
Cinquantasette miliardi e 800 milioni di euro. Dopo aver messo in colonna le spese non rinviabili, quelle legate a impegni difficilmente eludibili e infine quelle prodotte dalle richieste avanzate dai vari ministeri o da nuove iniziative (tipo lo sgravio dell’ici sulla prima casa), i tecnici della Ragioneria dello Stato, quando sono arrivati al totale, non sapevano più se ridere o piangere. Se buttarla in burletta considerando che una Finanziaria del genere non sta né in cielo né in terra, tanto che, se il governo in un raptus di follia suicida decidesse davvero di attuarla, per trovare le risorse necessarie dovrebbe non ridurre le imposte, come alcuni ministri stanno dicendo in giro, ma far pagare le tasse anche sugli sbadigli. Oppure se preoccuparsi, perché di fronte a una mole di richieste di spesa di tale natura sarà una faticaccia per tutti, dai ministri agli stessi tecnici, dover aggiustare e limare cercando di accontentare un po’ tutti e non scontentare troppo nessuno.
Ai 57 miliardi e passa gli esperti della Ragioneria sono arrivati accorpando tre diversi capitoli di uscite, in pratica tre subFinanziarie: una liscia, una gassata e una ultrapesante. La liscia è quella meno costosa, con una previsione di nuove uscite di circa 14 miliardi e mezzo di euro ed è in pratica il frutto di un semplice lavoro di assemblaggio di impegni di spesa già sottoscritti e difficilmente rinviabili se non a costo di un prezzo politico probabilmente oneroso e di molteplici figuracce.
Tra queste voci spicca quella veramente notevole (circa 3,4 miliardi di euro) per gli aumenti di stipendio di 101 euro al mese in media ai 3,3 milioni di dipendenti del pubblico impiego e per i conseguenti arretrati maturati da febbraio, cioè dal momento della firma del contratto. Una spesa pesante in termini finanziari e significativa da un punto di vista politico, perché proprio mentre il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ritiene indispensabile che il governo cambi rotta rispetto alla prodigalità dei decenni passati nei confronti dei travet pubblici, lo stesso governo conta di spendere nel 2008 una cifra quasi sette volte superiore ai tagli (circa 500 milioni) annunciati dal responsabile della Funzione pubblica, Luigi Nicolais. Risparmi basati, oltretutto, su un’ipotesi di intervento (un nuovo assunto solo in presenza di 3 pensionamenti certi) su cui già si sono concentrati i niet sindacali.
Altre voci di rilievo di questa subFinanziaria leggera sono quelle per il finanziamento dell’accordo di luglio sul welfare (circa 1,3 miliardi di euro) e i 9 miliardi di prestiti per la sanità alle regioni Liguria, Lazio, Molise, Abruzzo e Campania, impegnate nei piani di rientro per il raggiungimento del pareggio economico-finanziario.
La seconda Finanziaria a cui al ministero stanno lavorando è più vivace, comporterebbe una spesa aggiuntiva di altri 10 miliardi di euro e contiene le spese formalmente non proprio irrinunciabili, ma ormai frutto di prassi consolidate difficili da mettere in discussione. Come il plafond per il funzionamento di Camera e Senato (500 milioni di euro) o come le spese aggiuntive per le “missioni di pace” (300 milioni di euro). L’impegno più serio (5 miliardi) è quello per le imprese pubbliche e le opere strategiche. In questo capitolo la parte del leone spetta alle Ferrovie con quasi 4 miliardi di spese per i contratti di servizio e la copertura a piè di lista delle perdite e delle uscite di Trenitalia (1,3 miliardi), a conferma che è ancora in corso la luna di miele tra il governo e il nuovo amministratore delegato, il diessino Mauro Moretti.
La terza subFinanziaria è la più sorprendente. Sia per il peso delle uscite pari a 33 miliardi di euro, sia perché due terzi circa di questi nuovi impegni derivano dalle richieste di spesa inviate dai vari ministri al responsabile dell’Economia (vedere la tabella a pagina 56). Cioè da quegli stessi politici che nelle ore pari dettano alle agenzie di stampa accorati appelli per il rigore di bilancio e nelle ore dispari preparano la lista della spesa delle “irrinunciabili voci” aggiuntive.

