
Andrà a votare Walter Veltroni il 14 ottobre? “No”. Ma come, nel 2005 Alessandro Profumo e Corrado Passera si spesero per Prodi… “Anche se volessi non potrei. Ho una carica istituzionale”. E dire che Andrea Mondello, 58 anni, presidente della Camera di commercio di Roma e dell’Unioncamere, ex numero due della Confindustria, di quel modello romano tanto caro al candidato leader del Pd si considera l’ideatore. Sicuramente il maggior protagonista a livello economico.
In che cosa consiste questo famoso modello?
Intanto nell’abbandonare la cultura del declino. Nel 1993, nella cerchia di Francesco Rutelli c’era chi la teorizzava: un “luminoso crepuscolo”, molto da cartolina, sui Fori. Io pensavo che bisognasse rimboccarsi le maniche e portare soldi, finanziamenti e ricchezza. Punto due: basta con la politica dei veti. Istituzioni, partiti ed economia devono collaborare al di là degli schieramenti.
Roma ha ottenuto un bel po’ di fondi pubblici quando a Palazzo Chigi c’erano Silvio Berlusconi e Gianni Letta.
Letta è stato un interlocutore prezioso. Ma non abbiamo avuto più soldi di Milano: li abbiamo spesi bene. Tra il 2000 e il 2006 Roma è cresciuta dell’1,8 per cento l’anno, l’Italia dell’1,3. Il nostro valore aggiunto era il 78 per cento di Milano, ora è l’84. L’occupazione è 3 punti sopra la media nazionale. Due altri dati: la crescita delle imprese, più 8,8 rispetto al 5 dell’Italia, e il turismo: più 52,8 per cento. Mentre l’Italia scivola al sesto posto nel mondo, il terzo in Europa, dove la Spagna ci ha superati.
Parla come Veltroni…
Non gli manca il mio sostegno. Ma anche il centrodestra mi ha offerto qualche candidatura.
Basta con i veti: una formula esportabile a livello nazionale?
Difficile con l’attuale litigiosità. Però si possono individuare le priorità strategiche del Paese e impedire per legge che, se cambia governo, ciò che è avviato non vada rifatto da capo.

Per esempio?
L’energia. Io ero per il nucleare; oggi dico che non si possono fare e disfare perfino le centrali convenzionali per soddisfare l’ultimo partitino. Ma soprattutto penso alle infrastrutture: è ovvio che la Tav va completata. E il mio grande cruccio è la cancellazione del ponte di Messina.
La sinistra ne fa un vanto.
E sbaglia. Avrebbe riavvicinato all’Italia il Sud, che invece rischiamo di perdere.
Vista dal vostro osservatorio come andrà l’economia? C’è davvero aria di recessione?
Recessione no, ma nel 2008 saremo quasi fermi.
Il governo è ottimista.
Il governo dovrebbe lanciare un messaggio. È ciò che manca alla Finanziaria: tante piccole cose ma non c’è un segnale forte.
Per esempio?
Bisogna ridurre le imposte dirette, a dispetto di quel che dice Tommaso Padoa-Schioppa: magari non avrebbe effetti immediati sui consumi, ma indurrebbe la gente a un maggiore ottimismo. Esiste anche la psicoeconomia, sa?
Chi sarà l’erede di Montezemolo in Confindustria?
Una continuità è difficile, vista la personalità di Luca.
Emma Marcegaglia?
Niente nomi… ma vedo una presidenza in rosa.
- Giovedì 11 Ottobre 2007
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