Malpensa, la Waterloo della classe dirigente italiana

L'aeroporto di Malpensa che avrebbe dovuto diventare l'hub del Nord
Se la politica, almeno quella con la P maiuscola, è la capacità di prendere decisioni in favore dell’interesse generale anche quando possano risultare scomode o impopolari, ecco che allora Malpensa è la Waterloo della politica italiana. E non solo di essa, per la verità, ma dell’intera classe dirigente di questo paese. Nessun leader di partito o imprenditore di rilievo nazionale o segretario confederale ha espresso una posizione chiara sull’argomento mentre molti comprimari si sono tuffati quasi come ultrà di curva nella rissa stracittadina tra meneghini e romani.

Politici Nessun dirigente nazionale ha applaudito il piano del nuovo amministratore dell’Alitalia, Maurizio Prato, che prevede l’abbandono di Malpensa, così come non c’è stato nessun leader che l’abbia bocciato. Unica eccezione Umberto Bossi, il quale però è alla guida di un partito che per definizione ha una vocazione regionale. Nei Ds convivono le posizioni del presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati (ovviamente pro Malpensa) e quella del sindaco di Roma, Walter Veltroni (pro Fiumicino, anche se ora con accenti più sfumati forse in seguito alla candidatura a segretario del Partito Democratico). Imbarazzante silenzio da Piero Fassino e Massimo D’Alema. In An idem: Gianfranco Fini tace lasciando al Nord la parola a Cristiana Muscardini e Ignazio La Russa che manifestano per l’hub lombardo mentre a Roma Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri si schierano per l’infrastruttura romana. Nessuna presa di posizione chiara è arrivata da Silvio Berlusconi o Francesco Rutelli, anche se quest’ultimo ha tentato una specie di composizione degli opposti con una generica dichiazione per far convivere le due infrastrutture. Al silenzio dei leader si contrappone il fiume di dichiarazione dei vari esponenti locali: Roberto Formigoni, Letizia Moratti da una parte (Malpensa), Piero Marrazzo e Enrico Gasbarra dall’altra (Fiumicino). A rimarcare la divisione dei politici più sulla base della provenienza geografica e del campanile che dell’idea e del progetto c’è il fatto che non ci sono parlamentari nordisti che si schierano con Fiumicino e sull’altro versante non ci sono politici romani che spendono una parola per Malpensa.

Imprenditori Nè Luca Cordero di Montezemolo, né il giovane Matteo Colaninno si sono pronunciati. Eppure la mobilità dovrebbe interessare da vicino gli imprenditori italiani e la competitività delle imprese. Ricalcando il clichè della politica, non sono mancate prese di posizione da parte di chi guida organizzazioni locali di imprenditori. Per Malpensa si sono levate le voci di Diana Bracco (Assolombarda), Carlo Sangalli (Camera di commercio di Milano), Giuseppe Fontana (Confindustria Lombardia). A favore di Fiumicino invece Andrea Mondello, Giovanni Quintieri (Federlazio) e Giancarlo Elia Valori (Unione industriali del Lazio).

Sindacalisti Non è un mistero che i rappresentanti dei lavoratori facciano il tifo per lo scalo romano, poiché sull’area del Lazio risiede la maggior parte dei dipendenti Alitalia. Si tratta però di una posizione ufficiosa. Nessuno dei segretari della triplice, Guglielmo Epifani, Luigi Angeletti, Raffaele Bonanni, ha dichiarato alcunché. In compenso l’ala milanese delle tre confederazioni ha manifestato apertamente a favore di Malpensa. La Fit Cisl lombarda con Dario Ballotta e la Filt Cgil con Nino Cortorillo non hanno risparmiato critiche a Prato per la scelta di abbandonare Malpensa. Il paradosso l’ha raggiunto lo stesso Ballotta quando in un’intervista a La Padania ha dichiarato che il flop di Malpensa è imputabile al personale di volo che si impunta a non volersi trasferire a Milano.

Commenti

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Il 1 Ottobre 2007 alle 9:58 Fustigatore ha scritto:

“Malpensa, la Waterloo della classe dirigente italiana”….
diciamo le cose come stanno:
“Alitalia, la Waterloo della classe POLITICA italiana”, sfruttata,dissanguata,appositamente mal gestita ( a differenza dei principali Governi europei che hanno “sapientemente” e furbescamente tutelato i propri vettori)dai Politici nostrani, i quali si sono comportati come un genitore ipocrita ed irresponsabile.
Hanno fatto “prostituire”la propria creatura al fine di lucrarci il più possibile ed ora, in maniera del tutto ipocrita, si limitano a riconoscere la gravità in cui versa l’Azienda, dicendo che è stata malgestita…. chissà di chi era il compito di “gestirla”…

E di qui la Waterloo Malpensa.
Un Alitalia forte avrebbe saputo gestire 2 hub come fa AirFrance con Lione e Parigi e Lufthansa con Monaco e francoforte.

La classe dirigente italiana ( con la I minuscola) , furbetta e inconcludente, abbia per lo meno il pudore di non negare la propria mediocre levatura e si accolli senza timore questi 2 pesanti insuccessi: Alitalia e Malpensa!

Sursum Corda!

Il 2 Ottobre 2007 alle 13:56 Pelush ha scritto:

Purtroppo Alitalia è condannata, la ucciderà l’Italia della parrocchietta e della santa occupazione dove nessuno può dire le cose come stanno e muoversi secondo reali principi di economia per non perdere posti di lavoro e quindi voti presso la Capitale.
Se avessimo al governo gente in grado di assorbire il colpo a quest’ora non ci sarebbe più Fiumicino e non ci sarebbe più nemmno Alitalia.

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