Le donne manager italiane plaudono all’amministratore delegato di PepsiCo, Indra Nooyi, che ha dichiarato di recente: “Prima di tutto sono una madre, dopo un amministratore delegato e dopo una moglie”.
Le dirigenti e le imprenditrici non sono poche e fanno bene tanto sul posto di lavoro quanto in famiglia. A sostenerlo è la presidente dell’Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda (Aidda), Laura Frati Gucci. “Sono totalmente d’accordo - dice - con la dichiarazione di Indra Nooyi. Accanto al primo posto di mamma metterei la cura della famiglia nel senso più ampio possibile. In Italia le donne, che di solito hanno alle spalle tradizioni familiari più forti rispetto agli Stati Uniti, non si occupano solo della loro famiglia ma spesso anche di quella di provenienza”.
Nonostante i positivi passi avanti, rimangono alcuni problemi. “In Italia - continua la presidente di Aidda - le donne in carriera sono meno in vista anche perché c’è una minore propensione a spostarsi. Tuttavia non è affatto vero, come ci ha accusato la Francia tempo fa, che le donne manager italiane non fanno figli perché la loro carriera è più importante. In Italia le donne, e anche le donne dirigenti d’azienda, fanno figli e si occupano della famiglia. Piuttosto è vero che in Italia c’è una carenza strutturale dell’assistenza alla gestione dei figli. Per esempio gli asili lasciano i bambini all’una, la legge 53 per la conciliazione dei tempi della famiglia coi tempi di lavoro è stata pensata per le grandi aziende e non per la miriade di piccole imprese italiane”.
Della stessa opinione sono le imprenditrici Nonino, che in Friuli distillano la grappa dal 1897. “La nostra azienda - dicono Cristina, Antonella ed Elisabetta Nonino - si avvale per l’85 per cento di personale femminile. Tocchiamo quotidianamente con mano il calvario di una brava mamma che è anche una lavoratrice coscienziosa. Mancano le strutture, come per esempio gli asili nido. Quelle che ci sono hanno orari che difficilmente si conciliano col lavoro dipendente. Una soluzione potrebbero essere gli asili aziendali ma purtroppo la nostra è un’azienda che non ha ancora le dimensioni adatte”.
Alla domanda se, come donne imprenditrici, trovano qualche forma di aiuto da parte dello stato italiano, Giannola Nonino ha risposto: “Nel lavoro assolutamente no, anzi, continue difficoltà. Per esempio, è incomprensibile come lo stato italiano voglia proporsi a “paladino della qualità” nel nostro settore quando in realtà fa molto poco per tutelare marchi e prodotti. Il tutto a scapito del consumatore e delle aziende serie. Anche per la famiglia tante parole e pochi fatti. Tutti i governi promettono aiuti alle donne che lavorano ma alla fine, se non ci sono nonni o zii che danno una mano, per una donna che ha un normale impiego è difficilissimo crescere bene dei figli”.

- Mercoledì 17 Ottobre 2007

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