
Era da mesi che sembrava conclusa la stagione delle acquisizioni e delle fusioni. Invece, con un colpo a sorpresa Banca Monte Paschi di Siena mischia le carte in tavola e torna a riaccendere il risiko bancario Italiano. MPS ha annunciato infatti di aver raggiunto un accordo con il Banco Santander per l’acquisto del 100% di Banca Antonveneta per una cifra pari a 9 miliardi di euro in contanti, al netto delle partecipazione di Interbanca. Per chiudere la partita con gli spagnoli del Santander ai senesi (che sono banchieri dal 1472) sono bastate 24 ore.
Il nuovo istituto che nascerà dal matrimonio tra la banca senese e quella patavina (l’operazione dovrebbe essere chiusa entro il primo semestre del 2008) darà vita al terzo gruppo bancario italiano dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit-Capitalia, ma in pole position per numero di sportelli (mille quelli di Antonveneta più 2mila di Mps) e dipendenti.
Al di là della cattiva reazione dei mercati, ci sono altri corollari a questa acquisizione. Il primo è che Antonveneta torna a essere italiana. Il secondo è il prezzo: 9 miliardi sono tanti. Ma se si pensa che due anni fa la banca è passata agli olandesi per quasi 8 miliardi, e se si calcola che dentro al suo “perimetro” c’era anche la banca d’affari Interbanca, valutata circa un miliardo, ed esclusa da questa operazione (resta al Santander) allora si conclude che Mps paga oggi 9 miliardi quello che due anni fa è stato stimato 7.
Il terzo elemento è sostanzialmente politico. Questa non è una fusione a freddo, come quella che sembra aver dato vita al partito nuovo tra Ds e Margherita, ma l’accasarsi dell’Istituto della città di Sant’Antonio, cioè a chiara matrice cattolica, nella cassaforte laica senese, da sempre vicina agli uomini della sinistra.
Perché quello di Siena è l’unico istituto la cui maggioranza (58%) non sta sul mercato ma è di una Fondazione. Controllata a sua volta dagli enti pubblici (Comune e Provincia su tutti). Enti governati dal dopoguerra da solide maggioranze Pci, poi Pds, poi Ds. E presto Pd.
Insomma, per dirla come titola il Manifesto, ora anche il Partito democratico ha una banca (cosa che non era riuscita a Fassino e D’Alema), frutto rivoluzione riformista, probabilmente favorita dalle decisioni più liberal provenienti da via Nazionale. L’asse virtuale, che in molti avevano individuato, tra il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, e il neo segretario del Partito Democratico ne esce appunto rinvigorito.
- Venerdì 9 Novembre 2007
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Commenti
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Il 9 Novembre 2007 alle 16:55 Mps-Antonveneta: la sinistra ha tre banche, ma stavolta non lo dice » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Alla fine la bella addormentata delle banche italiane si è svegliata, riuscendo la dove aveva clamorosamente fallito l’Unipol, il colosso finanziario della Lega Coop. Il Monte dei Paschi di Siena, con l’acquisto della Banca Antonveneta, diviene il terzo istituto di credito italiano, ma soprattutto mette assieme due entità sane, radicate nelle aree più produttive del Paese. Non ci dovrebbe essere molto da risanare, puttosto da razionalizzare, anche perché il prezzo pagato agli spagnoli del Santander (9 miliardi di euro, cioè tra 8,5 e 9 milioni a sportello) è assai salata. [...]
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