Stallo Rai, Padoa-Schioppa punta su un nuovo vertice

La sede della Rai
Il dossier Rai continua a tenere banco all’interno del governo e il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, avrebbe già pronto il nome del nuovo presidente di garanzia della Rai, su cui ovviamente c’è il massimo riserbo.
La decisione del Tar del Lazio del 15 novembre con cui è stato reintegrato al suo posto il consigliere Angelo Maria Petroni e il rinvio della riunione del cda Rai con all’ordine del giorno il piano editoriale, avrebbe finalmente spinto Padoa-Schioppa a prendere in seria considerazione l’ipotesi di un nuovo presidente e di un nuovo direttore generale per la tv pubblica. L’attuale numero uno, Claudio Petruccioli, continua a godere della fiducia di Palazzo Chigi e del Tesoro e il suo nome potrebbe essere riproposto in futuro. Ma la situazione di stallo che si è venuta a creare negli ultimi giorni potrebbe comunque riservare delle sorprese per il vertice Rai.
Del resto il consigliere Sandro Curzi (Rifondazione-Verdi) lo ha detto a chiare lettere: “O rientriamo nella piena operatività nelle prossime due settimane o è meglio dimettersi”. Il Tesoro ha annunciato che presenterà ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio sul reintegro di Petroni chiedendo una immediata sospensiva. Molto probabilmente l’attesa rivoluzione ai vertici della Rai non ci sarà prima del pronunciamento del giudice amministrativo di secondo grado. I tempi della giustizia non sono però compatibili con le esigenze Rai che, oltre a votare il nuovo piano editoriale, deve invertire subito la rotta sul piano economico per ridurre il buco nei conti.
Ma l’ipotesi dimissioni lanciata da Curzi potrebbe non trovare sostenitori all’interno del cda. Sandro Rognoni (Ds) è intenzionato a rimanere fino all’ultimo anche perché, ha affermato, “se ce ne andassimo non cambierebbe nulla in meglio per la Rai”. La svolta non può quindi che essere imposta dall’azionista Tesoro e Padoa-Schioppa, per non trovarsi impreparato, ha già avviato il giro di consultazioni.

Commenti

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Il 22 Novembre 2007 alle 13:42 Raisetgate: uno scandalo o un polverone? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Punto tre, che poi è il più importante. La Rai è controllata dalla politica, anzi dal governo. La riforma Gasparri che attribuisce al Parlamento il diritto di scelta dei consiglieri si è rivelata un colabrodo nel momento in cui il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha tentato di esautorare un consigliere in quota al Tesoro (dunque formalmente indipendente) per mettere al suo posto Fabiano Fabiani, manager di Stato gradito a Romano Prodi e Walter Veltroni. Perfino il Parlamento a maggioranza centrosinistra aveva censurato questo comportamento, non trovando però di meglio che imporre alla Rai di bloccare tutte le nomine. Con ciò confermando quel che voleva smentire: che l’indipendenza della Rai è una pura finzione. Finché il Tar ha bloccato tutto gettando l’azienda nell’ennesima paralisi decisionale. [...]

