- Tags: Antitrust, cartello, indagine, istruttoria, pane, pasta, prezzi, produzione
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Il menu dell’Antitrust prevede, dopo l’indagine sulle anomalie nei prezzi del pane, una sui produttori di pasta, che: “Potrebbero aver adottato strategia uniforme sui prezzi anzichè concorrere”. Per questo l’Autorità ha aperto un’istruttoria (qui il provvedimento, in .pdf) per possibili violazioni della concorrenza per gli aumenti dei prezzi del piatto preferito dagli italiani.
Il procedimento, si legge in un comunicato, riguarda “possibili intese restrittive della concorrenza nei confronti di Unione industriale pastai italiani e di Unione nazionale della piccola e media industria alimentare”. Le associazioni, infatti, “potrebbero aver dato indicazioni per aumenti dei prezzi omogenei sul territorio nazionale”. L’istruttoria dovrà verificare se le indicazioni di aumento del prezzo da applicare alla pasta, a partire da settembre, fornite dalle due associazioni, abbiano ristretto la concorrenza.
Secondo l’Autorità, infatti, “i dati sugli incrementi di prezzo da attuare potrebbero aver costituito un punto di riferimento per l’aumento del prodotto finito, inducendo i singoli produttori ad adottare una strategia uniforme anzichè concorrere sul prezzo a fronte dell’aumento del grano e quindi della farina”.
L’istruttoria, che dovrà concludersi entro il 30 novembre del 2008, è stata avviata anche a seguito di una denuncia presentata da Federconsumatori Puglia. Nella segnalazione veniva citato un incontro avvenuto a Roma tra circa 50 imprese sulle 160 aderenti ad Unipi che rappresentano l’85% della produzione complessiva del settore, dal quale è emersa la decisione di aumentare il prezzo della pasta. Nel corso della preistruttoria gli uffici dell’Autorità hanno individuato indicazioni analoghe da parte di UnionAlimentare sulla base di dichiarazioni rilasciate dal presidente.
I provvedimenti, conclude l’Antitrust, sono stati notificati oggi alle due associazioni, nel corso di alcune ispezioni effettuate dai funzionari dell’Autorità, coadiuvati dal Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza.
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- Martedì 23 Ottobre 2007
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Commenti
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Il 24 Ottobre 2007 alle 13:56 Le dritte di Altroconsumo: Pasta troppo salata, indaga l’Antitrust » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dopo il pane, la pasta. La spesa degli italiani continua a essere sottoposta ad aumenti ingiustificati. L’autorità garante della Concorrenza e del mercato ha aperto un’istruttoria sui prezzi di spaghetti, penne e simili per accertare l’esistenza di un cartello tra le associazioni di produttori di pasta, Unipi e Unionalimentari. L’inchiesta è più che doverosa. Altroconsumo ha denunciato all’Authority già nelle scorse settimane il grave allineamento dei listini del pane. Un fenomeno che, in seguito al comportamento scorretto dei pastai, si rivela ancora più ampio. Le associazioni dei produttori di pasta continuano a rivendicare la necessità di alzare i prezzi. I pastai sopravvalutano maliziosamente l’incidenza del prezzo della materia prima, il grano, sul costo del prodotto finale. Secondo Altroconsumo, invece, i rincari del prezzo della pasta (qui il grafico in .pdf) nell’ultimo anno e mezzo non sono giustificabili. L’aumento del costo delle materie prime, infatti, non deve giustificare l’innalzamento dei prezzi. Sono molte altre le voci sui cui le aziende possono agire per ammortizzare i propri costi, prima di tutto quelle di marketing. All’inizio degli anni ‘90, per esempio, Barilla diminuì del 30% il prezzo della pasta tagliando le spese legate alla raccolta punti (uno dei tanti strumenti per fidelizzare la clientela). Quando poi il prezzo della pasta è alto in partenza, è il caso di De Cecco, l’incidenza della materia prima risulta ancora più irrilevante. Il vero problema è che l’unico meccanismo che i produttori conoscono è la perdita delle quote di mercato. Apprezziamo l’intervento del Garante, ma se neanche questo riporterà una concorrenza onesta bisognerà fare di più. Pane e pasta sono i prodotti sui quali i cittadini lamentano i maggiori rincari. Il nostro invito è di iniziare a punire chi aumenta in modo ingiustificato i prezzi. Si può fare, individualmente, orientandosi verso le marche meno care. A volte anche solo provare a cambiare un’abitudine è l’inizio di un piccolo risparmio. [...]
Il 24 Ottobre 2007 alle 15:10 Corrado Buccieri ha scritto:
Cambiare abitudine significa mettersi
in dieta forzata?
Ci sarà qualcuno che possa controllare
questa sfrenata corsa agli aumenti?
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