
Il centrosinistra si è accorto che i prezzi (in vertiginoso aumento) stanno più a cuore agli italiani della diatriba sulla legge elettorale. E Romano Prodi, prima ancora che la Finanziaria riceva l’approvazione definitiva, mette le mani avanti: “È inutile ridurre le tasse se i prezzi mangiano tutto”. Meglio tardi che mai.
Il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, annuncia interventi in particolare su banche e assicurazioni “senza alibi” a suo dire (e non è il solo). Tutto giusto. E poi fa intravvedere una terza lenzuolata di liberalizzazioni dopo la prima dell’estate 2006 e la seconda del marzo 2007. Ma che fine hanno fatto le prime due? Che risultati hanno avuto?
La prima si occupava di taxi, trasporti pubblici, farmaci, banche, assicurazioni, pane, passaggi di proprietà, distribuzione commerciale. La questione taxi l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni: dovevano essere liberalizzate le licenze per aumentare la concorrenza e ridurre i prezzi. A Roma il sindaco Walter Veltroni sta negoziando un rincaro delle tariffe, subito in cambio di un gradualissimo aumento delle licenze in futuro. I farmaci da banco sono effettivamente venduti anche nei supermercati; non in tutti per la verità, e non tutti i farmaci. Banche: il decreto prometteva la portabilità dei conti correnti senza spese per i clienti. Soprattutto, obiettivo dichiarato era la riduzione delle spese ingiustificate per interessi applicate dagli istituti di credito. Solo una parte delle misure è stata applicata, spostare un conto da una banca all’altra resta ancora affidato alla buona volontà degli istituti. Quanto all’obiettivo di ridurre gli interessi, è lo stesso Bersani a certificarne il fallimento: “I tassi italiani restano i più cari d’Europa, senza alcuna giustificazione”.
La liberalizzazione dei panificatori è stata formalmente approvata, eppure il pane tra tutti gli alimentari fa registrare gli aumenti record: +12% rispetto a un anno fa. Rincari superiori al 5% per assicurazioni, distribuzione commerciale, trasporti pubblici. L’unico altro successo, se così si può chiamare, assieme ai farmaci al supermarket viene dall’abolizione delle spese notarili per i passaggi di proprietà delle auto: restano però quelle, non lievi, di trascrizione al pubblico registro automobilistico.
Veniamo alla seconda lenzuolata. Riguardava cellulari e telecomunicazioni, carburanti, tariffe aeree, etichette alimentari, ancora assicurazioni, mutui, apertura di imprese, parrucchieri e guide turistiche, costi del gas, sgravi per le iscrizioni alle scuole, la rinegoziazione degli appalti per l’alta velocità ferroviaria, la rottamazione delle auto inquinanti. Inoltre il ministro aveva promesso un giro di vite sulle compagnie petrolifere che aumentano i prezzi dei carburanti.
Si può dire che hanno avuto successo l’abolizione dei costi di ricarica dei cellulari e una parte del pacchetto mutui. Le penalità per l’estinzione anticipata sono state abolite o ridotte, mentre resta complicato trasportare un mutuo da una banca all’altra. Nel frattempo, però, anche in questo campo - anzi, soprattutto qui - sono esplosi gli interessi che hanno messo in ginocchio migliaia di famiglie. Agli aumenti del tasso di sconto decisi via via dalla Banca centrale europea, contro i quali il governo non può nulla, si aggiunge il famigerato spread, denunciato dallo stesso Bersani. Un’ammissione di impotenza.

Un fallimento anche la campagna di contenimento dei costi della benzina. Siamo a livelli record, ma soprattutto non c’è traccia di quel minimo di concorrenza tra compagnie e tra gestori. Idem per la pubblicità di tariffe aeree a basso costo, che non indicano le tasse (del divieto si è persa traccia, perfino ad opera dell’Alitalia controllata dallo Stato). Conclusione: abbiamo più date di scadenza sui prodotti alimentari, in compenso ci teniamo i mutui, il carburante, i costi bancari e assicurativi più salati d’Europa. E un aumento del costo della spesa che, per ammissione di Prodi, “si mangia tutti i benefici della Finanziaria”.
Ora Bersani annuncia che il governo “è pronto a intervenire contro banche e assicurazioni”. Qualcuno, nella maggioranza, chiede la riesumazione del Cip, il comitato interministeriale sui prezzi: figuriamoci, non funzionava neppure negli anni Ottanta, con l’inflazione a due cifre. Bersani, inoltre, promette una terza lenzuolata. Forse farebbe meglio a verificare perché le prime due hanno funzionato a scartamento così ridotto. Per esempio sulle banche: magari scoprirebbe (se già non lo sa) che sono protette da una lobby politica e parlamentare influentissima. E già che c’è, che tutti i maggiori numeri uno del credito si sono dichiarati vicini all’Ulivo prima, al Partito democratico ora.
Perché il governo non si fa rispettare almeno da loro?
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- Lunedì 3 Dicembre 2007
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Commenti
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Il 3 Dicembre 2007 alle 16:36 nhico ha scritto:
Presidenti e amministratori delegati di banche in coda ai gazebo per votare prima per Prodi premier e poi per il PD. Per questi manager abituati ad avere tutte le porte aperte e a non dovere aspettare mai, certamente, sarà stato un momento deprimente fare la doppia fila per esprimere fuori dalle urne elettorali un’appartenenza politica. Ma l’hanno fatto. Perché? Quale filo rosso lega questo mondo dalle rendite parassitarie, per utilizzare uno slogan caro alle sinistre, e il mondo post comunista? E poiché oramai è chiaro a tutti che a dettare i tempi dello sviluppo sono le banche, questo intreccio che cosa nasconde? E mentre questo reticolo che cannibalizza il ceto medio si fa sempre più ampio e sempre più fitto, da quella parte si parla sempre e solo del conflitto d’interessi berlusconiano. Che peraltro non ha economicamente strangolato, come sta succedendo alle famiglie alle prese con un mutuo, mai nessuno.
