Se è l’Africa a inviare soldi in Europa

È la più grande township del Sudafrica e racchiude tutte le contraddizioni del Paese<br /> [i](Foto da Flickr di [url=http://www.flickr.com/photos/aprillynn77/402547097/]aprillynn77[/url])[/i]
L’Occidente in debito economico con l’Africa? La tesi è affascinante, ma con tutta onestà basterebbe qualsiasi rapporto della Banca mondiale o del Fondo monetario internazionale per bollare l’idea come fantascientifica. Eppure, da Ginevra, c’è chi si è messo in testa che anche il continente più martoriato del pianeta ha qualche conto da chiedere al resto del mondo, e in particolar modo a Stati Uniti e Europa. I protagonisti di questa clamorosa presa di posizione non sono i soliti no global, ma un gruppo di economisti iperdiplomati, autori dell’ultimo rapporto della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) dedicato alla crescita economica in Africa.

Il rapporto sostiene che l’emorragia finanziaria accumulata dal continente africano negli ultimi trent’anni supera di ben due volte il suo debito estero. Secondo i calcoli dell’organismo onusiano, circa 400 miliardi di dollari si sarebbe volatilizzati all’estero mentre il debito attuale dei paesi africani è di 215 miliardi di dollari. Ogni anno, tra il 1991 e il 2004, una media di circa 13 miliardi di dollari sono spariti dalle casse statali per finire in qualche banca europea, americana, araba o asiatica. “Questa cifra” sostiene Janvier Nkurunziza, economista dell’Unctad, “rappresenta una percentuale vertiginosa dell’ordine di 7,6% rispetto al prodotto interno lordo africano”. Il che significa che “l’Africa è un creditore netto nei confronti del resto del mondo”.

Difficile valutare quale, tra dilapidazioni di fondi pubblici operati dai regimi corrotti e instabilità politica e economica, sia il movente principale di tanto sperpero di denaro. Fatto sta che “se questi fondi fossero stati allocati in investimenti produttivi” prosegue Nkurunziza, “ciò avrebbe conseguito una crescita del tasso di occupazione e un aumento delle rimesse in molti segmenti della popolazione africana”. Da cui l’invito pressante a una guerra totale contro la corruzione, ma anche a un’attenzione maggiore sulla gestione delle finanze pubbliche e delle ricette fiscali, entrambi fondamentali per lo sviluppo economico del continente.

Dal canto suo, la Banca mondiale stima che, ad oggi, tra 20 e 40 miliardi di dollari sarebbero finiti su conti bancari in Svizzera e Gran Bretagna. Una montagna di soldi ricavata dal oliatissimi sistemi di tangenti vigenti nei governi più corrotti e che equivale al 40% degli aiuti pubblici allo sviluppo piovuti sul continente africano. A fronte di così pessime notizie, per fortuna ne spunta una buona.

Secondo l’ultimo rapporto di Transparency International, un’associazione non profit impegnata nell’elaborazione di ricerche sulla percezione della corruzione nel mondo, l’Africa è assieme all’Europa dell’Est la regione che ha registrato più progressi nel 2006. Tra gli esempi da seguire, Transparency International segnala il Sudafrica, la Namibia e il Swaziland, tutti protagonisti di riforme che hanno scongiurato l’ipotesi che “la corruzione potesse ridurre in maniera drammatica le risorse destinate all’educazione, alla sanità e alle infrastrutture”.

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