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Doveva diventare il fiore all’occhiello del nuovo corso morettiano alle Ferrovie, un esempio di trasparenza amministrativa e di efficienza decisionale. E invece la gara per l’elaborazione dei dati, lo sviluppo del software e la gestione dei call center delle Fs si sta trasformando in una brutta storia intessuta di recriminazioni, contestazioni, polemiche e sospetti. E perfino ricorsi al tribunale nei quali l’associazione di consumatori Adusbef di Elio Lannutti ipotizza reati gravi come la concussione, la corruzione, l’aggiotaggio, l’insider trading, la turbativa di mercato.
Una vicenda, insomma, in cui, con il passare dei giorni, i dubbi si moltiplicano. Al punto che al confronto rischia di apparire un episodio minore quello di qualche anno fa con protagonista Elio Catania, il predecessore di Mauro Moretti alle Fs, il quale affidò una ricca commessa per la fornitura di computer all’Ibm, cioè alla società di cui era stato responsabile per l’Europa fino a qualche tempo prima.
Questa volta il valore dell’affare è sensibilmente più elevato, circa 1 miliardo di euro, una superfornitura di servizi per la quale era stata allestita una delle gare più importanti di questi anni da un punto di vista dell’importo economico nell’ambito della pubblica amministrazione. Per le Ferrovie era un avvenimento cruciale, seguito personalmente da Moretti e dal suo braccio destro, Nicola Mandarino, capo delle strategie della holding ferroviaria, entrambi ds e il primo legatissimo con mille fili a Massimo D’Alema.
Per aggiudicarsi il business dell’informatica Fs si erano messe in pista tre società di rilievo: Telecom, Almaviva e Sirti. Nella prima, per la verità, non tutti a livello di vertice erano convinti dell’opportunità di impegnarsi per la fornitura ferroviaria: mentre l’amministratore Riccardo Ruggiero e Mauro Nanni, responsabile dell’area informatica, premevano per scendere in pista, il vicepresidente Carlo Buora era assai titubante.
L’Almaviva, al contrario, ha affrontato la gara con estrema determinazione e l’intima convinzione di avere la vittoria in tasca potendo contare, oltretutto, sulla collaborazione di giganti come Hp, Elsag, Microsoft e Oracle.
Posseduta e guidata da Alberto Tripi, uno degli imprenditori più vicini al presidente del Consiglio, Romano Prodi, l’Almaviva inoltre controlla da tempo la Tsf (Telesistemi ferroviari, con 700 dipendenti di cui 300 addetti ai call center), società da più di un decennio attiva all’interno delle Fs proprio nel settore hi-tech. Tra Tsf e Ferrovie il rapporto era così stretto e di reciproca soddisfazione che la holding dei treni era socia di minoranza della stessa Tsf con una quota sostanziosa di circa il 40 per cento.
La Sirti, infine, ha partecipato con slancio sebbene nell’ambiente fosse considerata non proprio la favorita sul piano tecnico, in quanto sia la sua ragione sociale sia il suo core business erano assai distanti dall’oggetto del bando di gara.
Società un tempo collegata alla Telecom e al gruppo Iri-Stet, la Sirti è nota, infatti, non tanto nell’ambito dell’informatica e delle sue applicazioni, ma come azienda specializzata nelle operazioni di cablatura, cioè in pratica nello scavo e poi nella posa in opera della rete di cavi sul territorio nazionale.

A sorpresa, però, la gara è stata vinta proprio dalla Sirti. L’offerta tecnica della Telecom è stata giudicata così scadente dalla commissione giudicante, composta da cinque dirigenti delle Fs presieduti da Maurizio Marchetti, legale della holding, che la busta con le proposte economiche non è stata neppure aperta.
L’Almaviva, invece, ha presentato un’offerta economica vantaggiosissima per le Ferrovie, migliore di quella Sirti, con un ribasso di circa 135 milioni di euro equivalente al 18,3 per cento. Da un punto di vista tecnico, invece, la proposta Almaviva è stata considerata inferiore rispetto a quella Sirti, peggiore, cioè, di quella di una società che fino a quel momento si era occupata di tutt’altro.
L’inadeguatezza sostanziale e formale della Sirti rispetto all’oggetto del bando di gara Fs era stata notata qualche tempo fa anche dalla società di revisione Price Waterhouse Coopers, che all’inizio di aprile 2007, nella relazione al bilancio consolidato 2006 (vedere documento in alto), aveva suggerito ai dirigenti Sirti di modificare almeno lo statuto aziendale per renderlo più congruo rispetto alla partecipazione alla gara ferroviaria.
La raccomandazione della società di revisione era sembrata così calzante e appropriata ai dirigenti Sirti che pochi giorni dopo, il 12 aprile, il presidente del consiglio di amministrazione, Gian Maria Chiarva, aveva firmato un documento di modifica dell’articolo 2 dello statuto societario accogliendo le modifiche consigliate.
Da quel momento la Sirti diventava una società con una spiccata vocazione, almeno sulla carta, per l’hi-tech, cioè proprio per quel tipo di attività richieste dal bando delle Ferrovie. E in meno di 6 mesi deve aver acquisito così tante competenze e così tanta esperienza da arrivare a stracciare concorrenti presenti da molto più tempo sul terreno dell’informatica, come la Telecom e soprattutto la Almaviva.
Alla luce di questa stranezza colpiscono una serie di piccole e grandi anomalie che hanno accompagnato lo svolgimento e la conclusione della gara. A cominciare dall’insolita rapidità per un’amministrazione pubblica nella gestione della procedura. Le offerte tecniche, volumoni di centinaia di pagine, sono state consegnate alla commissione giudicante il 16 settembre e appena una decina di giorni dopo non solo erano state lette e attentamente vagliate, ma già circolava l’indiscrezione che avesse vinto la Sirti. Una voce così fondata che venerdì 28 dalle Ferrovie hanno avvertito la necessità di confermarla verbalmente al presidente Chiarva. E il tam tam è diventato così assordante che il valore delle azioni Sirti è schizzato verso l’alto e il lunedì successivo la società è stata sospesa dalle contrattazioni di borsa.
La comunicazione ufficiale dell’esito della gara è avvenuta però alcuni giorni dopo e a compimento dell’ennesimo giallo: le buste con le offerte sono state aperte senza la partecipazione dei rappresentanti della Almaviva, che non erano stati invitati. Una procedura in netto contrasto con l’articolo 275 del regolamento attuativo del codice degli appalti approvato dal Consiglio dei ministri e dal Consiglio di stato.
- Venerdì 12 Ottobre 2007
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Commenti
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Il 13 Ottobre 2007 alle 8:35 Corrado Buccieri ha scritto:
Ma quanto costano queste ferrovie,e
chissà quando funzioneranno davvero.
Il 15 Ottobre 2007 alle 13:48 lapulce33 ha scritto:
Certo che in FS il vizio non si perde mai. Non dimentichiamo l’inchiesta della Procura di Reggio Calabria in merito all’omicidio dell’ex presidente dell’Ente Ferrovie dello Stato, Lodovico Ligato, coinvolto nello “scandalo delle lenzuola d’oro” nel novembre del 1988, costretto a dimettersi dalla presidenza delle Ferrovie dello Stato e poi eliminato dalla ‘ndrangheta nella sua villa a Bocale di Reggio Calabria la sera del 27 agosto del 1989
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