Il 23 Novembre 2007 alle 10:23 Curzi: in Rai il Tesoro non brilla » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Va a finire che mando Mario Landolfi a quel paese» scatta Claudio Petruccioli all’ennesimo lancio d’agenzia del presidente della Commissione di vigilanza Rai sull’illegittimità dell’allontanamento di Angelo Petroni dal cda di viale Mazzini sentenziata dal tar. Lo scatto d’ira del presidente Rai (che infila la porta e la sbatte) avviene al piano nobile del palazzo della tv pubblica, nell’ufficio del consigliere Sandro Curzi. Il silenzio cala ma questo è il clima che si respira. Curzi, strepitoso golf fucsia non intonato all’umore, accende con calma la pipa d’avorio, mentre monta la bufera delle intercettazioni tra dirigenti Rai e dirigenti Mediaset. Racconta a Panorama l’estrema preoccupazione per il futuro della Rai, di nuovo in stato di emergenza proprio dopo il varo dell’ambizioso piano editoriale e alla vigilia del ricambio alle reti. L’ex direttore di Telekabul parla di forze non trasparenti che imbrigliano l’azienda. Dell’ombra del nuovo Pd che dovrebbe dimezzare le poltrone occupate. E del fatto che, prima di nominare chiunque, lui pretenderà curriculum, audizione e presentazione di un programma editoriale. «Lo chiederò a tutti. Anche a Giovanni Minoli, se sarà candidato a qualcosa». Repubblica è uscita con le intercettazioni tra uomini Rai e uomini Mediaset che violerebbero le norme della concorrenza. Ritorna in ballo il conflitto d’interessi. La vicenda è molto grave. Con la questione del conflitto d’interessi scomparso dall’agenda politica questo cda ha dovuto vedersela per due anni. Se si dimostrerà che qualcuno in Rai ha agito da infiltrato della concorrenza, comunque a favore di terzi, danneggiando il servizio pubblico, deve essere messo fuori dall’azienda senza mezzi termini. Non c’è pace per la Rai. Non solo le intercettazioni. Ma anche: Petruccioli sfiduciato dalla Commissione di vigilanza; Petroni in odore di reintegro; Fabiano Fabiani, ballerino. Il gran pasticcio Rai, la paralisi che incombe di nuovo. Succedono cose stravaganti al ministero dell’Economia anche rispetto alle ragioni politiche, quasi facessero capo a logiche non esplicitate, non trasparenti. Strane, molto strane sia col centrodestra che con il centrosinistra. In una precedente intervista lei mi parlò di logiche massoniche. Si riferisce a quelle? Non lo so. Mi attengo ai fatti. Quando era ministro Domenico Siniscalco ci fu la delegittimazione di Flavio Cattaneo. Si voleva la sua testa a tutti i costi anche se era stato voluto dalla maggioranza al governo: al tempo ero presidente facente funzioni e lui collaborò bene con me. Fu cacciato. Poi l’Economia impose Alfredo Meocci, chiaramente incompatibile. Infine, al ministero è approdato Tommaso Padoa-Schioppa. Non ha sostituito Petroni, consigliere fiduciario dell’Economia, nemmeno dopo la sentenza che condannava lui e gli altri consiglieri di centrodestra a 50 milioni di euro di multa per avere avallato la nomina di Meocci. Il ministro ha sollevato Petroni solo tardivamente e con motivazioni che sembrano fatte apposta per avallare la tesi della revoca per ragioni politiche. La tesi del Tar. Comprensibile. Lo stesso Padoa-Schioppa è andato in Parlamento a dire, da una parte che l’intero cda è inefficiente, e dovrebbe ancora chiedere scusa a chi come me ha sempre dato e fatto il massimo, e dall’altra che Petroni è molto bravo ed è suo amico. Tutto questo mi arrovella e non riesco a spiegarmelo. Mi colpisce il tempismo: proprio quando stiamo realizzando il piano editoriale, dopo avere approvato quello industriale. Mi domando: alla luce della sentenza, quest’ultimo sarà valido o no essendo passato con il voto determinante di Fabiani? Adesso la parola è al Consiglio di Stato. Ci vorrà del tempo. Ma l’azienda non può essere paralizzata. Secondo me, esaurito un breve periodo di rispettosa attesa, il cda deve riprendere a governare. Le carenze sono tante e il satellite incalza. Per esempio, noi non facciamo nemmeno un po’ di pubblicità per far sapere che nel bouquet Sky c’è Rai News 24 o Raisat. La notizia della morte di Gabriele Sandri, l’ho avuta da Sky. Alla conferenza del questore di Arezzo c’erano solo dei precari che certo non avevano l’autorità di contestare il divieto di porre domande. Nessun direttore si è dato da fare perché ci fosse una copertura decente. È stata una brutta giornata anche per l’informazione. E questo vale pure per la carta stampata. Si dice che la maggioranza si lamenti perché l’immagine del Paese mandata in onda dalla Rai è troppo negativa. Anch’io l’ho sentito dire da uomini del governo. Vogliono che ci sia un canale filogovernativo? La politica lo chieda. C’è il progetto di trasformare la Rai in una fondazione con il cda nominato da enti locali, Accademia dei Lincei… Sarebbe solo un esercizio di ipocrisia. Per me la forma più trasparente è rappresentata dal ruolo del Parlamento. Ma attenzione: non contano i partiti di riferimento, ma la scelta degli uomini, uomini che vogliano bene alla Rai. La verità è che su di lei si giocano interessi giganteschi. Si riferisce alle ipotesi di privatizzazioni? Le privatizzazioni fatte e quelle ora ventilate non mi danno grandi speranze. Sarei anche favorevole a privatizzare un canale, ma prima si deve riformare l’intero sistema tv. Ho sentito parlare di gruppi interessati all’acquisto, a condizione, però, di acquisirli senza dipendenti, scaricandoli sul pubblico. Non mi sta bene. Voglio fare chiarezza una volta per tutte. Il Pd non si faccia illusioni, dovrà affrontare questi nodi. Bisognerà comprendere cosa hanno in testa di fare della 7 i banchieri. Il Pd li appoggia, non li appoggia? Che ripercussioni avrà il Pd sulle nomine? Nel cda quattro consiglieri sono del Pd. Confido in Walter Veltroni: conosce bene la tv e spero mantenga le idee che ha. Che succederà con le programmate nomine dei direttori di rete? Questa volta non mi accontenterò della formula: il direttore generale propone il tal dei tali. Voglio un vero confronto tra candidati. Ci sono in ballo, per esempio, tra gli altri, Giovanni Minoli, Paolo Ruffini, Carlo Freccero, Fabio Fazio? Voglio esaminare biografie, conoscere i loro programmi e poi decidere. Mica siamo al centralismo democratico. [...]

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Giampiero Cantoni
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