Alitalia, troppe ricette per un pasticcio che costa un milione al giorno

I banchi del check-in Alitalia, presso lo scalo milanese di Linate
Alitalia è un po’ come la matriciana. Ognuno ha la sua ricetta personale, ma a forza di vedere come sarà il risultato finale, cambiando o aggiungendo un ingrediente, la compagnia di bandiera è al collasso.
La quota sul mercato domestico, i passeggeri che la scelgono per i voli nazionali insomma, è scesa a ridosso della soglia di allarme del 40% a causa dell’aggressività dei concorrenti. Ma c’è di più: il capitale è completamente azzerato e sulla carta ancora non esiste un piano industriale per rimettere in sesto i conti. Alla spalle c’è lo smacco di una gara di privatizzazione internazionale annullata per mancanza di concorrenti e l’ennesimo ricambio al vertice. Eppure ognuno continua a dire la sua su come dovrebbe essere gestito il nuovo (chissà se ultimo) tentativo di vendita. Senza sapere che il conto alla rovescia è già partito e non è più possibile rimandare. Panorama.it ha cercato di riassumere le posizioni di coloro hanno in mano il destino di Alitalia. E sono talmente tante che l’impresa non è stata semplice…

Governo: Ad acquistare Alitalia dovrebbe essere un grande vettore europeo, preferibilmente Air France o Lufthansa, che si impegni a mantenere i livelli occupazionali e i colori della compagnia di bandiera italiana. Da scartare quei progetti che prospettano ad Alitalia un futuro da vettore regionale al servizio di un altro grande Paese. Per Palazzo Chigi la compagnia di bandiera è ancora uno status symbol, ma è difficile avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Tesoro: A via XX Settembre la parola d’ordine è liberarsi di Alitalia il prima possibile, anche senza incassare un soldo. Già è tanto che l’acquirente si accolli tutti i debiti della compagnia (i Mengozzi bond ad esempio non li vuole nessuno), figuriamoci pretendere di fare cassa. L’importante è non sborsare più soldi pubblici. Il candidato ideale e un grosso fondo americano, del calibro di Tpg, che non avrebbe problemi a gestire la ristrutturazione di Alitalia per poi rimetterla sul mercato. Ma come la mettiamo con l’altolà della sinistra radicale?
Sinistra radicale. Il primo ad avere detto che Alitalia può benissimo rimanere in mano pubblica è stato il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ma a ruota sono arrivate anche le dichiarazioni di altri esponenti. Basta capire chi ci metterà i soldi visto che le banche hanno chiuso i rubinetti.
Il partito Malpensa. Guai a toccare lo scalo milanese anche se le rotte sono quasi tutte in perdita. Del resto come potrebbe un imprenditore veneto curare i suoi affari con la Cina se anziché recarsi a Malpensa fosse costretto a scendere a Roma? È la domanda dei leghisti. Peccato che il futuro del trasporto aereo siano i collegamenti point to point tra aeroporti secondari. Bisognerebbe spiegarlo anche a Roberto Formigoni e Letizia Moratti.
Il partito Fiumicino. Chi ha provato a mettere in discussione lo scalo romano se l’è vista con il sindaco di Roma, Walter Veltroni, che da quando è sceso in campo per la corsa alla leadership del partito democratico non parla più di contrapposizione tra Fiumicino e Malpensa. “I due scali devono crescere insieme”, questa la sua nuova posizione.
Air France-Lufthansa. Hanno sempre smentito il loro interesse. In realtà quella che vogliono è un’Alitalia senza fardelli. Ecco perché spingono per il commissariamento, ma almeno per i momento mancano i requisiti per lo stato di insolvenza.
Sindacati. Nulla si muove in Alitalia senza che sia stato preventivamente concordato con le sigle più rappresentative del trasporto aereo. È difficile che si arrivi alla vendita se il personale in esubero non si può toccare, se i contratti devono rimanere i più blindati al mondo e piloti e hostess continuare condizioni più vantaggiose dei colleghi che lavorano per altri vettori italiani.
Maurizio Prato. Ora ci sta provando il nuovo presidente di scuola Iri con la fama di gran risanatore. Speriamo non sia il primo fallimento della sua lunga carriera. Sono in tanti di averci rimesso le penne in Alitalia. Per chiarirsi le idee ha chiesto di aggiornare il cda per la presentazione del piano industriale a fine agosto.

Se intanto Alitalia continua a volare, ogni giorno i bilanci della compagnia lasciano a terra più di un milione di euro in perdite.

LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia

Commenti

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Il 4 Agosto 2007 alle 15:18 Pelush ha scritto:

