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- Un commento

La crisi diplomatica tra la Russia e Inghilterra è costata, la settimana scorsa, l’espulsione di 4 diplomatici (due per parte), in seguito al rifiuto di Mosca di concedere l’estradizione di Andrei Lugovoi, sospettato da Londra dell’avvelenamento di Alexander Litvinenko. Nemmeno le rassicurazioni del presidente Vladimir Putin, fiducioso che la Russia e la Gran Bretagna “supereranno la mini-crisi diplomatica”, ha calmato i timori che tali eventi possano avere ripercussioni sulla sfera economica, cominciando dal capitolo energetico.
Il Daily Express ha parlato nei giorni scorsi di un possibile contratto tra la Gazprom e la britannica National Health Service (il servizio sanitario nazionale inglese) per la fornitura di gas negli ospedali del Regno Unito. Un affare che monterebbe a circa 200 milioni di dollari l’anno e che, come sottolinea il giornale, “pur garantendo un risparmio di milioni alle strutture pubbliche inglesi, sarebbe tuttavia un’operazione a effetto per l’immagine di Gazprom, nel momento in cui sta tentando di accaparrarsi una grossa fetta del mercato dell’energia britannica”.
Ovviamente, tutto ciò ha scatenato le polemiche: molto forte quella sollevata dal deputato conservatore Mike Penning che ha chiesto di fermare ogni negoziazione con Gazprom.
Un bel rebus, insomma. Basti pensare che da giorni stanno montando i rumors a riguardo di un possibile acquisto di Centrica (che con i suoi 16 milioni di clienti è la maggiore utility britannica nel settore dell’energia domestica) da parte del monopolista russo. Voci alimentate anche da una dichiarazione di Alexander Medvedev: “Stiamo per concludere un deal che aumenterà l’attività di Gazprom in Gran Bretagna”, ha detto, pur senza fare nomi, il vice presidente di Gazprom.
E come se non bastasse, ci sono poi le mosse della British Petroleum che è pronta a offrire i suoi asset in tutto il mondo alla compagnia russa, in cambio delle riserve che detiene. In realtà la strategia di BP è dettata più dalla preoccupazione che da un disegno a lungo termine. E la preoccupazione, che attanaglia in realtà tutte le compagnie occidentali, riguarda la scarsità delle riserve petrolifere. Tanto che la chiacchierata possibile fusione tra BP e Shell, definita “the mother of all mergers” solo tre anni fa, adesso si potrebbe fare “per necessità”, cioè per mancanza di giacimenti da esplorare, come sottolinea l’Independent.
E chi, se non Gazprom, è in grado di offrire le possibilità di nuove aeree da esplorare? “Certo, si possono trovare riserve anche in Nigeria. Ma chiunque abbia lavorato sul Delta del Niger sa che le condizioni di vita e di lavoro, in Russia, sono migliori. Se non altro perché a Mosca non si rapiscono le persone”, ha detto provocatoriamente Konstantin Simonov, presidente del Centro di Congiuntura politica di Mosca.
- Giovedì 26 Luglio 2007
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Commenti
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Il 28 Luglio 2007 alle 11:36 Corrado Buccieri ha scritto:
Certo col business,non c’è crisi o politica che tenga.E poi mettersi contro la Russia a chi giova?
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