Fare impresa, perché l’Italia è al palo

Riforme poco incisive e tasse troppo alte. Così avviare nuove aziende resta difficile

di Marco Cobianchi

Alla Banca mondiale del riformismo di Pierluigi Bersani non si sono quasi accorti. Uno dei capitoli più corposi del suo ultimo rapporto su dove è più facile e dove più difficile fare affari riguarda le azioni intraprese dai vari stati per favorire le imprese. E il capitolo dedicato alle riforme italiane è lungo, si fa per dire, appena due righe, nelle quali viene citato un solo provvedimento: la riforma del diritto fallimentare varata l’anno scorso. Punto e basta.
Le due “lenzuolate” liberalizzatrici del ministro dello Sviluppo economico non si sono guadagnate nemmeno una citazione. Il motivo sta probabilmente nel fatto che i provvedimenti del governo hanno finora avuto come beneficiari i cittadini e non le imprese. Da qui il giudizio poco lusinghiero della Banca mondiale, secondo la quale i paesi più riformisti del mondo sono quelli asiatici e quelli dell’Europa dell’Est. Il 79 per cento degli stati in quelle aree ha varato, nell’ultimo anno, almeno una legge che facilita l’intrapresa di nuove iniziative rispetto al 63 per cento dei paesi dell’area Ocse.
Nella classifica generale dei paesi dove le imprese sono più coccolate l’Italia si colloca al 53° posto. Purtroppo un raffronto con l’anno precedente è inutile (eravamo all’82°) perché nel frattempo la Banca mondiale ha cambiato la metodologia della graduatoria che, nel 2007, vede nelle prime posizioni Singapore, Nuova Zelanda e Usa. Prima di noi figurano la maggior parte dei grandi paesi europei: il Regno Unito è sesto, la Germania ventesima, la Francia 31esima e la Spagna 38esima.
A zavorrare la competitività italiana è soprattutto un fattore: le tasse. Per la Banca mondiale un’impresa italiana paga, complessivamente, considerando quindi anche le trattenute e le imposte sul lavoro, il 76 per cento dei profitti, rispetto a una media Ocse del 46,2 per cento. Un’enormità. In Germania le imprese pagano il 50,8 per cento, in Francia il 66,3, in Spagna il 62 e nel Regno Unito il 35,7.
Inoltre in Italia per fondare una società occorre espletare 9 procedure che portano via in media 13 giorni. In Francia è tutto più veloce: 5 procedure e 7 giorni, ma in Spagna occorrono 10 documenti e 47 giorni, in Gran Bretagna ne occorrono 6 e 13 giorni, mentre in Germania 9 procedure e 18 giorni.
Per chiudere un affare in Italia un’impresa straniera impiega quasi due anni di tempo mentre nei paesi Ocse basta poco più di un anno.

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