
Ci sono squadre che in trasferta fanno sfracelli e in casa sono uccellate anche dall’ultima in classifica. Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, soffre della stessa sindrome. Fuori dall’istituto gode di una stima indiscussa, è considerato uno dei manager più brillanti, e nessuno avrebbe da ridire se prima o poi prendesse il posto ora occupato da Jean-Claude Trichet alla guida della Banca europea. O se gli venisse affidato l’incarico di direttore generale del Fondo monetario. Ma tra le mura di Bankitalia per Draghi da un po’ di tempo sono più le spine che i trionfi.
Forse è per questo che negli uffici della sede, Palazzo Koch, evita di passarci le giornate, al contrario di quanto facevano Antonio Fazio e prima ancora Carlo Azeglio Ciampi, Paolo Baffi e Guido Carli. Tanto che i suoi non pochi avversari interni hanno rispolverato per lui un soprannome che gli era stato affibbiato ai tempi in cui era direttore del Tesoro: “L’altrove”. Inchiodato da mesi nel braccio di ferro da lui stesso ingaggiato con i sindacati per il taglio delle sedi periferiche, impantanato nella complicata vicenda della ricollocazione dell’Ufficio italiano dei cambi, ora Draghi è alle prese con i malumori legati alle nomine.
Di recente hanno destato scalpore i modi spicci con cui sono state allontanate due dirigenti della segreteria particolare, Dora Diotaiuti e Gabriella Raitano. La prima era considerata una colonna della banca fin dai tempi di Carli e Baffi, un merito che non l’ha salvata, a tre anni dalla pensione, dal trasferimento alla Sadiba di Perugia, scuola per dirigenti bancari, ruolo di serie B. Raitano, invece, è stata spostata alla direzione del Cicr (Comitato per il credito e il risparmio), organismo con poteri enormi in passato, ma destinato alla scomparsa in base al decreto sulle authority.
Poco tempo prima aveva lasciato a bocca aperta la nomina del presidente del collegio sindacale: tutti davano per certo che l’incarico sarebbe stato affidato a Enrico Nuzzo, uno dei grandi vecchi dell’istituto; a sorpresa Draghi ha scelto Angelo Provasoli, rettore della Bocconi, e Nuzzo c’è rimasto così male che in Banca non ha più messo piede.
Dopo questi blitz, ora molti in via Nazionale guardano con grande attenzione alle mosse di Draghi per il superamento di due interim, di Annamaria Tarantola (oggi sovrintende all’area contabile e alla vigilanza) e Franco Passacantando (area banca centrale e sistema pagamenti). I nomi dei candidati in circolazione sono quelli di Carlo Pisanti e Claudio Clemente. Mentre rimane appesa l’eventuale successione al vicedirettore generale, Antonio Finocchiaro, in Banca da 46 anni, faziano entrato in fretta in sintonia con il nuovo corso. Per la sua poltrona è in lizza Salvatore Rossi, diventato nel frattempo responsabile della ricerca economica al posto di Giancarlo Morcaldo, considerato un’istituzione in materia, ma bocciato da Draghi e insignito del grado di alto consulente del direttorio, incarico tanto altisonante quanto vuoto.
In questo clima arriva a maturazione la storia delle sedi periferiche, idea di cui si cominciò a parlare addirittura nel 1991, ma a cui nessun governatore volle mai dar seguito. Sulla vicenda venerdì 28 si esprime il Consiglio superiore della Banca, dopo che l’iniziale progetto di chiusura di oltre 70 uffici è stato prima ridotto a 35 e poi a 33.
- Lunedì 1 Ottobre 2007
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Il 17 Dicembre 2007 alle 12:47 L’Isvap chiude, dal governo un boccone amaro per Draghi » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] I maligni vi hanno visto un’altra vendetta a orologeria per l’affare Unipol. Con un emendamento alla Finanziaria voluto dal ministro ex ds Pierluigi Bersani, il governo sopprime con effetto immediato l’Isvap, l’autorità di controllo sulle assicurazioni. Nell’estate 2005 fu l’organismo guidato da Giancarlo Giannini a ritardare di 3 mesi il via libera alla scalata (poi fallita) di Giovanni Consorte alla Bnl. La Quercia se l’è legata al dito: il segretario Piero Fassino ne propose subito l’abolizione, mentre Bersani tuonò contro quel nullaosta che tardava. Ma i veri retroscena sono altri. Giannini, ex manager dell’Ina-Assitalia nominato dal centrodestra dopo anni di quieto governo del ds Gianni Manghetti, è in rotta con l’Ania, la lobby delle assicurazioni. Spiegazione: gli oltre 5 milioni di multe inflitte in pochi mesi alle compagnie. Però la soppressione non piace al governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Impegnato a ridurre sedi e organici, Draghi si vedrebbe ora assegnare le funzioni finora svolte dall’Isvap. E anche i suoi 350 funzionari. [...]
Il 17 Dicembre 2007 alle 16:04 economia » Blog Archive » L’Isvap chiude, dal governo un boccone amaro per Draghi ha scritto:
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