
Lo stipendio non viene pagato da sei mesi così come la tredicesima dello scorso anno. La cassa integrazione è stata firmata ad agosto ma, a detta degli stessi sindacati, non si sa bene che fine abbia fatto. Nonostante tutto gli oltre settanta dipendenti dello Ial Cisl Veneto, l’ente di formazione promosso dalla Cisl, non hanno mai smesso di lavorare.
Il debito dichiarato a dicembre 2006 è di circa sei milioni di euro ma oggi, secondo qualche sindacalista interno, potrebbe sfiorare i dieci milioni. Una realtà come tante, si potrebbe dire. Se non fosse che a difendere i lavoratori ci sono le stesse persone che rappresentano l’azienda e che un ente di formazione non può fallire ma solo chiudere. Una crisi, quella dello Ial Cisl Veneto, che la stessa segretaria regionale del sindacato, Franca Porto, definisce profonda. “Non ci sono i soldi. C’è poco da dire quando ti trovi a dover scegliere se pagare gli stipendi o tagliare luce e telefono”. Molto più ottimista Graziano Trerè, amministratore unico dello Ial nazionale, che personalmente si è occupato della situazione veneta: “Pagheremo gli stipendi entro un mese, il tempo necessario per riaprire le linee di credito con le banche grazie a un fondo di garanzia nazionale che stiamo per costituire”. Una novità incoraggiante per i dipendenti e per un numero imprecisato di collaboratori, forse un centinaio, che aspettano di essere pagati.
La verità è che i dipendenti dopo tante promesse non mantenute da parte dello Ial ora ci vanno con i piedi di piombo. L’Ente aveva anche promesso (firmando un accordo a settembre) che avrebbe anticipato i soldi della cassa integrazione ma non sono mai arrivati e poi, da mesi, che avrebbe saldato i debiti con i lavoratori. Le busta paga, però, sono ferme a febbraio. Dallo Ial si difendono denunciando la drastica riduzione dei finanziamenti europei e di conseguenza di quelli della Regione che li eroga. Dall’altro lato molti dipendenti accusano l’Ente di aver gestito in modo “pessimo” i fondi e di aver portato così lo Ial alla bancarotta.
“Non abbiamo più alcuna certezza”, racconta Franco Piazzi, rappresentate sindacale Uil e dipendente Ial da trent’anni, “e ora stiamo pagando gli errori della precedente gestione. In media ogni lavoratore vanta un credito di oltre diecimila euro”. Più cauto Antonio Giacobbi, segretario generale Flc Veneto: “Lo Ial ha risentito di una cattiva gestione, è passato troppo tempo ora è il momento delle risposte”. L’unico spiraglio di luce è il distacco di circa trenta persone che si occupano di prima formazione ricollocate temporaneamente in un altro ente (Ficiap). Per loro lo stipendio, il mese prossimo, è assicurato. La sorte degli altri trenta è affidata al sindacato. E alla generosità delle banche.
- Giovedì 18 Ottobre 2007
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Commenti
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Il 18 Ottobre 2007 alle 10:12 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
Cosa vogliamo commentare, del resto è già tutto commentato. Chi lavora avrà sempre l’onere del sudore e del sacrificio. Beati i poveri diceva sulla collina Gesù. Avrebbe immaginato così poveri ? Vedere nello specifico l’Africa. Ma oggi non dicono altro: non ti lamentare c’è chi sta peggio di te e così facendo faremo compagnia alle poveri genti che non riescono ne a mangiare e muoiono per bere. Vergogna all’infinito.
Il 18 Ottobre 2007 alle 13:09 robynson68 ha scritto:
e meno male che dovrebbe essere compito del sindacato tutelare i lavoratori!
l’enfap uil abruzzo è un altro esempio di cattiva gestione e di crisi quasi irreversibile..ma questi lavoratori che speranza hanno di essere tutelati da qualcuno visto il datore di lavoro?
mah!
Il 18 Ottobre 2007 alle 21:47 sensazione ha scritto:
Ebbene, cari signori, io sono una “vittima” in quanto dipendente di questo ente.
Di cose da dire ce ne sono tante e tante ne sono state dette.
Vi invito ad approffondire l’argomento visitando questo indirizzo: http://www.bispensiero.it ed entrare alla voce “scuola e formazione” e leggere i commenti che sono divisi in prima e seconda puntata.
Vorrei che tutta questa vicenda venisse alla luce del sole, perchè è ora di finirla di essere presi in giro così palesemente. Colui e coloro che hanno ridotto volontariamente l’ente in queste condizione deve pagare restituendoci il maltolto.
Aspetto vostri commenti. Grazie.
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