I 33 miliardi della Finanziaria pesante sono composti da una trentina di ipotesi di nuove iniziative governative tra cui quelle di cui si parla molto in queste settimane. Come la riduzione dell’ici sulla prima casa richiesta con insistenza dal vicepremier Francesco Rutelli, che secondo il calcolo del governo comporterebbe minori entrate e quindi un aggravio sul bilancio di 3 miliardi di euro. O come il rispetto del protocollo di Kyoto con il rifinanziamento dell’Italian carbon fund (100 milioni di euro) promesso ai Verdi del ministro Alfonso Pecoraro Scanio dallo stesso presidente del Consiglio Romano Prodi durante il recente convegno sui cambiamenti del clima. Oppure come i finanziamenti alla Guardia di finanza, alla Polizia e ai Carabinieri per la copertura dei debiti ed eventuali nuovi investimenti in tecnologie e macchinari per un importo complessivo di 840 milioni divisi rigorosamente in tre parti uguali. Altre spese per 120 milioni sono previste per l’editoria, 230 per la protezione civile, 800 per l’eliminazione del ticket di 10 euro sulle ricette a partire dal 1º gennaio dell’anno prossimo, 70 milioni per la gestione liquidatoria del Policlinico Umberto I di Roma e 1,3 miliardi per i policlinici universitari non statali.
Il grosso delle uscite (più di 20 miliardi di euro) è rappresentato, però, dalle numerosissime richieste inviate dai responsabili dei ministeri della spesa e anche da quelli senza portafoglio. Tra questi ultimi spiccano, per esempio, le esigenze espresse dal ministro delle Politiche per la famiglia, Rosy Bindi, per un totale di 2,7 miliardi di euro. Una gran parte di questi quattrini, circa 2 miliardi, dovrebbe servire a finanziare il progetto del bonus bebè, cioè l’assegno che la stessa Bindi vorrebbe consegnare alle coppie in occasione di ogni loro nuovo nato.
Anche il ministro della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, avanza numerose richieste, quasi 500 milioni, in pratica lo stesso importo che dice di voler risparmiare cambiando i criteri di assunzione. In sostanza con una mano prova a tagliare e con l’altra chiede altri soldi pubblici. Per di più secondo i tecnici della Ragioneria dello Stato i risparmi indicati dallo stesso Nicolais sono sovrastimati essendo basati su un’ipotesi di contenimento dei costi per i contratti a tempo determinato da estendere anche a enti locali e sanità, che invece rispondono a logiche finanziarie autonome e diverse. Consistenti anche le richieste del ministero per le Politiche europee di Emma Bonino, che solo per migliorare l’informazione e la documentazione sull’Europa vorrebbe oltre 700 milioni di euro.
Tra i ministri della spesa è Antonio Di Pietro (Infrastrutture) a presentare il dossier più pesante: 5 miliardi di euro. Tra le varie voci di spesa spicca non per l’entità, ma perché in contrasto con l’orientamento del ministro Padoa-Schioppa, quella per il potenziamento delle attività del ministero attraverso l’assunzione di nuovo personale. Richiesta avanzata anche dal responsabile della Giustizia, Clemente Mastella, in questo caso per un importo considerevole: circa 23 milioni di euro. Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, chiede 1,5 miliardi di cui la metà per il mantenimento in efficienza dello strumento militare. Nutrite anche le rivendicazioni di Pecoraro Scanio (Ambiente): 1,7 miliardi, suddivisi in ben 50 diversi capitoli di spesa.
A fronte delle richieste avanzate, quasi nessun ministro ha indicato le compensazioni finanzarie opportune, cioè gli eventuali tagli di pari importo ad altre voci di spesa. In una breve nota di commento alla Finanziaria i tecnici ministeriali sono perentori: “In molti casi le compensazioni indicate non sono da ritenere valide”. Particolarmente negligenti i ministeri degli Esteri, Agricoltura, Affari regionali e Funzione pubblica.
- Venerdì 21 Settembre 2007
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Commenti
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Il 25 Settembre 2007 alle 16:38 Corrado Buccieri ha scritto:
Certo con l’aumento di stipendio che
si fanno ogni giorno,non basterà.
Bravo Grillo hai ragione.
