di Maria Spigonardo e Luca Dello Iacovo
Provoca reazioni contrastanti l’emendamento sulla class action approvato in Senato e che presto sarà discusso alla Camera. “Se non si riuscisse ad apportare modifiche al testo, questa finta class action” spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi “potrebbe rallentare sino alla paralisi ogni azione di risarcimento nei confronti di banche, assicurazioni e multinazionali che mettono in atto comportamenti lesivi dei diritti dei consumatori”. A scatenare la reazione del Codacons è stata soprattutto la tempistica: “Non c’è danno punitivo ed i consumatori potranno avere un risarcimento solo se giovani, visto che dovranno aspettare almeno 20 anni prima di poter avere una liquidazione dei danni. Almeno 3, infatti, i giudizi, con almeno 3 gradi l’uno, per un totale di 9 processi”. Finora esclusa dalle associazioni dei consumatori che possono intentare una causa collettiva, l’Aduc sta portando avanti una lunga battaglia per far sì che alla Camera il provvedimento venga stralciato. Intanto, in pochi mesi, la petizione a sostegno della loro proposta di legge presentata in Aula dagli onorevoli Poretti e Capezzone ha già avuto oltre 100mila adesioni. “Non sono ancora chiari i criteri con sui saranno scelti i soggetti” spiega il presidente dell’Aduc Vincenzo Donvito. Dubbi arrivano anche dagli imprenditori: il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha parlato di “class action alla amatriciana”. Perplessità da parte di Confcooperative. E gli avvocati sono scettici: “È un pasticcio: mancano i filtri giudiziari e si rischia di ingolfare la macchina della giustizia” dice Andrea Pasqualin dell’Organismo unitario dell’avvocatura italiana (Oua).
Il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, non nega la necessità di alcune modifiche ma è convinto di dover portare a casa il provvedimento per non rischiare di perderlo. “L’opposizione a questa norma sembra incredibile ed indifendibile, opposizione che sarebbe solo tesa alla difesa di un mercato poco trasparente e poco chiaro, anziché ricercare un mercato in cui il rispetto delle regole sia elemento fondamentale della competitività e della concorrenza” chiarisce Trefiletti. Il presidente di Adiconsum Paolo Landi è stato già alcuni anni fa uno dei primi e più agguerriti sostenitori dell’introduzione delle class action nel sistema normativo italiano. E sottolinea: “Tra la perfezione e il nulla è meglio difendere la legge così come è passata al Senato. Certo qualche modifica deve essere fatta ma credo sia necessario aspettare il regolamento attuativo”. Il punto più critico dell’emendamento Manzione- Bordon alla legge finanziaria, secondo Landi, è la mancanza di un procedimento di urgenza. “Non possono passare vent’anni per avere un risarcimento di 50 euro” osserva Landi. Favorevole all’emendamento Legambiente: “Chiederemo di far parte della lista di soggetti con diritto di richiedere la class action, un elenco che dovrebbero compilare i ministri della giustizia e il ministro dello Sviluppo economico” sottolinea Francesco Ferrante di Legambiente. E sostengono l’azione collettiva dei consumatori anche Cittadinanzattiva, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori.
- Martedì 20 Novembre 2007
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Commenti
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Il 21 Novembre 2007 alle 15:24 luca.delloiacovo ha scritto:
L’introduzione della class action in Italia rischia di essere “molto pericolosa per le imprese che possono essere considerate colpevoli ma mai innocenti”. E’ il commento di Gianpaolo Galli, direttore generale di Ania, l’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il quale si augura che alla Camera al provvedimento vengano apportate delle modifiche.
“Abbiamo creato un sistema in cui l’impresa può essere considerata colpevole ma mai innocente, per questo alcuni giuristi parlano di un ‘mostro giuridico’, questo è il motivo per cui il progetto era stato inizialmente fermato in Commissione giustizia al Senato. Mi auguro - ha detto Galli a margine di un convegno - che qualche piccola modifica venga fatta alla Camera, Veltroni sembra fare un invito pressante ma non vedo come superare l’ ostacolo della Costituzione italiana che non consente di fare quello che avviene negli Stati Uniti, cioè di rendere definitivo e tombale un giudizio di assoluzione”. Lo riferisce l’agenzia Ansa.
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