
Anche ai piani alti di Cinecittà, il quartier generale del cinema capitolino, è arrivato il gelo. Ma il vento della Siberia non c’entra. La solenne bocciatura della Corte dei Conti, formalizzata appena 24 ore fa, è l’ennesimo segno di una lunga crisi. Il bilancio della Holding, rilevano i magistrati contabili, registra una perdita di oltre 10 milioni di euro, che a livello consolidato del Gruppo arriva fino a quota 12. Ma l’aspetto più critico, nota la Corte, è il delicato rapporto tra la Holding e le società controllate.
Il recente botta e risposta tra Stefano Passigli (ex senatore ds, oggi presidente dell’Istituto Luce), Irene Bignardi (a capo di FilmItalia, l’organismo delegato a promuovere all’estero il nostro cinema) e Alessandro Battisti (numero uno di Cinecittà Holding in quota Margherita) non è certo passato inosservato. Materia del contendere l’accorpamento alla Holding dell’Istituto Luce e di FilmItalia. Operazione a cui sia Passigli che Bignardi sono fermamente contrari. Il punto è che Cinecittà Holding, la società che fa capo al ministero dei Beni Culturali, trascina da tempo il riordino societario. Dopo il recente varo da parte del cda, ora è il momento dell’attesa. Delle risorse della Finanziaria prima e del confronto con i Beni Culturali poi. Rutelli, da parte sua, ha velocemente derubricato la bagarre e Andrea Colasio, deputato della Margherita e firmatario della proposta di legge sul cinema ha sintetizzato: “È nel programma elettorale”.
Alla fine l’unica certezza è la necessità di una razionalizzazione delle risorse serrata. La Corte ricorda la messa in liquidazione di società a suo tempo costituite per il conseguimento di obiettivi mai raggiunti. Mediaport spa, che opera nel settore delle sale cinematografiche, ha chiuso il 2006 a meno 3, 3 milioni nonostante i contributi siano stati il doppio. Sotto accusa “l’insostenibile situazione di Cinecittà Multiplex spa, il cui stato di liquidazione dopo sette anni è ancora in corso, a causa di una pendenza tra la Holding e Cinecittà Studios spa”. Bocciata anche FilmItalia la cui “promozione all’estero del cinema italiano continua ad essere frammentata”. Profondo rosso anche per l’Istituto Luce che chiude il 2006 con una perdita di 4,5 milioni di euro. Forse sarà colpa di film poco graditi e della scarsa attenzione della tv a pellicole di qualità. Di fatto a pesare di più sono i costi del personale. In un anno la spesa è aumentata di 378mila euro. Ma l’incremento è stato di sole “tre unità lavorative”. E non è un caso. Su venti milioni di aiuti statali a Cinecittà Holding, più o meno 14 se ne vanno in stipendi.
- Giovedì 15 Novembre 2007
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