Qullo che bIanchi sembra non avere capito è che il rilancio del trasporto aereo nazionale, non solo di Alitalia, passa prima dal riassetto della struttura aeroportuale nazionale.
Inannzitutto Alitalia perde perchè l’operazione MAlpensa funziona male, e la ragione di questo pessimo funzionamento è la presenza dell’aeroporto di Linate, che nessuno può abbandonare pena lasciare in mano ai concorrenti una posizione privilegiata, pertanto se si vuole fare funzionare il sistema del tarsporto aereo nazionale Linate va CHIUSO subito e per tutti.
Stessa cosa dicasi di Ciampino che crea gli stessi problemi a Fiumicino.
Insieme alla chiusura di Linate si deve provvedere alla regionalizzazione degli aeroporti minori (quelli con meno di 5 milioni di persone, Torino compreso) impedendo alle società di gestione ed agli enti locali di finanziare le compagnie aeree che effettuano voli sullo scalo, le pronuncie sulle difficoltà che potrebbe avere il turismo sono solo mistificazioni, i turisti possono benissimo arrivare a Milano e Roma per poi fare una seconda tratat fino all’aeroporto che desiderano.
Secondo problema sta nella struttura del servizio e della manutenzione di Alitalia, concentrata su Roma, quando i clienti migliori, quelli cioè che pagano i biglietti di business class e quelli di economy class a tariffa piena e non sono alla ricerca dei prezzi da hard discount stanno a Milano.
Mi spiace per quelle decine di migliaia di persone che avranno tempi duri di fronte a se, ma per il bene del Paese intero, tutto il sistema del rasporto aereo nazionale deve essere modificato e concentrato su Milano e poche storie. Su Roma, invece, si deve liberare spazio affinchè quell’aeroporto già troppo saturo possa servire per l’accesso alla città da parte dei passeggeri nazionali che sono interessati alla capitale e da parte dei passeggeri internzionali interessaanti al turismo. Se a questo traffico si aggiunge anche il traffico da HUB, fuimicino finirebbe per scoppiare e dare solo disservizio.

Il 5 Agosto 2007 alle 1:08 linux747 ha scritto:

E’ giunta l’ora di portare i libbri dell’alitaglia in tribbunale !!!

Ke se ne vadano finalmente AFF… FATICARE !!!!!

- AMEN !!!!

E’ chiaro il concetto ?

Il 13 Settembre 2007 alle 11:33 Malpensa: c’è chi va e c’è chi viene. Parte Alitalia atterra Ryanair » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Detto e fatto. Il presidente di Alitalia, Maurizio Prato, lo aveva promesso fin dal primo momento che a causa delle forti perdite su Malpensa, ben 150 rotte da e per lo scalo milanese sarebbero state cancellate. Ieri il consiglio di amministrazione della compagnia di bandiera, in occasione della riunione che ha approvato l’ennesima semestrale lacrime e sangue (il rosso, anche se in calo rispetto allo stesso periodo del 2006, è comunque pari a 211 milioni), non ha fatto marcia indietro sul depotenziamento di Malpensa nonostante il muro dell’opposizione e del governo. Le cancellazioni saranno graduali e solo dal 30 marzo 2008, con il nuovo orario estivo, ci sarà la riduzione vera e propria che corrisponderà a ben oltre il 35% dell’operatività di Alitalia su Malpensa. Ma il piano Prato parte già in salita. A schierarsi contro il documento che dovrebbe riportare il bilancio Alitalia in rotta in attesa del compratore non è più solo l’opposizione. Anche all’interno del governo stanno crescendo i malumori. Dopo il vicepremier, Francesco Rutelli, che ha parlato apertamente della necessità di rifondare Alitalia per rilanciare i due hub, è stata la volta del ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini. “È essenziale che Malpensa consolidi la sua funzione di hub nazionale, nell’interesse dello sviluppo del sistema Paese e che sia messa nelle condizioni di competere con i principali scali europei. Pronta la replica del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che ha inviato il governo a “bocciare formalmente il piano di riorganizzazione presentato da Prato. Questo è il provvedimento logico, se le parole di Rutelli, Veltroni e di altri ministri hanno un senso”. La spaccatura all’interno del governo sarà stata, molto probabilmente, al centro del lungo vertice della serata tra il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Presumibilmente Prato sarò stato invitato a utilizzare una linea più morbida, soprattutto con i sindacati, in vista della cessione del pacchetto di maggioranza ad Air France che, nonostante le smentite ufficiali, sarebbe già a buon punto. Nel frattempo la Lega non ha mollato la presa. Il vicepresidente dei deputati della Lega, Andrea Gibelli, ha annunciato una mozione del suo partito. “La Camera - ha spiegato - discuterà da lunedì il destino di Malpensa e il progetto industriale di Alitalia. Il Parlamento dovrà esprimersi su un piano industriale che mortifica l’economia di un area strategica del Paese”. In questo vuoto politico e strategico, potrebbe inserirsi Ryanair, che proprio questa mattina ha annunciato di volersi espandere in Italia e sarebbe pronta a investire un miliardo e 26 milioni di dollari (circa 720 milioni di euro) per Malpensa e Orio al Serio con 80 nuove rotte e diciotto nuovi aerei Boeing 737 entro il 2012. L’accordo che la compagnia irlandese low cost intende proporre a Sea stanzia per lo scalo di Malpensa 840 milioni di dollari per dodici nuovi Boeing 737 entro il 2010. Nello specifico, cinque velivoli dovrebbero arrivare entro il 2008, quattro entro il 2009 e gli ultimi tre entro il 2010. Cinquanta le rotte internazionali che Ryanair vorrebbe istituire, mentre dieci sono i nuovi collegamenti nazionali previsti da Milano verso il sud Italia e le isole. La parte della proposta che riguarda Orio al Serio è già stata sottoscritta e prevede un investimento di 280 milioni di dollari e sei nuovi aerei entro il 2012: tra i quali uno arriva a dicembre 2007 e uno a gennaio 2008. Sherrard ha spiegato che nell’incontro di Dublino alla Sea verranno chiesti “efficienza e prezzi molto più bassi”. Anche perché Ryanair per ora non ha intenzione di imbarcarsi in voli intercontinentali. [...]

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