Padoa-Schioppa: io taglio da solo. Ecco dove si abbatterà la scure del ministro

Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell'Economia
Per il pubblico impiego “è divenuto indispensabile cambiare strada” scrive perentorio il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, nella parte finale delle sei cartelle di preparazione alla manovra di bilancio 2008-2010, documento di cui Panorama è entrato in possesso. È l’avvio di una specie di crociata contro i privilegi dello sterminato e ben protetto esercito dei 3,3 milioni di statali?
Padoa-Schioppa sembra fare sul serio prendendo di petto la faccenda: “Negli anni passati si è cercato di frenare la spesa riducendo gli stanziamenti per acquisti di beni e servizi al di là delle elementari esigenze di funzionamento delle amministrazioni”. Nello stesso tempo “si sono accordati ai pubblici dipendenti cospicui incrementi retributivi, addirittura superiori a quelli del settore privato”. Un’incongruenza bella e buona che il ministro dell’Economia dice di voler correggere riprendendo “il controllo della dinamica retributiva” e cercando anche di governare ciò che per decenni è stato quasi lasciato allo stato brado e cioè “la struttura e l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni”.
Insomma, la guerra alle spese pazze e improduttive e ai benefici spesso immotivati a favore dei travet pubblici è dichiarata; ora bisogna vedere come andrà a finire, perché la crociata personale di Padoa-Schioppa contro i Fantozzi annidati negli uffici statali rischia di fare la fine delle crociate vere del Medioevo, organizzate per mettere in riga gli infedeli e spesso tramutatesi in inconcludenti vagabondaggi di avventurieri e pitocchi.
Come biglietto da visita di buona volontà il ministro può esibire il tentativo di riorganizzazione di un pezzo della macchina statale lanciato con la Finanziaria del 2007 e che a differenza di altri provvedimenti contenuti in quella legge non solo non si è ancora perso per strada, ma sta entrando in una fase cruciale. Quel tentativo è il progetto di riduzione delle sedi periferiche dello stesso ministero dell’Economia e della Ragioneria generale dello Stato. Un piano che somiglia come una goccia d’acqua a quello del governatore Mario Draghi per la Banca d’Italia e che nelle intenzioni di Padoa-Schioppa dovrebbe diventare il modello per la ristrutturazione di buona parte dell’amministrazione pubblica, soprattutto in periferia, dalle prefetture alle questure, alle sedi dei vigili del fuoco e delle agenzie fiscali.
Il programma di tagli è contenuto nel nuovo regolamento del ministero e prevede la cancellazione di circa 80 sedi, cioè il 40 per cento delle 103 strutture decentrate dello stesso ministero e delle 103 sedi provinciali della Ragioneria generale dello Stato. I dipendenti interessati sono 1.700, circa il 20 per cento del totale. Le funzioni degli uffici soppressi dovrebbero essere trasferite alle sedi territoriali ministeriali o della Ragioneria più vicine, mentre i dipendenti o verrebbero assorbiti dalle strutture rimaste e quindi potenziate oppure potrebbero chiedere il trasferimento presso altri uffici periferici della pubblica amministrazione. Secondo fonti del ministero i risparmi dovrebbero essere considerevoli, dagli affitti per i palazzi e gli appartamenti alle spese per i macchinari o per i servizi del personale addetto alla sicurezza.
Conclusa una gestazione tutto sommato veloce, almeno in relazione ai tempi soliti della politica e della pubblica amministrazione, dopo circa 9 mesi il piano di Padoa-Schioppa ora passa all’esame del Parlamento, nelle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato. Qui avrà il primo battesimo del fuoco, perché, così come è successo al piano di tagli della Banca d’Italia, anche quello dell’Economia rischia di finire contro il muro di gomma delle lobby trasversali di parlamentari della periferia uniti come un solo uomo a “difesa del territorio” contro ogni tentativo di depauperamento e marginalizzazione. Superati eventualmente questi ostacoli, il progetto del ministro dovrà passare l’esame di ammissione dei sindacati, di solito assai poco accomodanti quando si parla di tagli e ristrutturazioni.
uno stralcio del documento di preparazione della manovra finanziaria 2008
Fino a oggi e per un trentennio proprio l’azione congiunta di una parte del Parlamento e dei sindacati ha impedito, di fatto, ogni tentativo di risanamento e riqualificazione del pubblico impiego. Anche all’interno dell’attuale governo di centrosinistra, del resto, non tutti sono disposti a mettersi al fianco di Padoa-Schioppa nella guerra contro gli sprechi delle amministrazioni pubbliche. Di solito per le questioni che riguardano la pubblica amministrazione i governi sono costretti alla pratica di una specie di doppia morale: inflessibili e rigoristi nei documenti ufficiali e nei convegni, accomodanti e lassisti nei comportamenti e nelle decisioni concrete.
Lo stesso numero dei dipendenti pubblici (3,3 milioni, che diventano almeno 7 milioni con i familiari) sconsiglia qualsiasi politico o ministro che non sia un tecnico senza partito come Padoa-Schioppa di prendere il problema di petto nel senso dell’efficienza e del rigore. Perché quei 7 milioni quando vanno a votare rappresentano una potenza, sono un elettore su 6 e si ricordano bene di chi li blandisce e di chi, invece, vorrebbe farli rigare dritti. Quei 7 milioni di voti, oltretutto, sono concentrati in regioni elettoralmente cruciali: 12,4 per cento in Lombardia, 12,1 nel Lazio, 10,1 in Campania, 9,1 in Sicilia.
Da qualche anno, inoltre, i dipendenti pubblici sono diventati come i metalmeccanici di un tempo, fortemente sindacalizzati, con simpatie soprattutto verso le organizzazioni di sinistra. L’80 per cento dei travet è iscritto a una delle tre sigle confederali e da un po’ di tempo la Cgil guidata dai radicali Carlo Podda e Paolo Nerozzi ha superato la Cisl in termini di consensi.
Di fronte a questa realtà non ci sarebbe da stupirsi se alla fine Padoa-Schioppa scoprisse di essere un generale senza esercito nella crociata per il pubblico impiego. Già l’altr’anno, del resto, in vista della manovra di bilancio sembrò per un attimo che sulla pubblica amministrazione si sarebbe concentrato il rigore del governo. È finita che in molti uffici gli stipendi sono aumentati oltre misura per effetto di quella contrattazione integrativa lasciata di nuovo senza briglie proprio da alcuni codicilli della Finanziaria.

