Parmalat e Antonveneta: potenti alla sbarra

L'ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio e Gianpiero Fiorani in un'immagine d'archivio del 2002
Una vera caduta degli dei. In un solo giorno tra Milano e Parma è stato chiesto il rinvio a giudizio per i nomi più importanti della finanza italiana degli ultimi 10 anni. Cesare Geronzi (neo presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca e numero uno di Capitalia), Matteo Arpe, Calisto Tanzi e altre 66 persone per il crack Parmalat. Antonio Fazio (ex Governatore di Bankitalia), Giampiero Fiorani (ex numero uno della Banca popolare italiana), Giovanni Consorte (ex numero uno di Unipol), il senatore di Forza Italia Luigi Grillo, il finanziere Emilio Gnutti (e altre 68 persone) per la tentata scalata ad Antonveneta. Con loro un altro centinaio di persone, considerati i due processi.
Un intero gruppo di potere che, nello stesso giorno, finisce sul banco degli imputati per processi e vicende che hanno già lasciato il segno nella storia dell’Italia, non solo per quanto riguarda il mondo economico-finanziario.
I nomi sono gli stessi che negli ultimi anni hanno frequentato i palazzi del potere e i salotti buoni dell’economia nostrana. Così l’estate 2007 potrebbe essere una riedizione di quella del 2005: molto torrida e movimentata dal punto di vista giudiziario.
Mentre l’Italia segue con apprensione i roghi del Mezzogiorno, altri incendi, più difficili da spegnere o arginare, minacciano le fondamenta del Palazzo: anche perché stavolta pare ci sia “soddisfazione” anche per i risparmiatori: il gup di Parma Domenico Truppa ha infatti riconosciuto alle parti civili del processo Parmalat un risarcimento come danno morale pari al 10 per cento del capitale investito (400 mila euro). In pratica, secondo l’avvocato Carlo Federico Grosso, difensore del Gruppo SanPaolo-Imi, la cifra dovrebbe aggirarsi intorno ai 40milioni di euro.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 27 Luglio 2007 alle 10:35 Corrado Buccieri ha scritto:

Risarcimento di 40 milioni di euro?
Fate presto almeno Geronzi adesso ce
ne ha 20 milioni di buonuscita.

Il 21 Novembre 2007 alle 12:54 Class action, la svolta per i consumatori frenata dai tempi della giustizia » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Truffe con strumenti finanziari, bollette, tariffe. E ancora inquinamento, effetti collaterali dei farmaci, disservizi. Ecco alcuni casi in cui le persone danneggiate potrebbero iniziare un’azione collettiva per il risarcimento, una class action: lo prevede un emendamento al disegno di legge della finanziaria approvato la settimana scorsa in Senato. Che potrebbe diventare legge con il voto previsto per il mese prossimo. Sono due i soggetti legittimati a chiedere un’azione collettiva: le associazioni dei consumatori riconosciute a livello nazionale e i gruppi che saranno indicati dal ministro della Giustizia e dal ministro per lo Sviluppo economico. “La class action deve far parte della cassetta degli attrezzi di uno Stato moderno, ma è anche legata al funzionamento complessivo della nostra macchina giudiziaria: si rischia comunque l’inefficienza per i tempi lunghi della giustizia” osserva Donato Masciandaro, professore di economia politica all’università Bocconi. Che succederebbe se i consumatori potessero richiedere insieme i rimborsi ? Ipotizza il procuratore capo di Parma Gerardo La Guardia: “Nei casi Parmalat e Cirio potrebbe non esserci la parte civile. Quella della class action, infatti, è una norma di carattere processuale e potrebbe essere retroattiva. Nei procedimenti in corso, quindi, le richieste di risarcimento si potrebbero spostare dalla sede penale a quella civile”. Con una riduzione dei tempi della giustizia. “Un’azione collettiva renderebbe meno necessario il ricorso al giudice penale, come già accade negli Stati Uniti” sottolinea Raffaele Guariniello, procuratore aggiunto a Torino. Potrebbe essere utile nelle truffe sul prezzo del latte in polvere o sui farmaci. È uno strumento in più per la difesa dei diritti. “Basta ricordare alcuni casi della recente storia italiana” dice Francesco Ferrante di Legambiente “come l’ esposizione di persone all’amianto, alla diossina a Seveso, al policloruro di vinile a Porto Marghera. Ora potrebbero essere affrontati con una class action”. Altri eventi recenti dimostrano l’esigenza di azioni collettive per i rimborsi. A Napoli dodici case di cura hanno fatto causa all’Asl Napoli 1 per il ritardo nei pagamenti delle prestazioni erogate negli ultimi anni. In Toscana un giudice del lavoro ha dato torto alla Cassa di risparmio di Prato perché non ha calcolato, ai fini dell’avanzamento di carriera, i periodi di assenza per maternità facoltativa: il ricorso è stato presentato da un gruppo di dipendenti dell’istituto di credito. [...]

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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