Doppio record: il petrolio sale, ma l’euro alle stelle salva la bolletta energetica

19 ottobre 2007, il G7 a Washington: da sinistra a destra i ministri delle finanze francese Christine Lagarde, tedesco Peer Steinbruck, statunitense Henry Paulson, italiano Tommaso Padoa-Schioppa, giapponese Fukushiro Nukaga, britannico Alistar Darling con Jean-Claude Junker dell'Eurogruppo
Due notizie accendono la giornata finanziaria di questo ultimo venerdì d’ottobre: il petrolio continua a correre e sul mercato elettronico after hours di New York supera quota 92 dollari raggiungendo il nuovo record a 92,22 dollari.
L’Europa e e i suoi Governi però sembrano non darsi troppa pena anche se per anni ci siamo sentiti indicare la soglia (fino a pochi mesi fa lontanissima) degli 80 dollari al barile come il limite massimo sopportabile per le nostre economie e per le bollette energetiche dei paesi non produttori.
Oggi, grazie al cambio altrettanto straordinario euro-dollaro (stamattina la valuta europea ha aperto a 1,4360 su quella americana dopo avere toccato un picco di 1,4377 che ha infranto il precedente massimo raggiunto lunedì scorso di 1,4348) sembra che nessuno si preoccupi. La moneta unica vola sulla scommessa di un prossimo, nuovo taglio dei tassi d’interesse Usa. Speriamoo che i conti non siano costretti ad atterrare bruscamente se si dovesse invertire questa tendenza.

Commenti

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Il 12 Novembre 2007 alle 17:09 lebonsens ha scritto:

Che il dollaro scenda e che il prezzo del petrolio salga non lascia indifferenti gli Italiani, che impoveriscono comunque sempre di più. Il discorso di convenienza deve essere fatto sulla base del potere d’acquisto “interno” dell’Euro, e cioè quanto si puo’ spendere con un salario medio, espresso in Euro, nel nostro disastrato paese, rispetto a qualche tempo fa. L’aumento del petrolio, del gasolio e della benzina ha trovato gli Italiani con le tasche già vuote, a causa di altri aumenti non dipendenti dal petrolio (pasta, pane, carne, verdura…): gli aumenti registrati in Italia di tanti beni non possono certamente modificare il “peso” del costo di trasporto sul valore complessivo del prodotto finale. Quindi ci andrei piano con l’osannare l’Euro, che, guardando bene la realtà, ha danneggiato moltissimo il “reddito fisso” (pensioni, salari e stipendi), mentre ha avvantaggiato una parte degli intermediari commerciali. Personalmente, prima di affermare qualsiasi cosa, farei un conto analitico di due panieri di beni e di servizi, acquistati in epoche diverse, tenendo anche conto della dinamica dei redditi fissi della maggior parte dei soggetti. Anche il reddito pro capite potrebbe essere un indicatore, ma occorrerebbe tener conto di tutti i soggetti effettivamente residenti - presenti ad una certa data nel nostra Paese.

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