
L’inverno è (quasi) alle porte e prima ancora del freddo si affaccia il rischio black-out energetico. A lanciare l’allarme è stato ieri Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel, che ha spiegato: “Rischiamo ancora di rimanere al freddo e al buio, siamo più fragili di due anni fa”. L’accenno è al 2005, quando il rifornimento di gas per le centrali italiane fu messo in seria difficoltà dallo scontro tra Russia e Ucraina, che vide contrapposte Mosca e Kiev sulla questione della gestione dei gasdotti. Ma appunto, secondo Conti, per quest’anno la situazione che si prospetta è anche più grave. Colpa, secondo l’ad di Enel, dell’aumento della richiesta di energia elettrica (dovuta a un aumento dei consumi e conseguente innalzamento del fabbisogno nazionale) e del Governo, che avrebbe diminuito le risorse di carburante stoccate nei depositi italiani. Il ministero dell’Ambiente, infatti, avrebbe deciso una riduzione delle riserve di circa cinquecento milioni di metri cubi di metano, che non sarà possibile riacquistare prima dell’inverno. A un costo, tra l’altro, ben superiore agli anni scorsi: il prezzo del gas sarà sempre più legato a quello del petrolio, che negli ultimi mesi è salito incessantemente e non accenna a diminuire. Ma il titolare del dicastero, Alfonso Pecoraro Scanio, replica a stretto giro di posta: “Non c’è stata alcuna riduzione negli impianti di stoccaggio ed è bene non fare facili allarmismi. Il ministero, anzi, è impegnato a promuovere le fonti rinnovabili di energia, il consumo intelligente e la lotta agli sprechi”.
Preoccupato per la situazione che si potrà creare con l’arrivo del freddo è invece il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, che ammette: gli investimenti previsti e l’ammodernamento degli impianti non sono stati rispettati, e oggi “siamo abbastanza nei guai dal punto di vista della sicurezza del sistema energetico”. Un sistema che, a detta dei vertici dell’Enel, potrebbe essere rimesso in sesto da un utilizzo massiccio dei rigassificatori, impianti che riportano allo stato gassoso il metano trasformato in liquido per comodità di trasporto. Ma alla promessa del Governo di realizzarne quattro in Italia nei prossimi anni per ora non c’è stato alcun seguito.
Intanto sul discorso di Conti piovono le critiche dei Verdi e degli ambientalisti, che vedono nell’allarme lanciato ieri una velata richiesta per poter utilizzare su larga scala, per la produzione di energia elettrica, il carbone, minerale ad alto potenziale ma altrettanto inquinante.
E che, per di più, è stato bandito dal Protocollo di Kyoto, l’accordo mondiale sulla diminuzione delle emissioni di gas serra nell’atmosfera.
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- Mercoledì 12 Settembre 2007
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Commenti
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Il 13 Settembre 2007 alle 9:39 Contro i rincari: consumatori divisi da un piatto di pasta » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Iniziativa lodevole, ribattono ironicamente le altre dodici associazioni che non aderiscono alla protesta, peccato che in molti casi gli aumenti siano stati “gonfiati” e che con tutto questo allarmismo “non si va da nessuna parte”. In ogni caso non vuol dire che la strada privilegiata sia meno dura. Anzi. Paolo Landi, di Adiconsum, tuona: “Bisogna boicottare chi aumenta i prezzi e favorire chi li mantiene invariati”. In sostanza se il prezzo di un tipo pasta aumenta in modo irragionevole, suggeriscono le associazioni dei consumatori, bisogna proprio smettere di comprarla. Non solo per un giorno. E il discorso vale per tutti i prodotti. Gli italiani sono già i primi della classe in materia di risparmio tra gli scaffali dei supermercati: come spiega Federdistribuzione, organismo di coordinamento e di rappresentanza della grande distribuzione organizzata, un quarto della spesa viene fatta con prodotti in promozione e aumentano i clienti che scelgono marche private o i primi prezzi. Sul fronte rincari anche Federdistribuzione è costretta ad ammettere la dura realtà: “Ci sono e dipendono soprattutto dall’aumento delle materie prime nei mercati internazionali”, spiega Stefano Crippa. Più o meno il dieci per cento quello della pasta, circa la metà quello del latte. “Ma la stangata non sarà così pesante come dicono”. Nessun miracolo. Secondo una recente indagine della Ac Nielsen le famiglie italiane spendono ogni anno circa 80 euro per acquistare la pasta. Così in caso ci fosse l’aumento del dieci per cento, l’aggravio sarebbe al massimo di 8 euro. E poi, conclude Crippa, “l’incidenza della pasta sulla spesa è dello 0,3 per cento”. Tutta un’altra musica se si parla di bollette e carburanti. Il salasso è un piatto che va servito freddo. Come l’inverno che ci aspetta. [...]
Il 18 Settembre 2007 alle 16:16 Corrado Buccieri ha scritto:
Un autunno caldo per il governo……..
un inverno freddo per i cittadini,non
è una sorpresa,si sperava forse l’opposto.
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