveva già messo in conto di portare Fincantieri a Piazza Affari questa estate e il progetto è stato da pochi giorni rinviato all’inizio del 2008.
Ma dall’aria che tira anche la nuova scadenza potrebbe saltare. Subito dopo l’estate ripartiranno le grandi manovre per la scelta delle banche che cureranno lo sbarco in Borsa di Fincantieri. Una delle ultime grandi privatizzazioni di Stato molto sponsorizzata, tra l’altro, dall’ad Giuseppe Bono che dovrebbe fruttare alle casse pubbliche almeno 1,5 miliardi. Ma anche i sindacati stanno affilando le armi per ripartire con la protesta. Particolarmente agguerrita è la Fiom (l’ala sinistra della Cgil che recentemente ha bocciato anche il Protocollo Welfare di Damiano e Prodi). “Ci opporremo fino all’ultimo momento utile. A dicembre scade l’accordo per la contrattazione aziendale: nella nuova piattaforma, che presenteremo a novembre, inseriremo anche questa questione”, ha detto nei giorni scorsi Alessandro Bianchi, coordinatore nazionale per le costruzioni navali della Fiom-Cgil.
Per il rappresentante del primo sindacato italiano la decisione rappresenta “un errore strategico”. Le obiezioni fondamentali alla quotazione sono tre, tutte legate alla caratteristiche del settore: la bassa reddittività, che renderebbe il titolo debole; l’alto rischio delle commesse, che presuppone un lavoro lungo mesi e lo stesso ciclo economico dell’attività cantieristica: per una nave da crociera o una petroliera si fa un ordine e non si sa quando se ne arriveranno altri.
La Borsa, invece, decide tutto in pochi minuti. Il Tesoro comunque non vuole correre il rischio di incassare nuovi stop e, secondo quanto risulta a Panorama.it, di pari passo alla quotazione sta sondando la disponibilità di alcuni fondi di investimento a rilevare il 30% di Fincantieri.
- Mercoledì 25 Luglio 2007
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Commenti
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Il 26 Luglio 2007 alle 7:09 Corrado Buccieri ha scritto:
E si apre un altro cantiere da sfascio.
Poi si dice che in Italia non si lavora,si chiude Alitalia e si apre
Fincantieri. Alla prossima.
Il 4 Agosto 2007 alle 10:11 Alitalia, troppe ricette per un pasticcio che costa un milione al giorno » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Alitalia è un po’ come la matriciana. Ognuno ha la sua ricetta personale, ma a forza di vedere come sarà il risultato finale, cambiando o aggiungendo un ingrediente, la compagnia di bandiera è al collasso. La quota sul mercato domestico, i passeggeri che la scelgono per i voli nazionali insomma, è scesa a ridosso della soglia di allarme del 40% a causa dell’aggressività dei concorrenti. Ma c’è di più: il capitale è completamente azzerato e sulla carta ancora non esiste un piano industriale per rimettere in sesto i conti. Alla spalle c’è lo smacco di una gara di privatizzazione internazionale annullata per mancanza di concorrenti e l’ennesimo ricambio al vertice. Eppure ognuno continua a dire la sua su come dovrebbe essere gestito il nuovo (chissà se ultimo) tentativo di vendita. Senza sapere che il conto alla rovescia è già partito e non è più possibile rimandare. Panorama.it ha cercato di riassumere le posizioni di coloro hanno in mano il destino di Alitalia. E sono talmente tante che l’impresa non è stata semplice… [...]
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