
I tagli alla spesa pubblica? E chi li ha visti? Tabelle alla mano, quelli in Finanziaria sono così modesti da apparire quasi del tutto insignificanti. Taglietti, insomma, come risulta chiaro da un documento interno e riservato sui grandi aggregati della manovra di bilancio 2008 preparato dalla Ragioneria generale dello Stato che Panorama ha potuto consultare. Le minori spese correnti, cioè le riduzioni delle uscite per il funzionamento della macchina statale, ammontano a nemmeno 1,5 miliardi, 1,45 miliardi per l’esattezza: una scalfittura al dito mignolo del moloch della finanza pubblica.
Alla luce di questa cifra fino a oggi tenuta ufficialmente nascosta, acquistano un significato più preciso le polemiche se non proprio le accuse esplicite circolate in questi ultimi tempi nei confronti del governo di Romano Prodi e del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Contro la mano leggera usata dalla maggioranza sul lato dei tagli alla spesa si sono pronunciati, fra gli altri, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi (”Il contenimento della spesa corrente è il problema centrale: i progressi nella riduzione degli squilibri sono modesti“), il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, il commissario europeo agli Affari monetari, Joaquin Almunia, e il Fondo monetario internazionale.
Ed è difficile dar loro torto, considerando che il debito pubblico italiano resta il più alto d’Europa (1.620,3 miliardi, pari al 105 per cento del pil, il prodotto interno lordo) e che un percorso di rientro e di risanamento non può risultare credibile, soprattutto a livello internazionale, se condotto a colpetti di 1 miliardo e mezzo all’anno su un totale di spese correnti di 715 miliardi. Di questo passo c’è da dubitare seriamente che risultino efficaci i programmi pluriennali di riduzione del debito, che il governo vorrebbe veder scendere sotto la soglia del 100 per cento del pil nel 2010, con una progressione dovuta soprattutto dall’incremento di gettito fiscale e comunque assai lenta, se confrontata con i percorsi di risanamento di altri paesi europei.
Se guardata nel dettaglio, la riduzione di alcune spese appare, oltretutto, più di facciata che di sostanza. È il caso, per esempio, della “riduzione lineare dei consumi intermedi” (500 milioni), voce che tradotta dal burocratese significa che alcune uscite, invece di ricadere direttamente sul bilancio dello Stato, vengono momentaneamente parcheggiate su altri centri contabili, tipo la Consip, società interamente partecipata dal ministero dell’Economia, adibita allo sviluppo dei sistemi informatici e ai programmi di acquisto di beni e servizi per la pubblica amministrazione. Il governo, poi, intende ottimisticamente recuperare 150 milioni razionalizzando le spese di manutenzione ordinaria degli edifici e altri 25 introducendo la posta elettronica negli uffici pubblici.
Il taglietto politicamente più significativo, però, è quello per il pubblico impiego. Prima dell’approvazione della manovra, il responsabile della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, assicurò che i risparmi sul versante degli impiegati statali sarebbero stati di almeno 500 milioni, assumendo un nuovo dipendente solo in presenza dell’uscita di tre che fossero andati in pensione. Una buona intenzione rimasta tale, però: la riduzione di spesa decisa per le amministrazioni pubbliche è di appena 211 milioni, mentre lo stanziamento per il contratto degli statali 2006-2007 è più che quintuplo: 1 miliardo.
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- Sabato 20 Ottobre 2007
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Commenti
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Il 22 Ottobre 2007 alle 1:04 luanmagi ha scritto:
Chi mai ha detto, o dove sta scritto, che l’essere professori certifica il fatto che uno capisce qualcosa di forbici? o di economia? o di finanza? Loro possono “infinocchiare” solo chi li a votati, non tanto perchè convinti, ma perchè è sempre duro ammettere… Esperti internazionali, europei, nazionali (Montezemolo non incluso) indicano gli errori. E i prof.? Causa vetustà, non solo non ascoltano, ma si offendono pure. Tanto i quattrini non sono loro…… per ora.
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