Arriva lo Skypephone, ma intanto 3 Italia cerca un acquirente

Il magnate di Hong Kong Li Ka Shing è proprietario del colosso della telefonia 3 |foto Ansa
Il magnate Li Ka Shing, proprietario di 3

Lo Skypephone è già realtà. Ma il recente accordo commerciale per le telefonate su Internet potrebbe non bastare a risolvere i problemi di 3 Italia che continua a chiudere i conti in rosso. Non è più un mistero che Li Ka Shing, il magnate di Hong Kong, sia da tempo alla ricerca di possibili nuovi partner o compratori per la filiale italiana di telefonia mobile, dopo il fallimento del progetto di quotazione. Ma pare che anche questo tentativo non stia dando i risultati sperati, nonostante a tessere i contatti sia una banca del calibro di Goldman Sachs, presso cui è stato già collocato il 10% di 3.

L’ad dell’operatore tlc, Vincenzo Novari, ha di recente ribadito che sono in corso numerose trattative con possibili comparatori, peraltro ancora non presenti sul mercato italiano. Ma in realtà tutti i tentativi sarebbero stati archiviati con un nulla di fatto. Anche se non ci sono conferme ufficiali, i consulenti della banca americana avrebbe proposto l’acquisto di quote rilevanti del capitale in 3 a Deutsche Telekom, Orange e a un a buon numero di fondi di investimento asiatici e americani. Il nodo della vendita dell’operatore di videofonini è però il prezzo. All’epoca del progetto di quotazione, 3 era stata valutata intorno a 10 miliardi. La stessa cifra che Li Ka Shing conta ancora di incassare in caso di cessione totale della società, senza però mettere in conto che l’utile atteso ancora non si intravede e che il decreto Bersani che ha eliminato i costi di ricarica ha dato un’altra mazzata al bilancio. Un ostacolo non da poco che avrebbe fatto allontanare i possibili acquirenti. Da qui la decisione di valutare anche offerte per quote del 20-30% del capitale di 3.

Una situazione molto simile a quella dell’altro operatore tlc presente in Italia, cioè Wind. Il finanziere egiziano, Naguib Sawiris, cui fa capo la società ex Enel, ha fatto sapere che l’eventuale pacchetto sarà ceduto solo se le offerte saranno soddisfacenti visto che Wind produce cassa e si avvia a un trimestre con buoni risultati. Sawiris ha però davanti scadenze finanziarie importanti e potrebbe aver bisogno di raccogliere liquidità, soprattutto ora che è definitivamente tramontato il progetto di quotazione. Un destino comune quello di 3 e Wind che avrebbe spinto alcune banche d’affari a mettere mano a studi di fattibilità alquanto arditi, ma in linea con lo scenario che da tempo ipotizza l’impossibilità per i mercati maturi, come quello italiano, della coesistenza di ben quattro operatori di telefonia mobile. Per ora le due compagnie hanno già messo in comune le infrastrutture di trasmissione per le quali sono in corso trattative per la cessione. Un modo come un altro per imbarcare un po’ di liquidità. Ma per molti esperti di settore, l’operazione potrebbe essere solo il primo passo verso un matrimonio tra 3 e Wind.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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