Sorpresa: il tesoretto raddoppia. Ed è guerra tra Visco e TPS.

[i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]
Strano: spunta un nuovo tesoretto. Si tratta di 7-8 miliardi dei quali, però, non è ancora certa la paternità. Potrebbe essere un semplice artificio contabile: il Pil nel 2007 crescerà meno del previsto (1,8 anziché 2%), ma il deficit resterà invariato in rapporto al Pil. questo provocherebbe un introito extra nei conti pubblici.

Più probabile che si tratti ancora della lunga scia del gettito fiscale. Ai 4 miliardi già maturati a agosto se ne aggiungerebbero altri 3-4 tra tasse e contributi da qui a fine anno. Non solo. Mentre la gran parte dei dipendenti ha lasciato il proprio Tfr in azienda, e le aziende lo hanno dirottato all’Inps, il governo non ha ancora impiegato questa somma, che avrebbe dovuto alimentare gli investimenti in infrastrutture.

Che fare del nuovo tesoretto? La cifra dovrebbe garantire una Finanziaria indolore, ma soprattutto, per il centrosinistra, con un certo appeal elettorale. E, particolare non irrilevante, in grado di accontentare sia i moderati sia i radicali dell’Unione. Per questo Vincenzo Visco, il viceministro che finora ha fatto il lavoro sporco dell’inasprimento fiscale, è ora il più deciso a concedere alleggerimenti d’imposta: Ici, agevolazioni per le aziende, facilitazioni per le microimprese, bonus per le famiglie numerose che sostituirebbe gli assegni familiari.

Visco si scontra con Tommaso Padoa-Schioppa. Il dissapore con il ministro dell’Economia, benché mascherato dal garbo reciproco, è sempre più forte nella sostanza. TPS è cauto nell’utilizzo di queste nuove risorse: per prima cosa perché non è convinto che si tratti di entrate strutturali, cioè permanenti.

Inoltre teme l’assalto alla diligenza dei ministri, che al di là dei buoni propositi non vogliono affatto tagliare le spese. Infine perché vede avvicinarsi le nubi nere di una recessione mondiale, magari breve, in arrivo dagli Usa. Una frenata che nasce dalla crisi del settore immobiliare americano e che rischia di coinvolgere le banche europee che hanno speculato sui mutui ad alto rischio, ma che soprattutto potrebbe produrre una mancanza di liquidità sui mercati.

Non è un problema solo italiano, come dimostra l’attuale difformità di strategie tra Federal reserve e Bce: la prima riduce i tassi d’interesse, la seconda li ha semplicemente tenuti fermi, in attesa di nuovi aumenti. Lo scontro si riproduce a livello di governi, con il presidente francese Nicolas Sarkozy che attacca la linea della Bce. Insomma, Padoa-Schioppa preferirebbe, del tesoretto, metterne da parte almeno la metà per ridurre il debito pubblico in attesa che il quadro si chiarisca. Visco, che è un tecnico ma soprattutto un uomo di partito, avverte l’urgenza di riconquistare al governo un po’ di consensi. Le elezioni, che siano nel 2008 o nel 2009, si avvicinano, e questo preoccupa molto più Visco che Padoa-Schioppa.

Commenti

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Il 17 Settembre 2007 alle 14:32 Corrado Buccieri ha scritto:

Non sono un esperto in economia,ma sono
certo che il frutto di questi tesoretti
dipende solo dall’aumento delle tasse,
visto che di tagli alle spese se ne parla solo ma non si fa nulla.
Altrimenti da dove viene questa manna.

Il 17 Settembre 2007 alle 15:34 pasmes ha scritto:

Con il pretesto del primo e del secondo tesoretto, e con altre falsità come l’aumento delle entrate, il miglioramento dei conti e simili, l’attuale governo tenta di giustificare il solito sperpero parassitario e improduttivo del pubblico denaro, del nostro denaro prelevato in eccesso. Potranno così elargire soldi a destra e a manca, al solo scopo propagandistico, nel tentativo di recuperare quei voti persi dalle persone che hanno aperto gli occhi sulle tante mistificazioni e demagogie spicciole. E i voti, come ben si sa, portano poltrone, che fanno arricchire i politici nullafacenti e fannulloni; tali sono quelli che scaldano le sedie per anni senza risolvere alcun problema.
Pasquale – Tivoli
Sito = http://www.aironetivoli.com

Il 21 Settembre 2007 alle 10:01 Storace salva Prodi in Senato. E Berlusconi se la ride » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Se il 20 settembre 2007 non sarà ricordato come il giorno della fine del suo governo, Prodi deve ringraziare Francesco Storace e gli altri due senatori de La Destra. In Senato il Professore si è salvato sulla Rai solo per l’assenza in Aula dell’ex governatore del Lazio (uscito da An e approdato al Gruppo Misto). Di certo, per la maggioranza la ripresa dei lavori dopo la pausa estiva non poteva cominciare in un modo peggiore: se possibile, ancora più in difficoltà di prima delle vacanze. La giornata a Palazzo Madama è stata davvero convulsa e pericolosa per l’esecutivo: il dibattito sulle 12 risoluzioni sulla nomina del consigliere Fabiano Fabiani (in sostituzione di Angelo Maria Petroni) finisce con il ritiro di cinque documenti. La maggioranza vota parte della risoluzione dei due dissidenti della Margherita, Willer Tex Bordon e Roberto Manzione, l’opposizione non riesce a far approvare le sue mozioni per la defezione dei tre senatori legati a Storace. Ma con la decisione di ritirare la risoluzione dell’Unione è sembrato ormai chiaro e ufficiale il venir meno della maggioranza in Senato. E siccome il percorso delle prossime settimane è lastricato di mine e trappole (la manifestazione del 20 ottobre sul protocollo del welfare, le pensioni, la discussione Finanziaria con la destinazione del tesoretto e l’elezione dell’assemblea costituente del Pd), quella di Prodi sembra una via crucis annunciata. Tanto che la profezia di Silvio Berlusconi sulle elezioni in primavera ha da oggi molte più chance di rivelarsi azzeccata: “La maggioranza non c’è più. Temo che presto avremo di nuovo la responsabilità di governare questo grande Paese che è l’Italia” ha detto il leader della Cdl, al congresso dell’Internazionale democristiana in corso a Roma, dove ha ritrovato anche il suo alleato più riottoso, Pier Ferdinando Casini. Al Cavaliere basta aspettare e vedere. Vedere come il centrosinistra si sta lentamente spaccando in una miriade di satelliti. Rifondazione Comunista, dopo la bagarre di oggi, non può escludere altri casi Turigliatto, così come il Pdci rischia altri casi Rossi. La Sinistra Democratica di Mussi, Salvi e Angius teme che la nascita del partito democratico trasformi l’esecutivo in monocolore Ds-Dl. Per non parlare del centro: il ministro Antonio Di Pietro, cavalcando l’onda antipolitica di Grillo, dice a Panorama che è ora che Prodi faccia un passo indietro, tra i liberal che non hanno aderito al Pd stanno in agguato anche i tre diniani. Senza contare l’assenza in Aula, al momento del voto sul congelamento delle nomine di Viale Mazzini, di Follini (ex Udc) e Fisichella (ex An) e di tutto il partito del ministro Clemente Mastella, che ha disertato il voto al grido: “O c’è un chiarimento politico o si va alle urne”. A fine giornata, dopo una telefonata con il Guardasigilli che gli ha confermato lealtà e sostegno, Prodi ha commentato: “Il tentativo di spallata è stato respinto”. [...]

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