
E gli arabi rimangono a guardare. Vista da Dubai, la situazione si potrebbe riassumere così dopo la conclusione dell’accordo tra il London Stock Exchange (Lse) e Borsa Italiana, conclusasi il primo ottobre. Un accordo che ha fatto seguito ad un precedente matrimonio, quello di agosto tra il Nyse e Euronext, e che potrebbe precedere un’altra unione tra il Nasdaq e le borse scandinave.
Il deal che coinvolge Borsa Italiana prevede la fusione per 2,3 miliardi di dollari. Inoltre, in base alle parole dette da un portavoce di Lse a arabianbusiness.com, il potere di Borse Dubai e di Qatar Investment Authority (Qia) in Lse è diminuito. “La quota del 28% detenuta da Borse Dubai è stata portata a circa il 20%, mentre la parte della Qia è passata dal 20% al 14%”, dice lo stesso portavoce. In base al deal, Borsa Italiana detiene il 28% del business.
“La ristrutturazione di Borse Dubai e il deal che ha coinvolto il Nasdaq, la svedese Omx e Lse è molto importante. Ciò che molti non hanno compreso è che la più grande concorrente per Difx (Dubai International Financial Exchange) è stata la borsa di Londra”, dice Albert Momdjian ad di Dubai International Financial Centre (Difc) una società di Calyon, gruppo Crédit Agricole. “Negli ultimi due anni - continua Momdjian - il Difx non è cresciuto e ha perso competitività nei confronti di Lse”. Così hanno detto: “Sai cosa, perché non ce la compriamo?”.
- Martedì 9 Ottobre 2007
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