Il 3 Dicembre 2007 alle 18:29 Corrado Buccieri ha scritto:
Solo parole, per non dire fesserie,
i giornali già parlano di nuovi aumenti
per l’anno nuovo alle porte e questo
avverrà di sicuro.
Al governo se non sanno più dove mettere le mani,si dimettano,faranno più bella figura.
Il 3 Dicembre 2007 alle 18:33 carlo.tosi ha scritto:
Promettono sempre interventi a difesa del potere di acquisto e sorveglianza su prezzi e tariffe. Promessa inutile e sempre senza risultati. Le liberalizzazioni realizzate finora sono state fatte a metà, e non si è mai creata una vera e sana concorrenza, tale da far realmente diminuire i prezzi. Banche ed assicurazioni in testa, ma anche farmacie, liberi professionisti, scuole guida, compagnie petrolifere ecc. fanno il bello e cattivo tempo. (Sempre bello per loro e cattivo per i clienti). Appena il governo azzarda una piccola liberalizzazione, viene bloccato da una squadra di taxisti indemoniati o farmacisti iracondi. Ed immediatamente cala le brache di fronte alle richieste protezionistiche di queste categorie. Per carità, il proprio lavoro ognuno ha piacere a proteggerlo, ma agli utenti finali nessuno pensa mai? Possibile che non si riesca a far entrare in Italia assicurazioni e banche straniere? Possibile che siamo sempre noi a subire le peggiori tariffe in quasi ogni settore? Si deve agire con più fermezza, e le liberalizzazioni portarle a termine. Poi se qualche banca, assicurazione, compagnia aerea o quant’altro non regge la concorrenza, amen! Non è possibile farle vivere di assistenzialismo a spese dei (pochi) contribuenti.
Il 3 Dicembre 2007 alle 18:40 dubbioso ha scritto:
sul discorso dei rincari petroliferi si può misurare la malefede di chi ci governa, e non mi riferisco solo al governo attuale, perche il seguente discorso e valido per gli ultimi 30 anni.
Ad ogni aumento del petrolio, sentiamo i soliti commenti stucchevoli di chi dall’ alto esprime la sua solidarietà a chi deve fare sempre più sacrifici per quadrare i bilanci. naturalmente non succede niente, almenno in apparenza, ma al contrario il governo, qualunque sia in carica , di fatto aumenta gli introiti e le spese. Esaminiamo un bene non voluttario: il gasolio ed il gas desatinato al riscaldamento. Riscaldarsi non è un lusso, quindi non possono valere giustificazioni di alcun tipo.
Ebbene, ad ogni aumento del petrolio non solo non sono diminuite mai le accise, ossia le tasse che si mette in tasca lo stato, ma nemmeno l’ IVA. Per cui ad ogni aumento del petrolio , lo stato ha regolarmente incassato di più , e sprecato di più,qundo poteva almeno ridurre percentualmente l’ IVA in modo da incassare lo stessa somma che gli veniva in tasca prima degli aumenti. Con un semplice decreto , in tempo reale , avrebbero potuto far si che nella bolletta del consumatore finisse solo l’ aumento del ptrolio e non tutta la catena di aumenti percentuali, che poi va ad alimentare l’ inflazione perchè il costo dell’ energia lo ritroviamo dappertutto. Per controllare andate a vedere le bollette degli anni scorsi, vedete quanto avete pagato allo stato,e non agli arabi,di IVA e paragonatelo con quella degli anni successivi.
Il 4 Dicembre 2007 alle 15:28 redazione ha scritto:
Caro Direttore,
ci preme precisare come l’abolizione dei costi di ricarica dei telefonini (anomalia tutta italiana) non sarebbe mai arrivata senza l’intervento di una petizione che ha raccolto oltre 820mila firme ed è stata inviata alla Commissione Europea.
Il Ministro Bersani, vista la popolarità della stessa, ha poi pensato di inserirla nel Decreto 7/2007 ma l’abolizione sarebbe comunque arrivata ad opera delle due Authority (Antitrust-Agcom) che si sono viste praticamente “sottratte” la cosa di mano dopo essere intervenute in seguito ad una richiesta di chiarimenti da parte di Bruxelles.
Sta di fatto che è stata poi, secondo le rilevazioni e i sondaggi, l’unica operazione che ha riscosso gradimento nella popolazione, ha fatto sì che il costo delle telefonate mobile scendesse (Fonte Istat) e ha liberato la concorrenza tra gli operatori di telefonia mobile che con questo “cartello” incassavano ogni anno 1,7 miliardi di Euro.
Andrea D’Ambra
Pres. Generazione Attiva
Associazione Nazionale Indipendente in difesa dei Consumatori
http://www.generazioneattiva.i.....t
Il 7 Dicembre 2007 alle 13:47 robz0mb1e ha scritto:
Però finiamola di dare addosso al governo che negli ultimi 4 anni di Berlusconismo non si è cresciuti di mezzo punto, non si sono fatte riforme strutturali a medio o lungo termine e abbiamo speso fior di milioni in campagne militari. Chiunque abbia un minimo di competenza (e legga magari il sole24ore e i rapporti istat invece del carlino e dei tg mediaset) sa che questo governo sta facendo il possibile e molto di più con quei mezzi senatori in più al senato e il prezzo del petrolio a 100$ al barile non l’ha deciso certo Prodi.
Un minimo di buon senso, va bene essere faziosi ma voi siete ridicoli
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