Fiat fa il bis con la cinese Chery. L’Alfa Romeo sbarca a Pechino

L'ad del Lingotto Sergio Marchionne
Fiat fa il bis con la cinese Chery Automobilies e l’Alfa Romeo sbarca all’ombra della Grande Muraglia. Dopo la finalizzazione dell’accordo, raggiunto lo scorso autunno, sui motori, l’alleanza tra il Lingotto e il gruppo di Wuhu, fa quindi un secondo passo in avanti.
I due gruppi automobilistici hanno firmato infatti un doppio memorandum d’intesa: il primo protocollo formalizza la fornitura di 100mila motori a benzina cinesi da 1,6 a 1,8 litri da montare sulle vetture prodotte dalla compagnia italiana sia in Cina che all’estero. Il secondo, firmato martedì 7 agosto da Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, e Yin Tongyao, presidente di Chery, prevede la creazione di una joint venture paritetica tra i due gruppi. Quest’ultima, che sarà basata a Wuhu, nella privoncia di Anhui – Cina orientale - diventerà operativa nel 2009, e si stima sarà in grado di produrre circa 175.000 vetture l’anno: Alfa Romeo, Fiat, e naturalmente Chery.
Cifre impressionanti per l’Italia, ma all’ordine del giorno in Cina dove, secondo uno studio del Wall Street Journal, ogni ventiquattro ore almeno un migliaio di nuovi autoveicoli inizia a circolare sulle strade della sola capitale.
Tali numeri non stupiscono se si pensa che l’ascesa dei redditi medi e la caduta dei prezzi delle auto ha portato a un’esplosione delle vendite in tutto il Paese. Tanto da spingere i pianificatori economici a considerare l’industria automobilistica un pilastro dell’economia nazionale. Secondo la China Association of Automobile Manufacturers, dal 2005 al 2006 le vendite sono aumentate circa del 50%, e un ulteriore incremento del 20% è stato registrato nei primi sei mesi del 2007. In cifre, si parla di circa sette milioni di vetture prodotte nel 2006, e si stima il superamento degli otto milioni per il 2007. Valori che confermano la Repubblica Popolare come secondo mercato automobilistico del mondo, anche se i 17 milioni degli Stati Uniti appaiono ancora molto lontani.
Numeri comunque da capogiro, che diventano ancora più disorientanti se si osserva che in Cina la “febbre dell’auto” è appena sbarcata. Sempre secondo il Wall Steer Journal, nel Paese si contano oggi non più di 25 veicoli (tra cui non più di sette automobili) per ogni mille abitanti. La stessa proporzione ha caratterizzato gli Stati Uniti nel 1915. Continuando di questo passo, nel 2020 potrebbero spostarsi 130 milioni di veicoli sulle strade cinesi. Oggi, ne circolano “appena” trentatrè.
E le previsioni trovano conferma nelle politiche aziendali delle principali case automobilistiche locali. Solo nel 2006, la Beijing Automotive Industry Corporation ha prodotto 500.000 veicoli tra automobili, furgoni e autobus, è si già posta l’obiettivo del milione di vetture per il 2008. Geely Group, basato ad Hangzhou, vicino a Shanghai, ha consolidato una produzione di 200.000 unità in meno di dieci anni, e progetta di realizzare due milioni di veicoli entro il 2015. Il giovanissimo Lifan Group di Chongqing, fondato nel 2004, fabbrica oggi 10.000 vetture l’anno, ma calcola di arrivare a quota 300.000 in cinque anni.
La Chery, infine, ha prodotto 310.000 autoveicoli nel 2006, ma vuole raggiungere il milione nel 2010. Anche grazie alla collaborazione con la Fiat, questo traguardo sembra sempre più vicino.

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 8 Agosto 2007 alle 16:16 Corrado Buccieri ha scritto:

Bene,è come dire la benzina aumenta ma
la Fiat fa il pieno.Brava Fiat.

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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