La crisi mutui è la Waterloo dei banchieri inglesi. Parola di Mr. Bean

La sede della Bank of England, in centro a Londra
“In tutta onestà, non riusciamo più a fronteggiare i mercati finanziari internazionali”. L’ultima vittima della crisi dei mutui si chiama Charles Bean, una persona dai toni ponderati, lo spirito affabile, a cui fa capo il dipartimento Analisi monetarie e statistiche di una fra le più importanti istituzioni bancarie del mondo: la Bank of England.

In qualità di capo economico del banca centrale britannica, le sue dichiarazioni hanno avuto il merito di definire la crisi dei mutui americani per quella che è: un paradigma della perversità del sistema finanziario internazionale nei confronti del quale ci sarebbe poco da fare. Lo spunto della riflessione del signor Bean è ovviamente il caso Northern Rock, il colosso dei mutui britannico messo in ginocchio dalla crisi statunitense e momentaneamente risollevato dalla Bank of England grazie a due megaprestiti concessi il 14 settembre (8 miliardi di sterline secondo il Financial Times, cioè pari a 11,5 miliardi di euro) e la scorsa settimana (circa 4 miliardi di euro). Al di là delle voci di un possibile finanziamento di Citigroup ai potenziali acquirenti, ciò che preme nella vicenda Northern Rock è il sentimento d’impotenza, e quindi di panico, che si sta diffondendo nell’establishment britannico degli affari. Ormai è opinione condivisa che i responsabili dell’attuale crisi si apparentano a giovani prodigi, veri e propri assi di matematica e di fisica, capaci di fare soldi a palate creando prodotti finanziari ad altissimo rischio e ultra redditizi.
Clienti in coda alla Northern Rock bank
“Lo stesso Bean” scrive Le Monde, “ammette di essere totalmente sopraffatto da questi fantastici prodotti, quasi ignoti ai più e dotati di nomi barbari come ABS, RMBS, CMBS o CDO”. L’ultima dimostrazione ci è stata per l’appunto offerta dalla rivendita di crediti immobiliari “subprimes” a compagnie di assicurazioni o a degli hedge fund. Interpellato dal Telegraph, Roger Bootle, direttore dello studio di consulenza Capital Economics, assicura che “sono gli operatori a dirigere le danze, non il regolatore, incapace di controllare quanto accade”. Peggio, si scopre che nella vicenda Northern Rock, chi era incaricato di suonare l’allarme non lo ha fatto. E non si tratta tanto della Bank of England, che pure si è vista sommersa da una pioggia di critiche, bensì della Financial Services Authority, l’autorità di tutela della City. Problema: quest’istituto è noto per essere privo di mezzi, con un personale dirigente pagato infinitamente meno rispetto ai traders da controllare e, spesso, da perseguire.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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