Commenti

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Il 14 Settembre 2007 alle 11:20 gino167 ha scritto:

vorrei ricordare, a Paolo Schioppo (così lo chiama mio nonno che domani compie 96 anni) che siamo stanchi di sentire prediche che provengono da pulpiti cosi poco credibili. Caro Paolo Schioppo sei tu che fai parte della “casta” e smettetela ogni volta prendervela con gli impiegati, che mediamente non arrivano alla fine del mese.

Il 14 Settembre 2007 alle 11:42 eiaeia ha scritto:

Ma non è stato proprio lui a contrattare l’ultimo aumento di ben 101 euro al mese ai signori dipendenti pubblici? si si va bene ho capito: è solo il prologo per dire che per ristrutturare il servizio pubblico ci vogliono soldi, quindi per la prossima finanziaria ci vuole una bella stangata peggio di quella del 2006. altro che taglio delle tasse. Ladroni siete solo dei ladroni.

Il 14 Settembre 2007 alle 13:54 smokly ha scritto:

invece che far pagare le tasse solamente ai soliti fessi (statali) cominciamo a far le tasse a tutti, commercianti compresi caro Ministro!!!!!è questo il cancro che attanaglia l’Italia.

Il 15 Settembre 2007 alle 8:50 Tuula ha scritto:

Non ci siamo!ai dipendenti statali e non,le tasse gliele paga il datore di lavoro!!.Io sono un ex tassista in pensione a 540 euro al mese.Per pareggiare lo stipendio di un tranviere io lavoravo 84 ore alla settimana,7 giorni lavorativi,l’ottavo giorno di riposo e ciliegina sulla torta,dovevo pure evadere una parte delle tasse.Il mio amico tranviere che e’in pensione,prende 1300 euro al mese.

Il 15 Settembre 2007 alle 15:59 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Che il Ministro dell’Economia non si renda conto di quanto accade in questo Paese è attestato costantemente. Però dopo ricerche è venuto che il Tommaso è prodotto dell’homo habilis confusus. Sono stati impiegati 2 milioni di anni tuttavia l’evoluzione nel caso specifico è allo stallo. Per i nostri antenati l’incantesimo ha voluto che una parte degli stessi fosse rimasta a rammentare la preistoria. La supremazia si è mostrata da sempre il concetto fondamentale. Basti pensare all’importanza data da alcuni, che d’improvviso, colti dal loro istinto dominante, altro non apprendono che il predominio o la confusione

Il 17 Settembre 2007 alle 12:57 Sorpresa: il tesoretto raddoppia. Ed è guerra tra Visco e TPS. » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Visco si scontra con Tommaso Padoa-Schioppa. Il dissapore con il ministro dell’Economia, benché mascherato dal garbo reciproco, è sempre più forte nella sostanza. TPS è cauto nell’utilizzo di queste nuove risorse: per prima cosa perché non è convinto che si tratti di entrate strutturali, cioè permanenti. [...]

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