E in Russia riscoppia la voglia di nucleare

Una foto di archivio del 16 agosto 2001 di una centrale nucleare
A più di 50 anni dalla costruzione della prima centrale nucleare nel mondo (a Obnik in Russia, in azione dal 27 giugno del 1954) e superata la paura di Chernobyl, in casa di Putin sta rifiorendo la voglia atomica.
Prima l’annuncio che nei prossimi 15 anni la Russia distribuirà sul proprio territorio ben 20 nuove centrali nucleari tradizionali, poi nell’ultima domenica di luglio, a Severodvinsk, cittadina sul Mar Bianco, è stata posta la prima pietra di quella che è destinata a diventare la prima centrale nucleare galleggiante al mondo. Un impianto da 200 milioni che nel 2010, a costruzione ultimata, svilupperà - grazie alle tecnologie militari dei sottomarini atomici - circa 70 megawatt di potenza. Titolare del progetto la compagnia russa per l’energia nucleare Rosenergoatom, che è intenzionata a sfornare entro il 2015 una vera e propria flottiglia composta da sette centrali nucleari galleggianti per il fabbisogno interno, mentre altri modelli verranno venduti all’estero.
Il consorzio Rosenergoatom dal 1992 riunisce tutte le 10 centrali nucleari russe, pari a una capacità di 23.242 mw. Ma da allora la corsa si è sostanzialmente fermata: sono stati completati solo 3 reattori e non ne sono stati avviati altri. A oggi il contributo del nucleare nella produzione dell’energia elettrica russa è pari al 16% (contro il 50% proveniente dal gas), mentre la media degli altri paesi tocca il 38% (con un picco in Francia del 78%, mentre nel resto del mondo il 17% dell’energia elettrica viene dal nucleare).
Anche sulla base di questi dati, Vladimir Putin sta mettendo mano al nucleare russo, con la prospettiva di portarlo al 25% del bilancio energetico.
Non basta: sta prendendo forma anche una nuova Spa, la Atomenergoprom, una specie di “Gazprom atomica”, controllata al 100% dallo stato. Vi confluiranno anche il consorzio Rosenergoatom e tutte le società del comparto nucleare: da quelle che si occupano della produzione, a quelle dell’arricchimento dell’uranio, alla costruzione delle turbine.
Così verticalmente integrata, con una catena tecnologica avanzata, è molto probabile che Atomenergoprom possa diventare il futuro leader mondiale del settore. Le premesse ci sono tutte: da qualche tempo la Russia sta costruendo 7 reattori nucleari in giro per il mondo: 2 in Cina, 2 in India, 2 in Bulgaria ed uno in Iran. E fornisce il 50% dell’uranio statunitense.
Le venti società del nucleare russo che prima si facevano concorrenza, una volta unite saranno in grado di far paura alle compagnie occidentali come General Electric, Siemens, Areva, anche alla luce della joint venture siglata con la francese Alstom per la produzione delle turbine, i contatti la spagnola Iberdrola, e una futuribile collaborazione con Enel (anche se in Italia dal 1988 il nucleare è diventato un tabù).

Commenti

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Il 3 Agosto 2007 alle 15:49 Corrado Buccieri ha scritto:

Sarà contento anche “Armadjnegiad”forse
non si scrive così,l’iraniano.

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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