
Che cosa sta accadendo nel circuito mondiale del denaro, e quindi dei prezzi? Le notizie sembrano una grandinata autunnale, speriamo non si trasformino in un ciclone.
La Federal reserve, la banca centrale Usa, taglia il tasso di sconto (l’interesse praticato alla banche) dello 0,50%, una sforbiciata maggiore del previsto, e lascia intendere che da qui a fine anno ci potrebbe essere un altro ribasso dello 0,25. Oggi il tasso di sconto americano è al 4,75%, potrebbe dunque scendere al 4,50.
In Europa la Bce stava andando in direzione contraria: un semi-annuncio di rialzo a settembre per giungere dal 4% attuale fino al 4,50-4,75 entro l’anno. La condotta della Fed l’ha spiazzata e gli aumenti europei sono, per ora, congelati.
Tanta diversità di decisioni, ma soprattutto di opinioni, si deve a due circostanze: la crisi dei mutui a rischio americani e il conseguente rischio di una recessione di tutta l’economia Usa; ma soprattutto al fatto che la Fed privilegia principalmente il sostegno alla crescita economica, e il soccorso all’economia quando scatta qualche allarme. L’obiettivo prioritario della Bce resta invece il controllo dei prezzi, e solo in seconda battuta l’aiuto all’economia.
Ma queste belle teorie sono contraddette dalla pratica. In Europa l’inflazione è ai minimi termini, tra l’uno e due per cento. Al contrario la ripresa, se c’è stata, è passata inosservata. Soprattutto, però, sia la Fed sia la Bce si sono prodigate nel fornire alle banche, esposte sui mutui a rischio e sui derivati finanziari prodotti dalla speculazione su questi prestiti allegri, massicce dosi di liquidità. Cioè di denaro a tasso più basso di quello ufficiale. L’ha fatto più l’austera Bce che non l’allegra Fed. La cosa ha scatenato polemiche tra i due istituti, e fin qui poco interessa al comune cittadino.
Attuale per tutti è la domanda: è giusto che le autorità monetarie si preoccupino di soccorrere le banche, più dei loro clienti? Già, perché il risultato è che le banche hanno comunque un paracadute, mentre un cittadino che ha in corso un mutuo o un’azienda che chiede un finanziamento vede aumentare vertiginosamente gli interessi da pagare.
L’Italia è al solito maglia nera. Il tasso medio dei mutui italiani, quelli variabili, ha raggiunto quota 5,63%, quasi un punto in più della media europea. Eppure il tasso della Bce è uguale per tutta l’area dell’euro. A che cosa si deve la differenza? Al famoso o famigerato “spread”, quel margine in più che le banche italiane applicano alla loro clientela, e poi all’Euribor, un termine oscuro che indica comunque l’interesse sul denaro nel circuito bancario europeo. L’Euribor può scontare le attese di rialzi dei tassi, ed è eguale per noi, tedeschi e francesi. Lo spread è invece affare italiano. Ricapitolando: tasso di sconto ufficiale della Bce, più Euribor, più spread stanno producendo, da noi, i mutui più salati d’Europa.
Certo, qui probabilmente non c’è il pericolo dei muti allegri americani. Ma quelli in corso rischiano di venutare terribilmente tristi o meglio insostenibili per chi li deve pagare. Basta ricordare che dall’estate 2006 ad oggi gli interessi sono aumentati del 50%. Non una bazzecola.
Non solo. Il petrolio schizza a 82 dollari al barile, lasciando presagire un inverno non solo al freddo e al buio, come dice l’Eni, ma soprattutto molto caro. Ancora: l’euro è sempre più sopravvalutato rispetto al dollaro - che ormai vale sei decimi della moneta europea - comlplicando le cose per le nostre esportazione. Unica consolazione, una vacanzina e un po’ di shopping negli Usa divengono decisamente a buon mercato.
Conclusione: le autorità di controllo mondiali sul denaro stanno procedendo ognuna per proprio conto. Non c’è un prezzo, non esiste un metro di giudizio che vada d’accordo con l’altro. È noto da tempo che è impossibile governare la massa di capitali speculativi in giro per il mondo. Ma almeno qualche telefonata in più tra Francoforte e Washington si potrebbe tentare.
Guarda il VIDEO servizio sulla decisione della Federal Reserve
e il VIDEO servizio sui mutui italiani
- Mercoledì 19 Settembre 2007
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Commenti
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Il 19 Settembre 2007 alle 14:47 Corrado Buccieri ha scritto:
Sono come le tasse,nessuno le tocca ma
aumentano sempre è una malattia tutta
italiana,però tira e tira,ma il recupero
della fiducia,nelle istituzioni e nel
risparmio va sempre più giù.
Depositi e polizze vita sono diventate
un miraggio,riservato solo a chi di
soldi veramnte ne ha tanti.
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