- Tags: cavo, finanza, Fondo-M&C, imprenditori, internet, Renato-Soru, tele2, telecom, telecomunicazioni, Telefonica, Tiscali, Tommaso-Pompei, tv
- Un commento
di Marco Cobianchi
Un’inversione a U nell’autostrada delle telecomunicazioni italiane. È quella compiuta dalla Tiscali in appena due anni. Nel 2005 era una società in forte perdita, presente in troppi paesi e con un modello di business (telefonia fissa e internet a prezzi bassi) inadeguato. In effetti quando il 31 ottobre di due anni fa il fondatore della società, Renato Soru (ancora oggi maggiore azionista con il 25,5 per cento delle azioni), affidò il timone della sua azienda a Tommaso Pompei (qui il profilo di Wikipedia), sapeva che gli stava dando in mano la società-simbolo della liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni. Ma sapeva anche che era malconcia con perdite per 106,9 milioni di euro (ridotte nel 2006 a 59,7). Oggi Tiscali, come previsto dai piani, si avvia all’utile di bilancio, i clienti crescono al ritmo di 600 mila l’anno (ora sono 5 milioni), i ricavi aumentano del 28 per cento (678 milioni l’anno scorso) e il margine operativo lordo del 44 per cento (100,4 milioni). Ora la società si sta preparando a incassare una valanga di liquidità: oltre ad avere la disponibilità di una linea di credito di 650 milioni fornita da Banca Intesa Sanpaolo e Jp Morgan, sta varando due aumenti di capitale che potrebbero cambiare i connotati al gruppo.
Dottor Pompei, a cosa servono i 220 milioni dell’aumento di capitale della Tiscali spa?
A diverse cose: a finanziare in parte la recente acquisizione della Pipex, che opera nella banda larga in Gran Bretagna, e a sostenere il piano industriale al 2010 che prevede, tra l’altro, il lancio della tv via internet (iptv) e la telefonia mobile.
L’aumento è riservato ai soci. Quelli con una partecipazione rilevante sono: il fondatore Renato Soru, la Deutsche Bank e la fondazione Sandoz. Per l’azionista di maggioranza si tratta di sborsare circa 56 milioni per mantenere inalterata la sua quota. È verosimile?
Lo deve chiedere al dottor Soru che, anche recentemente, come azionista, ha ribadito l’intenzione di accompagnare l’azienda nel suo sviluppo. Da parte mia posso solo dire che è un chiaro segnale della determinazione a raggiungere gli obiettivi e crediamo che chi ha accompagnato la società finora ne debba trarre valore.
Lei è socio di Tiscali?
Sì, ho comprato azioni per 1 milione di euro.
È quindi impossibile che attraverso questo aumento Tiscali possa cambiare azionista di riferimento?
Se qualcuno vuole la Tiscali non deve fare altro che accomodarsi in borsa e comprare lì.
Il fondo d’investimento M&C, di cui Carlo De Benedetti è il maggiore azionista, parteciperà, invece, all’aumento di capitale della controllata britannica che vale il 70 per cento dei ricavi del gruppo. Con che modalità?
Le stiamo valutando. Abbiamo due possibilità non alternative: la prima è un aumento di capitale da 50 milioni che verrebbe sottoscritto dal fondo M&C. Poi, nel caso di una accelerazione dei piani di sviluppo, cioè se emergessero opportunità, è possibile varare un prestito obbligazionario al quale parteciperà M&C.
È possibile che il fondo entri nella Tiscali spa?
Non se ne è mai parlato.
Tra le opportunità che state vagliando c’è anche Tele2. Vi interessa ancora?
In realtà stiamo guardando a tantissime opportunità sia sul mercato italiano sia su quello inglese. Ma per entrare nel nostro radar l’impresa deve poter creare valore in modo significativo e in poco tempo e avere un piano di sviluppo molto credibile. Vedremo.
Come pensate di poter fare concorrenza al leader del mercato dell’iptv, Alice di Telecom Italia?
Un momento, noi siamo diversi. Con l’acquisizione dello scorso anno di Homechoice ci siamo assicurati la piattaforma leader nel mercato dell’iptv che, secondo noi, deve avere tre caratteristiche: i canali lineari, quelli che vediamo già in tv, il video on demand e gli user generated contents, cioè i contenuti prodotti direttamente dai clienti che vogliono partecipare attivamente alla vita della rete. Come su YouTube.
Visto che De Benedetti entrerà in Tiscali Uk è possibile ipotizzare collaborazioni col gruppo Espresso?
Non se ne è parlato fino a ora. Per dare vita a una nuova tv queste collaborazioni sono però auspicabili.
E d’altra parte in Gran Bretagna ha sede l’ultima iniziativa di Silvio Scaglia, Bubblegum, che è un collettore di tv di tutto il mondo.
Quello è un servizio che si può muovere bene all’interno del concetto di iptv che piace a noi.
Che nome avrà la vostra tv?
Ci sono diverse ipotesi. Deciderà un referendum tra i dipendenti.
È favorevole all’ingresso dei concorrenti nella proprietà della rete di Telecom, quando verrà scorporata?
Mi lasci prima di tutto dire che il primo articolo sulla necessità di scorporare la rete lo scrissi io nel 1998. Sono ancora convinto che serva per offrire più servizi a minor costo a favore dei clienti. Quindi, se serve per accelerare il processo, io sono favorevole all’ingresso dei concorrenti nel capitale della società che deterrà la rete di Telecom. Ma i piani di sviluppo e di investimenti siano ben chiari fin dall’inizio.
L’ingresso di Telefónica in Telecom cambierà il quadro competitivo?
No, ma spero che il nuovo azionariato possa dare stabilità al gruppo perché ovunque il mercato delle telecomunicazioni ha come baricentro l’ex monopolista e se il baricentro non è stabile tutto il mercato ne soffre.
È possibile che il bilancio Tiscali 2007 chiuda in utile?
Questo non lo posso anticipare. Posso dire che il piano industriale prevede per il 2008 una generazione di cassa e un utile netto positivo dalle operazioni ordinarie. E noi rispetteremo i target.
- Lunedì 10 Settembre 2007

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Commenti
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Il 10 Settembre 2007 alle 17:19 TLAB » Archivio » Accendi la tv c’è Tiscali channel. I piani di Tommaso Pompei ha scritto:
[...] [Fonte: Panorama.it] [...]
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