
La brusca rottura di oggi tra governo e sindacati degli autotrasportatori (questi ultimi hanno abbandonato il tavolo con il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi dopo appena mezz’ora), la conferma del blocco dei tir fino a venerdì, la dura condanna dello stesso Romano Prodi e la minaccia di ricorrere alla precettazione dei camionisti dà la misura di quanto stia degenerando una vertenza che può paralizzare il Paese, in tutti i sensi.
Istintivamente l’opinione pubblica non solidarizza con i trasportatori ed è in larga misura portata ad apprezzare il pugno di ferro del governo. Il problema è che questo pugno di ferro rischia di rivelarsi velleitario: come si fa a precettare una categoria di lavoratori privati, in gran parte poi piccoli imprenditori in proprio? Forse sarebbe più sensato studiare misure contro il blocco, se non dei trasporti, almeno delle autostrade.
Nel merito però, pur sfidando l’impopolarità, va detto che tutti i torti i camionisti non li hanno. I camionisti non chiedono ritocchi di stipendio ma l’applicazione di leggi contro l’abusivismo e la concorrenza sleale. Oggi chiunque abbia un furgone di meno di 3,5 tonnellate, grazie a un’autocertificazione, può esercitare la professione di trasportatore; in un Paese iper-regolamentato come l’Italia, e con l’aggressività dei camionisti dell’Est europeo, è una situazione anomala. Alla quale i titolari delle imprese aggiungono i rincari del gasolio, dei pedaggi e in generale delle tasse.
La maggioranza se ne era resa conto, almeno nelle intenzioni, varando una riforma che, tra l’altro, consentiva di portare in detrazione fiscale il prezzo del carburante. Senonché la legge è ferma da mesi al Senato. Eppure è stranoto che l’84 per cento delle merci, a cominciare da quelle di prima necessità, in Italia si sposta su gomma. Mentre anche con il decreto che accompagna l’ultima Finanziaria il governo ha ripianato per l’ennesima volta, con 6 miliardi di euro, il deficit delle Ferrovie. Come mai non è stata neppure inserita una clausola che impone all’azienda pubblica di potenziare il servizio merci? E perché si continua a discutere all’infinito sulle infrastrutture - a cominciare dal famoso corridoio ferroviario Torino-Trieste - che consentirebbero tra alcuni anni di spostare il trasporto dalle strade alle rotaie?
Certo, i camionisti sono accusati di tenere in ostaggio l’Italia: sia bloccando il traffico, sia facendo mancare la benzina ai distributori e le merci nei mercati e nei negozi, con conseguenti speculazioni sui prezzi (a pochi giorni dalle feste Natalizie). Insomma, non sono una categoria di lavoratori o di piccoli imprenditori che gode di grandi consensi. Eppure non sono diversi da altri lavoratori e da altri piccoli imprenditori. Dai dipendenti pubblici, per esempio. Oppure dai bancari. O dal personale dell’Alitalia. Tutti lavoratori che nelle ultime settimane hanno ricevuto, il più delle volte dallo Stato, consistenti aumenti e benefici economici. Né gli autotrasportatori sono i primi a ricorrere al blocco. Il precedente dei tassisti romani è illuminante: proprio ieri il sindaco di Roma, Walter Veltroni, gliel’ha in qualche modo data vinta, accettando di rincarare le tariffe a carico dei cittadini in cambio di un aumento col contagocce delle licenze. Ed i taxi, a differenza dei tir, non muovono l’economia italiana.
Molti metodi di protesta dei cosiddetti bisonti della strada non sono accettabili, a cominciare dal blocco del traffico e dalle minacce a chi non partecipa alla protesta. Ma se siamo arrivati a questo (mai c’era stato in Italia uno sciopero di cinque giorni) la colpa è soprattutto della classe politica e, per ciò che riguarda questi giorni, del governo. In particolare del ministro Bianchi. Non c’è un solo settore dei trasporti che funzioni: ferrovie, Alitalia, autostrade, bus, metrò.
È di dieci giorni fa lo sciopero generale del trasporto pubblico. Ora i tir. Lui la butta in politica: a suo dire i camionisti sarebbero pilotati dal centrodestra. Nel frattempo l’Italia rischia un altro esaurimento nervoso.
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- Martedì 11 Dicembre 2007
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Commenti
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Il 11 Dicembre 2007 alle 18:25 terranostra ha scritto:
La benzina manca in città. Dopo l’ultimo blitz,con il rincaro dei carburanti alle pompe, gli impianti hanno esaurito i prodotti. Cosa accadrà giovedì? Tutti a casa o tutti con i mezzi pubblici?
Il 11 Dicembre 2007 alle 20:17 mimmo136 ha scritto:
Siamo alle solite!
I nostri politici non hanno idee, brancolano nel buio.
La nostra Italia va avanti come una famiglia dove il padre è inetto ed alcolizzato.
E noi? che Dio ce la mandi buona!
e continuiamo a credere nei miracoli!!
Grazie.
Il 11 Dicembre 2007 alle 21:16 talete ha scritto:
Per capire cosa sta succedendo, qualche riferimento bisognerebbe farlo anche a Paolo Ugge’, presidente della Fai (Federazione autotrasportatori italiani), una delle associazioni che hanno proclamato lo sciopero, ed ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi. ….
Il 12 Dicembre 2007 alle 2:40 luanmagi ha scritto:
Se non altro vigente il governo Berlusconi non ci sono stati scioperi così dannosi. Gli autotrasportatori hanno ragione, non c’è altro da dire. Visto che il governo viaggia con extragettiti fiscali, l’ultimo di 22 miliardi, può ben ridurre le tasse sui carburanti, o no?
Il 12 Dicembre 2007 alle 11:15 bobbo ha scritto:
Ma cosa ci aspettiamo dalla classe politica !! loro il problema non lo vivono,non hanno problemi di benzina o di aumento del costo della vita,ne tantomeno di abusivismo.Loro non hanno il problema della casa,del mutuo,della scuola ecc.. ! Non sono cittadini comuni,sono delle lobby di potere capaci solo di tutelare il propio interesse.Allora ben vengano gli scioperi,che si blocchi pure la nazione,perchè ahi me in un paese civile, le parole ormai non contano più nulla.
Il 12 Dicembre 2007 alle 14:52 harley1975 ha scritto:
ben venga questo sciopero che ancora una volta dimostra la fragilità di una classe politica laureata nei bei discorsi e assolutamente povera nella concretezza e nei valori.
Prodi è un gran professore, un grande studioso dell’Economia Italiana ma noi non siamo pagine stanche di un libro da studiare, non siamo teoria economica, non siamo indici, siamo uomini in carne e ossa, siamo famiglie, siamo onesti lavoratori e siamo stufi delle parole vogliamo i fatti!
Ben vengano allora questi scioperi aprono gli occhi a chi dorme nel mare della teoria e delle belle parole….
Il 12 Dicembre 2007 alle 17:25 Corrado Buccieri ha scritto:
Nessuno,pur acclamandolo ogni giorno, è stato capace a buttar giù questo governo che più non interessa al popolo italiano, speriamo che ce la facciano i camionisti. Tutti i nodi arrivano al pettine, e così pian piano emergono tutte le cose
fatte male, avallate da tutta la classe politica che ci dovrebbe guidare.
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