
Latte e formaggi italiani in bella vista nel mondo. Grazie a un marchio collettivo “Italia” e una campagna di marketing che contraddistingue e valorizza le produzioni casearie di origine italiana. La novità sarà presentata a Cremona, dal 25 al 28 ottobre, durante la 62esima edizione della Fiera internazionale del bovino, tra le prime tre manifestazioni al mondo per il settore lattiero-caseario. L’occasione giusta per fare il punto sull’universo latte e formaggi.
A cominciare dalla diminuzione generale della produzione di latte in Europa in quest’ultimo periodo, con il conseguente innalzamento del prezzo (circa 40 centesimi al litro in cisterna), per continuare con l’annosa questione delle quote. In particolare, la disparità in Europa. L’Italia, infatti, riesce a coprire solo il 60 per cento della domanda interna. Mentre Paesi come l’Irlanda hanno una quota nazionale che è superiore di 3,6 volte rispetto al consumo. Ogni cittadino irlandese, per esempio, dispone di una quota latte di 0,90 tonnellate all’anno. L’Italia, invece, con una quota nazionale di 10,5 milioni di tonnellate e 59 milioni di abitanti, ha una quota procapite di sole 0,18 tonnellate. Anche di questo si parlerà durante i convegni a fianco della manifestazione: l’abolizione del regime delle quote latte entro il 2015, un’abolizione preceduta da una fase transitoria, l’“atterraggio morbido” (già a partire dalla stagione 2008-2009).
Meno latte ma con più qualità: quello che si consumava alla fine degli anni Ottanta, per il 75 per cento, aveva una carica batterica superiore a 100 mila unità per millilitro. Ora quel limite si è abbassato alle 30 mila unità. Un miglioramento dovuto all’introduzione del sistema di pagamento del latte secondo i parametri qualitativi e alle restrittive norme comunitarie.
Ma in Italia si sta meglio sul versante formaggi: con 24 chili consumati in un anno da ogni abitante, abbiamo superato anche i francesi (nel 2006, per la prima volta). Il consumo medio di un cittadino europeo è di 18 kg. Il comparto, con il suo giro d’affari poco al di sotto dei 16 miliardi di euro all’anno, è il principale dell’industria agro-alimentare nazionale.
Del resto, negli ultimi anni, la domanda di formaggi è cresciuta tra l’1 e l’1,5 per cento all’anno. Dal 2000 al 2007, infatti, il consumo, nell’Unione Europea è aumentato da 7 a 9 milioni di tonnellate, non solo per effetto dell’allargamento a est ma soprattutto per un aumento della domanda in tutti Paesi membri.
Sulla stessa scia lo yogurt. Il consumo italiano è quasi raddoppiato negli ultimi 10 anni, passando da 4,7 chili procapite del 1996, agli attuali 8,7 chili. Cioè, 500 mila tonnellate annue. Un consumo comunque contenuto rispetto al resto dell’Europa (in Olanda, Francia e Germania si consumano tra i 20 ed i 30 chili a testa).
- Giovedì 25 Ottobre 2007
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