Fortunati e furbi: così l’italiano vede i ricchi


di Raffaella Galvani
Sono 1,8 milioni gli italiani che si dichiarano ricchissimi: non solo con un buon reddito e la casa, ma con “tantissimi soldi e tante proprietà”, per un valore complessivo da 500 mila euro in su. Lo indica un sondaggio condotto fra il 6 e il 7 settembre 2007 tramite 1.002 interviste telefoniche dalla Astra Ricerche su un campione rappresentativo di 48,7 milioni di persone (metodo Cati). Un outing sorprendente, visto che al fisco (dichiarazioni dei redditi 2005) risulta che solo 55 mila contribuenti in Italia, su un totale di 40,5 milioni, abbiano un reddito annuo superiore a 200 mila euro.
“Che quasi 2 milioni di persone si siano autodichiarate davvero ricche è eclatante, ma lo è ancora di più il fatto che i ricchi vengano sentiti come persone molto negative, anche se poi gli aspiranti Paperoni dichiarati sono 7,1 milioni, e coloro che mostrano un forte interesse per la ricchezza arrivano a 12,1 milioni” commenta Enrico Finzi, sociologo e presidente della Astra. Dati comunque molto inferiori, in proporzione, a quelli riscontrabili nella società americana, dove la spinta all’arricchimento è forte e vissuta positivamente.
Come, secondo gli italiani, i ricchi hanno fatto i soldi
In Italia, invece, “i ricchi hanno una pessima immagine”. Che sia a causa della cultura cattolica lontana dalla tradizione calvinista, o piuttosto conseguenza delle gesta di personaggi come i furbetti del quartierino modello Fiorani, gli italiani non pensano che sia possibile arricchirsi partendo da zero e contando sulle proprie capacità, ma soprattutto conservando le mani pulite. Interpellati su come i ricchi sono diventati tali, gli intervistati mettono ai primi posti la fortuna, ottimi consulenti e l’evasione fiscale, mentre piazzano al settimo il duro lavoro (53,2 per cento) e al dodicesimo e ultimo (33,7 per cento) il modello del self-made man partito da zero.
Insomma, i ricchi in Italia forse non piangono ma certo non piacciono. “Uno dei segni di crisi di questo Paese è la caduta di immagine della classe dirigente” sostiene Finzi. E poco importa che nella classifica del quindicinale economico Forbes, che di recente ha pubblicato l’elenco degli uomini più ricchi del pianeta (in testa Bill Gates della Microsoft), tra gli italiani ci siano imprenditori come Silvio Berlusconi, Leonardo Del Vecchio (Luxottica) e Michele Ferrero. “L’opinione pubblica conosce i casi negativi che finiscono in cronaca e spesso ignora le persone che hanno costruito le loro fortune con anni di lavoro e non attraverso speculazioni” precisa Finzi. Di certo solo il 26 per cento apprezza chi ha alti redditi e grandi patrimoni (soprattutto immobiliari), che per il 76 per cento collega a privilegio, immoralità, evasione e criminalità.
Quali, secondo gli italiani, i vantaggi dell'essere ricco
Insomma, dalla ricerca, commissionata dalla Alfio Badolla training company, emerge secondo i ricercatori della Astra un paese condizionato nel suo approccio alla ricchezza da una visione moralistica e preoccupato per il futuro in chiave di sicurezza più che di sviluppo. Basti pensare che circa il 75 per cento degli italiani, se diventasse davvero ricco (tabella), utilizzerebbe i soldi per avere una vecchiaia serena o realizzare sogni nel cassetto (72 per cento circa), mentre solo il 44 avvierebbe una nuova attività.
Né è da sottovalutare la sfiducia che si coglie nelle risposte sulle conseguenze negative del diventare ricchi. Al primo posto, con un 54,3 per cento, gli italiani indicano il timore di essere derubati o imbrogliati: un fatto che dovrebbe far riflettere le istituzioni finanziarie, e che non è certo estraneo alle vicissitudini di migliaia di piccoli risparmiatori che hanno visto i loro soldi bruciarsi sull’affaire dei bond argentini piuttosto che dei crac Cirio e Parmalat.
Quali, secondo gli italiani, gli svantaggi dell'essere ricco
I ricchi restano una minoranza concentrata in particolare tra i 45-55enni, mentre l’80 per cento degli italiani, in particolare i salariati, i pensionati e coloro che hanno la licenza media o elementare o nessun titolo di studio, con la ricchezza dichiara di non aver nulla a che fare. La sorpresa? Sostengono di non aver alcuna voglia di arricchirsi molto, stimolo avvertito solo da un italiano su sette, con punte tra gli under 35 single, i diplomati, il ceto medio impiegatizio e autonomo.
È a loro forse che pensa di trasmettere il suo credo Alfio Bardolla, 35 anni, originario di Chiavenna ma americano di formazione. Bardolla, che ha scritto anche un libro pubblicato dalla Sperling & Kupfer, I soldi fanno la felicità, con la sua scuola propone dei corsi per raggiungere il “wellness finanziario”. Cioè la possibilità di mantenere il proprio tenore di vita prescindendo dallo stipendio.
“Gli italiani” sostiene Bardolla “mancano di competenze tecniche ma soprattutto di attitudine mentale: passano la vita puntando sul lavoro e mettono i loro risparmi nella casa, mentre dovrebbero dedicare parte del loro tempo alla gestione attiva e creativa dei loro risparmi”. Basterà per arricchirsi? I dubbi restano. Ma Bardolla si dice pronto a rimborsare chi non ce la fa.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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