Il 26 Settembre 2007 alle 14:12 Finanziaria leggera e poi alle urne? Intanto ci sono da superare queste trappole » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La Finanziaria, che oggi verrà discussa a palazzo Chigi con sindacati e Confindustria, e che soprattutto Romano Prodi intende blindare in un summit con la maggioranza, sembra improvvisamente divenuta una sorta di preavviso di sfratto per il premier. Gli umori prevalenti nell’Unione, infatti, concedono a Prodi la possibilità, anzi il dovere di far passare la legge di bilancio. Dopodiché, all’inizio 2008, dovrebbe togliere le tende per lasciare spazio alle elezioni anticipate da lì a tre mesi, o al massimo ad un governo diverso che faccia durare la legislatura fino al 2009. La novità è che queste voci si alzano non più dall’opposizione, ma dalla maggioranza, ed in particolare dal futuro Pd di Walter Veltroni, che teme di essere trascinato a fondo dall’impopolarità del governo certificata da sondaggi sempre più disastrosi. [...]
Il 14 Dicembre 2007 alle 17:01 giovannifalcone ha scritto:
Pagare le tasse è una cosa “bellissima”. Questo è stato l’aggettivo usato dal nostro amato Ministro dell’economia e finanze T.P.S. per commentare lo stato dell’arte della tassazione nel nostro Paese, nonché per spiegare i contenuti della Finanziaria per l’anno 2008.
Il cammino della discussione parlamentare sulla legge di finanza pubblica per il prossimo anno, sembra contenere, ancora una volta, un carattere onnivoro, nel senso che mangia di tutto, bruciando infinite risorse senza lasciare alcuna traccia del suo percorso.
Prima si pensa ad ampliare la spesa, elargendo a quattro mani i surplus di gettito già incassati con un occhio vigile alle prossime entrate e quando la coperta appare corta o incerta, non indietreggia, non demorde ma continua, promuovendo tagli di spesa strutturali, tagliando sulla “sicurezza” o rinviando “rinnovi contrattuali”.
Si pensa pure come fare per rinnovare i periodici “tesoretti” (entrate tributarie non previste), avendo già in mente come spenderli, o addirittura, risultano già spesi magari senza neanche saperlo.
Esiste un Partito della spesa che, pur di spendere, è disposto a inventarsi nuove tasse o aumentando la pressione di quelle esistenti, dimenticando che già oggi, è stato battuto ogni record a livello non solo europeo, ma planetario, in cambio di servizi approssimativi, inefficienti o in qualche caso inesistenti.
Così nasce e si alimenta l’antipolitica!!!
Nel contempo, lo stesso Partito, è affannato nella ricerca dell’evasore fiscale perché, dice, rimane il vero problema del nostro Paese.
Questo è anche vero, ma è altrettanto vero che nessuno si preoccupa sul versante della spesa.
Personalmente penso che il “controllo della spesa pubblica” debba rivestire, in termini di interesse Istituzionale, un’attenzione almeno pari - se non superiore - a quella espressa nell’azione di contrasto all’evasione fiscale.
Dico “superiore” perché, una spesa pubblica oculata, significa una Pubblica Amministrazione efficiente ed idonea ad eliminare una presunta ragione morale invocata anche dagli evasori incalliti per giustificare la loro immorale condotta.
Essa può proiettare, nel sentire comune, una sensazione positiva di virtuosa legalità, quasi contagiosa, contribuendo a sottolineare, ancora di più, il dettato costituzionale dell’articolo 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alla spesa pubblica in ragione della loro capacità contributiva.”
Per ottenere questo risultato, necessita un controllo costante, qualificato e meticoloso sulle modalità della spesa pubblica che, nel contempo, potrà provocare, anche un effetto deterrenza nei confronti degli autori di reati contro la Pubblica Amministrazione laddove, esaurita da tempo la stagione di tangentopoli, i reati di corruzione e concussione sembrano in costante ascesa. -
Emblematico, rimane l’atteggiamento di tante Amministrazioni locali che, nell’ultimo trimestre di ogni anno, si preoccupano molto nello spendere le rimanenti risorse finanziarie sui rispettivi capitoli di spesa, nel fondato timore di lasciare “residui passivi” che provocherebbero una diminuzione nell’assegnazione del budget per l’anno successivo.
Il motto è: “Le spese devono aumentare…chi si ferma è perduto!!!”
Ci sono Amministrazioni Regionali che, dopo aver abolito i Ticket sui medicinali, hanno provocato, come diretta conseguenza, i pur prevedibili ed enormi buchi di bilancio sulla spesa sanitaria.
Immediatamente, per recuperare tali risorse sono state aumentate le addizionali sulle Imposte dirette e sull’IRAP.
Alla cattiva amministrazione si sopperisce con l’aumento delle tasse locali. Quando si dice la fantasia!!!
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