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Una business school a Johannesburg
Ormai anche il Fondo monetario internazionale si è rassegnato: “L’Africa sub-sahariana attraversa il suo miglior periodo di crescita per durata dall’indipendenza” degli anni ‘60. Meno conflitti armati, meno corruzione, più attenzione alla gestione dei conti pubblici e privatizzazioni mirate fanno sì che il Pil africano sia ormai in preda all’euforia (+6,1% nel 2007 e +6,8% nel 2008). “Cina e India si sono accorti della rinascita africana, l’Occidente meno”. È questo in sostanza il giudizio di Lionel Zinsou, banchiere beninense associato della prestigiosa banca d’affari internazionale Rotschild & cie, nonché azionista del quotidiano francese Libération e consigliere economico del presidente del Benin. Appassionato d’arte (è a capo di una Fondazione culturale), Zinsou offre a Panorama.it una visione sorprendente su un continente “che i mass-media danno troppo spesso per perdente”.
Sembra che così non sia. Eppure, l’immagine dell’Africa è molto negativa tra l’opinione pubblica occidentale. Come spiega questo paradosso?
Il boom economico dell’Africa è ormai un dato strutturale. Sul continente è ormai in corso una seconda era delle indipendenze. Detto questo, l’Occidente continua a percepire l’Africa come una realtà degradata. Lasciamo stare le dichiarazioni del Premio Nobel Watson, per un certo verso questa percezione è difficilmente opinabile: milioni di africani non riescono ad estirparsi dalla miseria e i rapporti Onu sostengono che l’Africa non riuscirà a raggiungere Obiettivi del Millennio. Ma forse il problema sta proprio qui: Europa e Stati Uniti conoscono fin troppo bene il nostro continente…
Che cosa intende dire?
L’Occidente si concentra prevalentemente sugli aiuti allo sviluppo per l’Africa. Anche perché l’immagine del povero bambino africano con la pancia gonfia è ancora profondamente radicata nell’immaginario collettivo occidentale. Ora, prendiamo gli esempi di Cina e India. In questi paesi, l’idea di riempire uno stadio per un concerto a favore dell’Africa è cosa impensabile. È un male? Forse no. Pechino e New Dehli hanno fatto scelte precise: il continente africano offre loro risorse naturali preziosissime per soddisfare le loro crescenti domande interne, quindi hanno optato per rapporti quasi esclusivamente commerciali, risultando più pronti a sfruttare la ripresa economica dell’Africa. Al pari delle Tigri asiatiche e i paesi del Golfo arabo, sono diventati una spina nel fianco degli occidentali, ancora convinti che l’Africa sia un’area geopolitica di loro esclusiva competenza.

In realtà non è che Stati Uniti e Europa siano particolarmente attratti dalle prospettive economiche di un continente che pesa meno del 2% del commercio mondiale…
Sono d’accordo. Ma allora perché Parigi e Londra accusano Pechino di atteggiamenti neocolonialisti in Africa? Perché Washington teme la presenza cinese in paesi come l’Angola o la Guinea-Equatoriale? Nel caso degli Stati Uniti, sappiamo ormai che da qui al prossimo decennio oltre il 25% delle importazioni petrolifere proverranno dai paesi africani. Parlare di disinteresse totale nei confronti dell’Africa è fuorviante.
Al di là del petrolio, quali altri fattori stanno all’origine della crescita economica strutturale del continente?
Il più evidente è il risanamento finanziario. Oggi l’Africa ha un debito estero nettamente inferiore rispetto al passato, l’inflazione e il deficit pubblico sono ormai sotto controllo. Il Ghana è un caso esemplare: un tempo corrotto, oggi gode di amplia fiducia tra i mercati finanziari d’Occidente, al punto che la domanda degli investitori ha superato di quattro volte l’offerta del primo bond emesso dal governo ghanese in Occidente, del valore di 750 milioni di dollari.

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- Martedì 23 Ottobre 2007
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Il 23 Ottobre 2007 alle 11:10 Angola » Blog Archives » Netlog homepage ha scritto:
[...] solo un contributo di 16 euro al mese) Credit: EPA/JON HRUSA ] Posted in Angola | Trackback | del.icio.us | Top OfPage [...]
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