- Tags: Ac-Nielsen, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Codacons, Coldiretti, Federconsumatori, Federdistribuzione, latte, pane, pasta
- Un commento

Un autunno caldissimo a suon di rincari. Riparte da qui la lunga stagione di milioni di famiglie italiane costrette a fare i conti con l’aumento dei principali generi alimentari, soprattutto pane, pasta e latte. E da qui riprende anche la protesta delle maggiori associazioni dei consumatori, appoggiate dal ministro Mastella e unite nel combattere il caro vita ma divise più che mai sui tempi e i modi.
Giovedì 13 Adoc, Adusbef, Federconsumatori, Codacons ma anche i produttori della Coldiretti, manifestano davanti a Palazzo Chigi per promuovere una giornata di sciopero della spesa e della pasta contro i recenti rincari. I consumatori chiedono nell’immediato il blocco dei prezzi e indicano l’obiettivo di tagliare del 5% le tariffe con l’accordo di tutte le parti interessate. Una riduzione che consentirebbe un risparmio per ogni nucleo di 1000-1200 euro l’anno.
Iniziativa lodevole, ribattono ironicamente le altre dodici associazioni che non aderiscono alla protesta, peccato che in molti casi gli aumenti siano stati “gonfiati” e che con tutto questo allarmismo “non si va da nessuna parte”. In ogni caso non vuol dire che la strada privilegiata sia meno dura. Anzi. Paolo Landi, di Adiconsum, tuona: “Bisogna boicottare chi aumenta i prezzi e favorire chi li mantiene invariati”. In sostanza se il prezzo di un tipo pasta aumenta in modo irragionevole, suggeriscono le associazioni dei consumatori, bisogna proprio smettere di comprarla. Non solo per un giorno. E il discorso vale per tutti i prodotti.

Gli italiani sono già i primi della classe in materia di risparmio tra gli scaffali dei supermercati: come spiega Federdistribuzione, organismo di coordinamento e di rappresentanza della grande distribuzione organizzata, un quarto della spesa viene fatta con prodotti in promozione e aumentano i clienti che scelgono marche private o i primi prezzi. Sul fronte rincari anche Federdistribuzione è costretta ad ammettere la dura realtà: “Ci sono e dipendono soprattutto dall’aumento delle materie prime nei mercati internazionali”, spiega Stefano Crippa. Più o meno il dieci per cento quello della pasta, circa la metà quello del latte. “Ma la stangata non sarà così pesante come dicono”. Nessun miracolo. Secondo una recente indagine della Ac Nielsen le famiglie italiane spendono ogni anno circa 80 euro per acquistare la pasta. Così in caso ci fosse l’aumento del dieci per cento, l’aggravio sarebbe al massimo di 8 euro. E poi, conclude Crippa, “l’incidenza della pasta sulla spesa è dello 0,3 per cento”. Tutta un’altra musica se si parla di bollette e carburanti. Il salasso è un piatto che va servito freddo. Come l’inverno che ci aspetta.
Il VIDEO servizio:
- Giovedì 13 Settembre 2007
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Il 16 Settembre 2007 alle 15:40 Blarasin ha scritto:
COMUNICATO STAMPA
“Nell’ultimo anno si sono verificati incrementi importanti dei prezzi internazionali dei prodotti agricoli che, anche secondo l’ultimo rapporto OCSE/FAO, potrebbero innescare una spirale di aumenti nei generi alimentari di prima necessità”.
E’ quanto afferma il consigliere provinciale Andrea Blarasin nell’ordine del giorno presentato in Provincia.
Blarasin chiede al Consiglio Provinciale di sollecitare il Governo ad utilizzare tutti gli strumenti possibili di controllo delle filiere agro-alimentari, al fine di evitare che il già modesto reddito delle famiglie italiane venga colpito anche dall’aumento ingiustificato dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità.
“Questo rischio – continua Blarasin - è fortemente presente in questo autunno in cui il clima, la carenza dell’acqua e l’aumento di domanda può dare corso ad una spirale inflazionistica e speculativa senza freno.
Lo dimostra anche lo stato di allarme di consumatori ed associazioni di categoria che in questi giorni hanno proposto vari tipi di scioperi della spesa.
Rivolgo un appello particolare ai Sindacati, affinché abbiano il coraggio di rinnovarsi, se effettivamente vogliono rendere un servizio al cittadino-lavoratore. I sindacati dovrebbero essere spinti dagli eventi attuali a rompere con gli schieramenti politici di riferimento, pena l’inconcludenza della propria opera, che non può più limitarsi alle pur importanti concertazioni per il rinnovo dei contratti e per le riforme sulle pensioni. Il cittadino lavoratore è anche cittadino consumatore ed utente, in balia di eventi politici ed economici insormontabili senza una adeguata tutela. Chi, meglio delle associazioni sindacali, che possiedono una organizzazione capillare e capace di influenzare le scelte di Governo, può contribuire ulteriormente a far sentire la voce dei cittadini-consumatori?”
Andrea Blarasin
Consigliere Provinciale di Macerata
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